Ci sono opere che sanno diventare dei “casi”, perché esprimono il proprio tempo e sanno proiettarsi oltre. L’Arialda di Giovanni Testori e Luchino Visconti è una di queste. La doppia paternità non deve stupire dal momento che l’argomento di questo libro è uno spettacolo teatrale, appunto l’ormai leggendaria Arialda che, scritta da Testori, diretta da Visconti, recitata dalla compagnia Morelli-Stoppa, debutta il 22 dicembre 1960 all’Eliseo di Roma, preceduta e seguita da intensissime polemiche per la sua presunta oscenità. Grazie alla documentazione conservata presso il Museo dell’Attore di Genova, il volume ricostruisce questa storica messinscena. Prima bloccata dalla censura ministeriale, tagliata, rielaborata e infine autorizzata, ma solo per i maggiori di 18 anni, L’Arialda fa una cinquantina di repliche a Roma per poi venire definitivamente cancellata a Milano, dopo una sola recita, nel febbraio 1961, dallo stesso giudice che aveva già censurato il film Rocco e i suoi fratelli. La vicenda della camiciaia zitella Arialda, del fratello omosessuale Eros, della spiantata “terrona” Gaetana e di tutte le altre figure di quella “tragedia plebea” alla periferia di Milano, impone un dibattito accesissimo, e ancora oggi stimolante, sulla censura, sul sesso, sulla magistratura e la politica, sul teatro e la città. Le reazioni alle domande “Che cos’è arte? Cos’è morale?” che implicitamente L’Arialda pone diventano, nell’Italia dei primi, contrastati tentativi di centro-sinistra e delle trasformazioni economiche e culturali, la cartina al tornasole per l’identikit di una società e del suo livello di avanzamento. Un livello che qui si misura soprattutto nel rapporto con gli inediti attori sociali portati dall’immigrazione meridionale, e nel rapporto con il corpo e con l’identità sessuale. Il temutissimo, a destra quanto a sinistra, “terzo sesso” sta cominciando ad uscire dalla rimozione collettiva, e dalla riduzione a macchietta, anche grazie a personaggi come Eros. Gli scatti fotografici, da cui traspare il lavoro della regia e degli attori, mostrano quella tensione tra antico e moderno che è alla base dello spazio realizzato da Visconti, forse alla sua più bella prova anche come scenografo. Nel CD allegato, le musiche originali di Nino Rota e la traccia audio dello spettacolo viscontiano, fino ad oggi inedita. Il libro con i suoi materiali - pagine del copione, foto di scena, musiche, audio - permette un esperimento di ideale rimessa in scena dell'opera

Giovanni Testori e Luchino Visconti. "L'Arialda" 1960

MAZZOCCHI, Maria Federica
2015

Abstract

Ci sono opere che sanno diventare dei “casi”, perché esprimono il proprio tempo e sanno proiettarsi oltre. L’Arialda di Giovanni Testori e Luchino Visconti è una di queste. La doppia paternità non deve stupire dal momento che l’argomento di questo libro è uno spettacolo teatrale, appunto l’ormai leggendaria Arialda che, scritta da Testori, diretta da Visconti, recitata dalla compagnia Morelli-Stoppa, debutta il 22 dicembre 1960 all’Eliseo di Roma, preceduta e seguita da intensissime polemiche per la sua presunta oscenità. Grazie alla documentazione conservata presso il Museo dell’Attore di Genova, il volume ricostruisce questa storica messinscena. Prima bloccata dalla censura ministeriale, tagliata, rielaborata e infine autorizzata, ma solo per i maggiori di 18 anni, L’Arialda fa una cinquantina di repliche a Roma per poi venire definitivamente cancellata a Milano, dopo una sola recita, nel febbraio 1961, dallo stesso giudice che aveva già censurato il film Rocco e i suoi fratelli. La vicenda della camiciaia zitella Arialda, del fratello omosessuale Eros, della spiantata “terrona” Gaetana e di tutte le altre figure di quella “tragedia plebea” alla periferia di Milano, impone un dibattito accesissimo, e ancora oggi stimolante, sulla censura, sul sesso, sulla magistratura e la politica, sul teatro e la città. Le reazioni alle domande “Che cos’è arte? Cos’è morale?” che implicitamente L’Arialda pone diventano, nell’Italia dei primi, contrastati tentativi di centro-sinistra e delle trasformazioni economiche e culturali, la cartina al tornasole per l’identikit di una società e del suo livello di avanzamento. Un livello che qui si misura soprattutto nel rapporto con gli inediti attori sociali portati dall’immigrazione meridionale, e nel rapporto con il corpo e con l’identità sessuale. Il temutissimo, a destra quanto a sinistra, “terzo sesso” sta cominciando ad uscire dalla rimozione collettiva, e dalla riduzione a macchietta, anche grazie a personaggi come Eros. Gli scatti fotografici, da cui traspare il lavoro della regia e degli attori, mostrano quella tensione tra antico e moderno che è alla base dello spazio realizzato da Visconti, forse alla sua più bella prova anche come scenografo. Nel CD allegato, le musiche originali di Nino Rota e la traccia audio dello spettacolo viscontiano, fino ad oggi inedita. Il libro con i suoi materiali - pagine del copione, foto di scena, musiche, audio - permette un esperimento di ideale rimessa in scena dell'opera
Scalpendi editore
Rimessa in scena
1
125
978-88-89546-86-4
Luchino Visconti, Giovanni Testori, Nino Rota, L'Arialda, Rocco e i suoi fratelli, I Segreti di Milano, forme del tragico, realismo, melodramma, gay studies, copioni teatrali, regia teatrale, scenografia teatrale, boom economico, Milano, Sacro Monte di Varallo, censura politica e giudiziaria, centro-sinistra, Rina Morelli, Paolo Stoppa, Giangiacomo Feltrinelli, Umberto Orsini, Pier Paolo Pasolini, Museo dell'Attore di Genova, Fondazione Mondadori di Milano, Centro Studi del Teatro Stabile di Torino, Fondazione Cini di Venezia
Federica, Mazzocchi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/2318/1531432
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