Dubbi sul copyright

Assolutamente sì. Non vanno confusi Open Access e pubblico dominio. Open Access significa solo accesso aperto alla letteratura scientifica. Infatti:
  • negli Archivi Open Access (come IRIS-AperTO) non si può depositare nulla che violi il contratto in essere con l'editore; si deposita la versione che l'editore stesso consente, con l'eventuale periodo di embargo previsto.
  • nelle riviste Open Access vengono spesso utilizzate le licenze Creative Commons, che garantiscono il massimo riuso richiedendo sempre l'attribuzione e, a scelta dell'autore, mantenendo altri diritti (Non commerciale-Condividi allo stesso modo – No opere derivate).
In sostanza, con la creazione dell'opera, l'autore acquista il diritto esclusivo di sfruttarla in ogni forma e modo (diritto patrimoniale d'autore) nonché il diritto di esserne riconosciuto autore, di tutelarne l'integrità ed eventualmente di ritirarla dal commercio (diritto morale d'autore).

L'open access è una modalità di esercizio del diritto d'autore. Più precisamente consiste nella scelta da parte dell'autore di rendere liberamente accessibile la sua opera; ed eventualmente, con la concessione di una delle licenze Creative Commons, di consentire a chiunque di utilizzarla (cioè di riprodurla, distribuirla, comunicarla al pubblico etc. etc.) così com'è o addirittura in forma modificata, solo per finalità non commerciali oppure anche per finalità commerciali.

In tutti questi casi l'autore continua ad essere titolare del diritto patrimoniale e del diritto morale sull'opera, anche se si impegna a non farlo valere per impedire l'accesso libero all'opera ed eventualmente le utilizzazioni ulteriori che abbia espressamente autorizzato con la concessione di una licenza Creative Commons.

Per gli editori internazionali: collegandomi alla banca dati SHERPA-RoMEO e ricercando per titolo della rivista o per nome dell'editore. Al momento dell'inserimento del file su iris.unito.it, al passo 5, la banca dati si apre in automatico.

Per gli editori italiani: consultate la nostra banca dati EPoCA - Editori e Politiche Open Access.

Per gli editori non compresi in questi elenchi:

  • l'autore prende contatto direttamente inviando il modulo di richiesta
  • l'autore chiede supporto all'Unità di Progetto Open Science (openscience@unito.it) che contatterà l'editore

Pre-print è la versione del lavoro inviata ai revisori, quindi la versione prima delle correzioni (pre-refereeing).
Se l'editore consente solo il deposito del pre-print, l'autore se desidera può successivamente caricare un secondo file contenente solo le correzioni/integrazioni dei revisori.

Post-print (o Author's Accepted Manuscript, AAM) è la versione finale accettata per la pubblicazione, quella che va in stampa; comprende quindi tutte le correzioni dei revisori. Non è la versione impaginata con il layout dell'editore.

In questo caso è necessario impostare al momento del caricamento del file il tipo di accesso come Accesso aperto con embargo e inserire la data di fine embargo nel calendario che si apre. Il file verrà sbloccato automaticamente.

L'embargo si calcola dall'uscita online del fascicolo (che è sempre riportata sul sito dell'editore). In caso di dubbio o di rivista cartacea, contare dalla data del fascicolo cartaceo.

In questo caso il prodotto gode di "deroga d’ufficio", scegliere l’opzione 2 (prodotto con deroga d'ufficio SOLO se editore non consente/non ha risposto) quando si arriva al Passo 5 - Carica file.

Tecnicamente, i dati bibliografici del prodotto e l'abstract saranno pubblici e quindi visibili e ricercabili comunque. Con il bottone Richiedi una copia i lettori interessati potranno mettersi in contatto direttamente con l'autore.

Solo per gli editori che lo consentono espressamente, come dichiarato in SHERPA-RoMEO. Si tratta comunque di una minoranza, la maggior parte degli editori consente solo il deposito del pre-print o della versione accettata (Author's Accepted Manuscript - AAM).

Ovviamente può essere utilizzato il pdf se l'articolo è uscito su una rivista nativamente Open Access o sia stata scelta l'opzione Open Choice degli editori tradizionali.

Solo se non ho già concluso contratti incompatibili con la concessione di una licenza Creative Commons per la medesima opera, come ad es. la cessione di diritti di utilizzazione economica o contratti di edizione in esclusiva.

Le licenze Creative Commons consentono di definire i diritti che l'autore si riserva nei confronti dei fruitori del documento, secondo il modello "alcuni diritti riservati". Prevedono quattro opzioni, diversamente abbinabili fra loro:

  • BY – Attribuzione
  • NC – Non Commerciale
  • SH – Condividi allo stesso modo
  • ND – No opere derivate

 

In questo caso posso inserire per l'Open Access anche il pdf nella versione dell'editore, poiché i diritti rimangono in capo all'autore che può disporre del suo lavoro liberamente.


 

Innanzitutto è necessario che l'editore invii una richiesta scritta e motivataall'Unità di progetto Open Science openscience@unito.it.
Lo staff porrà tempestivamente il file ad accesso riservato, e farà tutte le verifiche del caso.


 

In linea di massima, trovano applicazione alcune norme dettate dalla legge sul diritto d'autore (633/1941).

Se si tratta di un articolo pubblicato in una rivista, la risposta è in principio positiva. L'art. 42 l.a. prevede infatti che

  1. l'autore dell'articolo o altra opera che sia stato riprodotto in un'opera collettiva ha diritto di riprodurlo in estratti separati o raccolti in volume, purché indichi l'opera collettiva dalla quale è tratto e la data di pubblicazione;
  2. trattandosi di articoli apparsi in riviste o giornali, l'autore, salvo patto contrario, ha altresì il diritto di riprodurli in altre riviste o giornali.

Se si tratta di una monografia che l'editore si sia impegnato a stampare e distribuire con assunzione del relativo rischio economico (e dunque: salvo il caso in cui la pubblicazione e la distribuzione sia avvenuta con assunzione integrale delle spese e del rischio da parte dell'autore), la risposta è viceversa negativa, per lo meno finché dura il contratto (cioè: al massimo vent'anni, salvo che il contratto di edizione riguardi enciclopedie, dizionari; schizzi, disegni, vignette, illustrazioni, fotografie e simili, ad uso industriale; lavori di cartografia; opere drammatico-musicali e sinfoniche). L'art. 119 co. 1 e 2 dispone infatti che

  1. il contratto può avere per oggetto tutti i diritti di utilizzazione che spettano all'autore nel campo dell'edizione, o taluni di essi, con il contenuto e per la durata che sono determinati dalla legge vigente al momento del contratto;
  2. salvo patto contrario, si presume che siano stati trasferiti i diritti esclusivi.

È buona norma in ogni caso contattare il proprio editore, che potrebbe accordare un permesso anche in deroga ai patti in essere.


 

Si tratta di una licenza non esclusiva che consente all'Università di Torino di conservare l'opera e metterla a disposizione del pubblico secondo modalità ad accesso aperto, senza finalità di lucro.
Nella licenza è anche necessario attestare di essere il titolare dei diritti sull'opera.
Senza questa licenza l'Università non potrebbe disporre in alcun modo dell'opera.


 

Si possono firmare contratti non incompatibili con la licenza concessa all'Università (es. contratti di edizione standard o altre licenze non esclusive purché non in contrasto con il contratto in essere con l'editore). È compatibile (ad es. e tipicamente) con la licenza concessa all'Università qualunque contratto che prenda atto dell'autorizzazione già data all'università.


 

Sì, utilizzando un Addendum, ovvero una clausola aggiuntiva al contratto che prevede il mantenimento dei diritti di riproduzione, di disseminazione e comunicazione, di riuso e utilizzo a fine didattico e di ricerca dell'opera.
L'Università di Torino ne ha predisposti alcuni, disponibili alla pagina Moduli editori e Addenda


 

Secondo la legge italiana sul Diritto d'autore (633/1941) i diritti di utilizzazione economica sono fra di loro indipendenti (art. 19), quindi si può cedere per es. il diritto di pubblicazione e mantenere gli altri.
In futuro, sarebbe bene iniziare a negoziare i contratti in modo differente e più consapevole, cedendo solo i diritti necessari e mantenendone alcuni altri, attraverso le Licences to publish o gli Addenda. L'Università di Torino ne ha predisposti alcuni, disponibili alla pagina Moduli editori e Addenda


 

Horizon Europe prevede che le pubblicazioni siano depositate in un archivio affidabile e che venga dato accesso immediato. Ci sono tre opzioni per essere conformi:

  1. pubblicare su ORE - Open Research Europe, la piattaforma di pubblicazione offerta dalla Commissione Europea;
  2. pubblicare in una rivista Open Access, ce ne sono quasi 20.000 nella Directory of Open Access Journals
  3. pubblicare in una rivista tradizionale in abbonamento mantenendo i diritti (la Rights retention strategy, appunto) per poter dare accesso immediato. Di solito, gli editori tradizionali prevedono un periodo di embargo, che in Horizon Europe non è più accettato. Occorre quindi copiare una formula presente nella Programme Guide e aggiungerla al contratto con l'editore.
La Guida all'Open Science in Horizon Europe approfondisce questi temi.