Il saggio offre una prima valutazione della variegata tradizione testuale dei volgarizzamenti italiani della Vindicta Salvatoris, poi confluita nell’edizione critica su cui si fonda il volume La tradizione italiana della «Vindicta Salvatoris»: edizione dei volgarizzamenti toscani. Fin da questo stadio intermedio, l’autore mette in luce, quali tratti distintivi dell’opera, da un lato il carattere “aperto” del suo testo, che prende forma nei secoli attraverso l’innesto progressivo di nuovi capitoli sul nucleo originario costituito da un apocrifo latino sviluppatosi con ogni probabilità in Aquitania nei primi secoli dell’era cristiana, dall’altro la diffrazione delle sue versioni, apprezzabile già in epoca latina e poi particolarmente accentuata nelle redazioni volgari fiorite nella penisola italiana. Per quest’ultima, in particolare, viene allargata in modo significativo la recensione: grazie all’individuazione di quattro manoscritti latori della Vindicta in prosa, infatti, con tale contributo la recensio codicum giunge ad annoverare quarantasette testimoni. Delineato un simile quadro di riferimento, l’attenzione dell’autore si concentra sull’analisi ecdotica di quattro codici significativi: Ferrara, Biblioteca Comunale, II 379 2o (Fc); Roma, Biblioteca Corsiniana, Rossi 212 (Rc); Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, I VI 26 (Sc3); Venezia, Biblioteca Marciana, 5613 (It. V 34) (Vm3); del primo viene offerta l’edizione con note critiche e commento.

Studio preliminare all’edizione critica dei volgarizzamenti italiani della «Vindicta Salvatoris».

BELLONE, Luca
2008

Abstract

Il saggio offre una prima valutazione della variegata tradizione testuale dei volgarizzamenti italiani della Vindicta Salvatoris, poi confluita nell’edizione critica su cui si fonda il volume La tradizione italiana della «Vindicta Salvatoris»: edizione dei volgarizzamenti toscani. Fin da questo stadio intermedio, l’autore mette in luce, quali tratti distintivi dell’opera, da un lato il carattere “aperto” del suo testo, che prende forma nei secoli attraverso l’innesto progressivo di nuovi capitoli sul nucleo originario costituito da un apocrifo latino sviluppatosi con ogni probabilità in Aquitania nei primi secoli dell’era cristiana, dall’altro la diffrazione delle sue versioni, apprezzabile già in epoca latina e poi particolarmente accentuata nelle redazioni volgari fiorite nella penisola italiana. Per quest’ultima, in particolare, viene allargata in modo significativo la recensione: grazie all’individuazione di quattro manoscritti latori della Vindicta in prosa, infatti, con tale contributo la recensio codicum giunge ad annoverare quarantasette testimoni. Delineato un simile quadro di riferimento, l’attenzione dell’autore si concentra sull’analisi ecdotica di quattro codici significativi: Ferrara, Biblioteca Comunale, II 379 2o (Fc); Roma, Biblioteca Corsiniana, Rossi 212 (Rc); Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, I VI 26 (Sc3); Venezia, Biblioteca Marciana, 5613 (It. V 34) (Vm3); del primo viene offerta l’edizione con note critiche e commento.
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L. Bellone
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