La dottrina prevalente, soprattutto tedesca, della prima metà del secolo scorso aveva posto i diritti sociali su un livello inferiore rispetto ai tradizionali diritti di libertà, riconoscendo loro un valore soltanto politico e non giuridico: tale impostazione post-weimeriana influenzò il processo europeo di codificazione dei diritti sociali del secondo dopoguerra, eccezione fatta per le Costituzioni spagnola e irlandese che avevano già ripreso, rispettivamente nel 1931 e nel 1937, la parte sociale della Costituzione di Weimar. La Germania, ad esempio, optò per l’inserimento in apertura della Legge Fondamentale del 1949 di un catalogo di libertà essenzialmente negative, limitandosi a enunciare che lo Stato tedesco è uno stato sociale e che anche l’ordinamento costituzionale dei Länder deve corrispondere ai principi di tale forma di stato. Il dibattito sulla costituzionalizzazione dei diritti sociali ha caratterizzato anche la fase costituente dei Paesi dell’Europa centro-orientale, ma per ragioni differenti: è stato il timore che l’enfasi sul concetto di interesse dei lavoratori giustificasse, come nel passato, la restrizione delle libertà individuali e la negazione della democrazia a determinare alcune particolarità delle parti sociali delle Costituzioni dei Paesi dell’ex blocco sovietico. La tendenza nelle Costituzioni più recenti è comunque quella di proclamare i diritti sociali, talvolta di specificarne la giustiziabilità e molto spesso di indicare nel dettaglio le modalità di intervento dei pubblici poteri a favore dei soggetti più deboli rivolgendo l’attenzione non più alla situazione di bisogno in cui può versare l’individuo astrattamente considerato, bensì, riferendosi alle varie fasi della vita dell’uomo con le loro differenti problematiche oppure alle peculiari condizioni che possono comportare svantaggi.

I diritti sociali

CAIELLI, Mia
2011-01-01

Abstract

La dottrina prevalente, soprattutto tedesca, della prima metà del secolo scorso aveva posto i diritti sociali su un livello inferiore rispetto ai tradizionali diritti di libertà, riconoscendo loro un valore soltanto politico e non giuridico: tale impostazione post-weimeriana influenzò il processo europeo di codificazione dei diritti sociali del secondo dopoguerra, eccezione fatta per le Costituzioni spagnola e irlandese che avevano già ripreso, rispettivamente nel 1931 e nel 1937, la parte sociale della Costituzione di Weimar. La Germania, ad esempio, optò per l’inserimento in apertura della Legge Fondamentale del 1949 di un catalogo di libertà essenzialmente negative, limitandosi a enunciare che lo Stato tedesco è uno stato sociale e che anche l’ordinamento costituzionale dei Länder deve corrispondere ai principi di tale forma di stato. Il dibattito sulla costituzionalizzazione dei diritti sociali ha caratterizzato anche la fase costituente dei Paesi dell’Europa centro-orientale, ma per ragioni differenti: è stato il timore che l’enfasi sul concetto di interesse dei lavoratori giustificasse, come nel passato, la restrizione delle libertà individuali e la negazione della democrazia a determinare alcune particolarità delle parti sociali delle Costituzioni dei Paesi dell’ex blocco sovietico. La tendenza nelle Costituzioni più recenti è comunque quella di proclamare i diritti sociali, talvolta di specificarne la giustiziabilità e molto spesso di indicare nel dettaglio le modalità di intervento dei pubblici poteri a favore dei soggetti più deboli rivolgendo l’attenzione non più alla situazione di bisogno in cui può versare l’individuo astrattamente considerato, bensì, riferendosi alle varie fasi della vita dell’uomo con le loro differenti problematiche oppure alle peculiari condizioni che possono comportare svantaggi.
2011
Diritto costituzionale dei Paesi dell'Unione europea
CEDAM
255
272
9788813313791
Costituzioni; Unione europea; diritti sociali
M. CAIELLI
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