Il contributo si concentra sugli indizi offerti dalla ricerca del Corecom circa un possibile cambio di paradigma in atto nella comunicazione online, sintetizzato nelle espressioni social network “modo 1” e social “modo 2”. Su questo tema, l’indagine del Corecom pare così rivelare che l’ambito della comunicazione online stia subendo un marcato slittamento, per usare le parole di Goffman [1959], dal piano della «ribalta» – ossia della visibilità, sia nel senso più esteso di publicness sia, quantomeno, di sorveglianza reciproca tra pari – a quello del «retroscena», sinonimo di invisibilità e riservatezza, nell’accezione che ha oggi nel senso comune il termine privacy, ma anche – ed è proprio il nostro caso – di esclusività del rapporto comunicativo tra emittente e destinatario. Quanto appena detto trova più di una conferma incrociando i dati forniti dallo studio sui giovanissimi in Piemonte: il cellulare, infatti, non è solo lo strumento più usato in assoluto dalla popolazione indagata, ma risulta anche quello in relazione al quale si registrano simultaneamente il più basso livello di controllo parentale (il 61% dichiara di utilizzare il mezzo senza la presenza di un genitore, contro una media di circa il 30%) e la più elevata presenza delle cerchie amicali (23%, media 11%). Il cellulare, va aggiunto, si afferma come monopolista tout court dei contenuti fruibili in Rete, se è vero che al crescere dell’età (e, parallelamente, della diffusione del mezzo nella popolazione indagata) si osserva un incremento sia degli usi «ludici», sia di quelli «seri». In relazione alle preferenze dei servizi utilizzati, si configura un modello duopolistico tra servizi di messaggistica istantanea (instant messaging) e tutti gli altri, peraltro con una netta predominanza dei primi, alla cui testa si colloca Whatsapp (85% degli intervistati dichiara di essere iscritto). Ma il dato più sorprendente riguarda proprio Facebook e testimonia il modesto appeal che la piattaforma regina mondiale dei social network esercita sulle coorti più giovani (solo il 27% del campione ha un account). L’eterogeneità riscontrata sul fronte delle preferenze d’uso dei canali social ha dunque imposto una loro classificazione in funzione di due criteri-guida che attraversano l’intero contributo: il primo è dato dalla coppia dicotomica di matrice goffmaniana «ribalta vs retroscena» [Goffman 1959], impiegata per descrivere i cambiamenti del contesto in cui vanno in scena le performance comunicative online dei giovanissimi. L’altra attiene, invece, al piano dei contenuti e, recuperando il lessico di un noto lavoro etnografico sui nuovi media [Boyd 2008], può essere espressa nella forma «effimero vs persistenza». L’applicazione simultanea dei due criteri appena descritti divide lo spazio cartesiano in quattro semipiani, consentendo di individuare altrettanti tipi ideali all’interno dei quali vengono collocati tutti i principali social network del momento, da Facebook a Youtube, da Instagram a Tango, da Whatsapp a Snapchat. La lettura integrata di questa classificazione con i dati forniti dalla ricerca Corecom consente, infine, di comporre un quadro indiziario sufficientemente solido e attendibile circa le principali caratteristiche di un possibile cambio di paradigma nella comunicazione online, le cui spinte propulsive più potenti sembrano provenire da un paradosso: quello, in sintesi, di attecchire all’interno di un ambiente virtuale come mai prima d’ora delimitato e presidiato, innervato da relazioni sociali intessute offline, alle quali sono vincolati il diritto di accesso e la condivisione dei contenuti tra gli utenti. Un luogo, in buona sostanza, chiuso.

Sociologia di Whatsapp e Snapchat: nuove tendenze nei giovanissimi tra retroscena ed effimero

TIPALDO, Giuseppe
2016-01-01

Abstract

Il contributo si concentra sugli indizi offerti dalla ricerca del Corecom circa un possibile cambio di paradigma in atto nella comunicazione online, sintetizzato nelle espressioni social network “modo 1” e social “modo 2”. Su questo tema, l’indagine del Corecom pare così rivelare che l’ambito della comunicazione online stia subendo un marcato slittamento, per usare le parole di Goffman [1959], dal piano della «ribalta» – ossia della visibilità, sia nel senso più esteso di publicness sia, quantomeno, di sorveglianza reciproca tra pari – a quello del «retroscena», sinonimo di invisibilità e riservatezza, nell’accezione che ha oggi nel senso comune il termine privacy, ma anche – ed è proprio il nostro caso – di esclusività del rapporto comunicativo tra emittente e destinatario. Quanto appena detto trova più di una conferma incrociando i dati forniti dallo studio sui giovanissimi in Piemonte: il cellulare, infatti, non è solo lo strumento più usato in assoluto dalla popolazione indagata, ma risulta anche quello in relazione al quale si registrano simultaneamente il più basso livello di controllo parentale (il 61% dichiara di utilizzare il mezzo senza la presenza di un genitore, contro una media di circa il 30%) e la più elevata presenza delle cerchie amicali (23%, media 11%). Il cellulare, va aggiunto, si afferma come monopolista tout court dei contenuti fruibili in Rete, se è vero che al crescere dell’età (e, parallelamente, della diffusione del mezzo nella popolazione indagata) si osserva un incremento sia degli usi «ludici», sia di quelli «seri». In relazione alle preferenze dei servizi utilizzati, si configura un modello duopolistico tra servizi di messaggistica istantanea (instant messaging) e tutti gli altri, peraltro con una netta predominanza dei primi, alla cui testa si colloca Whatsapp (85% degli intervistati dichiara di essere iscritto). Ma il dato più sorprendente riguarda proprio Facebook e testimonia il modesto appeal che la piattaforma regina mondiale dei social network esercita sulle coorti più giovani (solo il 27% del campione ha un account). L’eterogeneità riscontrata sul fronte delle preferenze d’uso dei canali social ha dunque imposto una loro classificazione in funzione di due criteri-guida che attraversano l’intero contributo: il primo è dato dalla coppia dicotomica di matrice goffmaniana «ribalta vs retroscena» [Goffman 1959], impiegata per descrivere i cambiamenti del contesto in cui vanno in scena le performance comunicative online dei giovanissimi. L’altra attiene, invece, al piano dei contenuti e, recuperando il lessico di un noto lavoro etnografico sui nuovi media [Boyd 2008], può essere espressa nella forma «effimero vs persistenza». L’applicazione simultanea dei due criteri appena descritti divide lo spazio cartesiano in quattro semipiani, consentendo di individuare altrettanti tipi ideali all’interno dei quali vengono collocati tutti i principali social network del momento, da Facebook a Youtube, da Instagram a Tango, da Whatsapp a Snapchat. La lettura integrata di questa classificazione con i dati forniti dalla ricerca Corecom consente, infine, di comporre un quadro indiziario sufficientemente solido e attendibile circa le principali caratteristiche di un possibile cambio di paradigma nella comunicazione online, le cui spinte propulsive più potenti sembrano provenire da un paradosso: quello, in sintesi, di attecchire all’interno di un ambiente virtuale come mai prima d’ora delimitato e presidiato, innervato da relazioni sociali intessute offline, alle quali sono vincolati il diritto di accesso e la condivisione dei contenuti tra gli utenti. Un luogo, in buona sostanza, chiuso.
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Corecom Piemonte, AGCOM
Quaderni Corecom Piemonte
41
54
978-88-940148-4-6
http://www.academia.edu/30272303/Sociologia_di_Whatsapp_e_Snapchat_Sociology_of_Whatsapp_and_Snapchat
Tipaldo,
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