La disciplina del sequestro di persona « a scopo di estorsione » è frutto di plurimi interventi normativi, che rispecchiano il mutamento del relativo fenomeno criminoso dall’epoca del Codice Zanardelli ad oggi. Tali trasformazioni hanno portato alla costruzione (per step successivi) di una fattispecie complessa, caratterizzata da una risposta sanzionatoria (giustamente) severa, cui fa da contraltare la previsione di alcune circostanze attenuanti finalizzate « a premiare » e, quindi, incentivare la liberazione dell’ostaggio. All’intervento del legislatore si sono aggiunte le pronunce (interpretative o di accoglimento) della Corte costituzionale, il cui intervento è stato richiesto per rimediare al deficit di razionalità di un sistema «stratificatosi» progressivamente, senza la necessaria attenzione alle esigenze di coerenza intrasistematica e disomogeneo rispetto alla risposta sanzionatoria accordata a fenomeni « sostanzialmente analoghi », seppur « geograficamente » collocati in altri Titoli del Codice penale (art. 289-bis c.p.), o extra codicem (art. 3, legge 26 novembre 1985, n. 718). Il risultato cui si è giunti è, forse, ancora lontano da una sistematizzazione coerente e soddisfacente. In particolare, si potrebbe dubitare della condivisibilità della scelta di distinguere, partendo dall’unica matrice del sequestro di persona lato sensu « estorsivo », plurime tipologie d’illecito a seconda dell’intento perseguito dal sequestratore, giacché, in tal modo, potrebbe risultare sacrificato (se non, addirittura, svilito) il bene primario dell’integrità fisica dell’ostaggio, la cui importanza non pare suscettibile di gradazioni a seconda del contesto criminoso in cui è inserito. Gli interventi della Corte costituzionale, cui sono dedicate queste riflessioni, paiono caratterizzati dal comune obbiettivo di “riordinare” le fila della fattispecie, nel rispetto della gerarchia degli interessi protetti. Il lavoro si prefigge di analizzare gli sviluppi normativi e giurisprudenziali indicati, che hanno interessato la vita delle fattispecie esaminate, al fine di individuare un possibile fil rouge per ricondurre ad unità un tessuto normativo (non solo) apparentemente disomogeneo.

L'art. 630 c.p. nella giurisprudenza della Corte costituzionale: una ricostruzione

RIVERDITI, Maurizio
2013

Abstract

La disciplina del sequestro di persona « a scopo di estorsione » è frutto di plurimi interventi normativi, che rispecchiano il mutamento del relativo fenomeno criminoso dall’epoca del Codice Zanardelli ad oggi. Tali trasformazioni hanno portato alla costruzione (per step successivi) di una fattispecie complessa, caratterizzata da una risposta sanzionatoria (giustamente) severa, cui fa da contraltare la previsione di alcune circostanze attenuanti finalizzate « a premiare » e, quindi, incentivare la liberazione dell’ostaggio. All’intervento del legislatore si sono aggiunte le pronunce (interpretative o di accoglimento) della Corte costituzionale, il cui intervento è stato richiesto per rimediare al deficit di razionalità di un sistema «stratificatosi» progressivamente, senza la necessaria attenzione alle esigenze di coerenza intrasistematica e disomogeneo rispetto alla risposta sanzionatoria accordata a fenomeni « sostanzialmente analoghi », seppur « geograficamente » collocati in altri Titoli del Codice penale (art. 289-bis c.p.), o extra codicem (art. 3, legge 26 novembre 1985, n. 718). Il risultato cui si è giunti è, forse, ancora lontano da una sistematizzazione coerente e soddisfacente. In particolare, si potrebbe dubitare della condivisibilità della scelta di distinguere, partendo dall’unica matrice del sequestro di persona lato sensu « estorsivo », plurime tipologie d’illecito a seconda dell’intento perseguito dal sequestratore, giacché, in tal modo, potrebbe risultare sacrificato (se non, addirittura, svilito) il bene primario dell’integrità fisica dell’ostaggio, la cui importanza non pare suscettibile di gradazioni a seconda del contesto criminoso in cui è inserito. Gli interventi della Corte costituzionale, cui sono dedicate queste riflessioni, paiono caratterizzati dal comune obbiettivo di “riordinare” le fila della fattispecie, nel rispetto della gerarchia degli interessi protetti. Il lavoro si prefigge di analizzare gli sviluppi normativi e giurisprudenziali indicati, che hanno interessato la vita delle fattispecie esaminate, al fine di individuare un possibile fil rouge per ricondurre ad unità un tessuto normativo (non solo) apparentemente disomogeneo.
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Maurizio Riverditi
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