Il cibo come questione urbana è una conquista piuttosto recente. Il suo debutto nelle agende politiche delle città anglosassoni (prime fra tutte quelle canadesi e nordamericane, seguite da quelle inglesi) risale infatti ai primi anni del nuovo millennio. Si tratta di un orizzonte davvero breve se consideriamo che risorse altrettanto vitali, come l’aria e l’acqua, sono oggetto di politiche pubbliche da molto più tempo. Questa paradossale assenza dall’interesse e dalle priorità dei policy maker è dovuta principalmente a un’errata interpretazione del cibo, da sempre pensato in termini esclusivamente rurali e demandato alle politiche sovralocali (come la PAC per l’UE) da un lato, o al libero mercato dall’altro. A questo si sono sommati gli obiettivi dell’autosufficienza alimentare e, in seguito, quello della competitività del settore agricolo quale soluzione alle criticità d’approvvigionamento e alla regolazione dei mercati. In quest’ottica il cibo è in qualche modo “scomparso” dalle riflessioni sullo sviluppo urbano, almeno fino a quando vecchi e nuovi problemi legati alla food security e all’esternalità prodotte dal moderno sistema agro-industriale hanno assunto portata e dimensioni globali. coagulandosi quindi proprio nelle città, dove dal 2008 si concentra oltre la metà della popolazione mondiale. Anche in Italia e in Piemonte, con qualche anno di ritardo rispetto agli altri paesi, il tema della ri-territorializzazione del sistema del cibo e di una sua pianificazione integrata sta assumendo un’importanza crescente. Lo dimostrano le tante ‘pratiche alimentari’ che, con attori, obiettivi e riferimenti territoriali diversi strutturano, innovandolo, il rapporto cibo-città così come emerge molto bene dai contributi di questo numero di Politiche Piemonte

Nutrire le città: verso una politica alimentare metropolitana

DANSERO, Egidio;TOLDO, ALESSIA
2014-01-01

Abstract

Il cibo come questione urbana è una conquista piuttosto recente. Il suo debutto nelle agende politiche delle città anglosassoni (prime fra tutte quelle canadesi e nordamericane, seguite da quelle inglesi) risale infatti ai primi anni del nuovo millennio. Si tratta di un orizzonte davvero breve se consideriamo che risorse altrettanto vitali, come l’aria e l’acqua, sono oggetto di politiche pubbliche da molto più tempo. Questa paradossale assenza dall’interesse e dalle priorità dei policy maker è dovuta principalmente a un’errata interpretazione del cibo, da sempre pensato in termini esclusivamente rurali e demandato alle politiche sovralocali (come la PAC per l’UE) da un lato, o al libero mercato dall’altro. A questo si sono sommati gli obiettivi dell’autosufficienza alimentare e, in seguito, quello della competitività del settore agricolo quale soluzione alle criticità d’approvvigionamento e alla regolazione dei mercati. In quest’ottica il cibo è in qualche modo “scomparso” dalle riflessioni sullo sviluppo urbano, almeno fino a quando vecchi e nuovi problemi legati alla food security e all’esternalità prodotte dal moderno sistema agro-industriale hanno assunto portata e dimensioni globali. coagulandosi quindi proprio nelle città, dove dal 2008 si concentra oltre la metà della popolazione mondiale. Anche in Italia e in Piemonte, con qualche anno di ritardo rispetto agli altri paesi, il tema della ri-territorializzazione del sistema del cibo e di una sua pianificazione integrata sta assumendo un’importanza crescente. Lo dimostrano le tante ‘pratiche alimentari’ che, con attori, obiettivi e riferimenti territoriali diversi strutturano, innovandolo, il rapporto cibo-città così come emerge molto bene dai contributi di questo numero di Politiche Piemonte
2014
IRES PIEMONTE
27
1
26
http://www.politichepiemonte.it/site/images/stories/Pdf_archivio/27_PolitichePiemonte_rivista.pdf
cibo-città; urban food planning
E. Dansero; A. Toldo
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