La velocità con cui, negli ultimi anni, è cresciuta e si è sviluppata l’offerta di percorsi turistici dedicati alla scoperta dei “sapori” del territorio testimonia la sempre maggiore importanza del cosiddetto turismo enogastronomico. Forma di turismo volta all’esplorazione delle realtà enogastronomiche del territorio, questo tipo di esperienza comprende passeggiate tematiche, visite a musei e diverse altre forme di turismo presso ristoranti, mercati e numerosi servizi specificamente dedicati alla preparazione e gestione delle eccellenze alimentari locali. Si aprono, a partire da qui, due linee investigative di particolare interesse: innanzi tutto il discorso sulle guide e, in particolar modo, sul materiale informativo – a stampa e digitale – prodotto e/o diffuso dagli enti legati alla promozione del turismo . Chi è il fruitore inscritto in simili discorsi: un appassionato, un curioso, un esperto? In che modo è interpellato? La guida si presenta come tale in senso classico, eliminando le tracce dell’istanza autoriale e prescrivendo pratiche e comportamenti o, al contrario, nega il suo statuto promuovendo suggestioni più che dettagliate prescrizioni? Da un altro punto di vista, occorre interrogarsi sul modo in cui sono – e dovrebbero essere – strutturate le pratiche enogastronomiche in una società sempre più globalizzata e variegata, quale quella odierna: quali forme di turismo enogastronomico si dimostrano virtuose? Quali, al contrario, sembrano piuttosto riproporre pratiche standardizzate sottoposte a dettami commerciali spesso poco attenti alle tradizioni locali? D’altra parte, in quale modo e in che misura occorre intervenire rispetto alla “tradizione” per andare incontro al gusto – e ai “gusti” – del turista? Per cercare di rispondere a questi e altri interrogativi si farà qui di seguito riferimento all’analisi semiotica di due case study scelti per la loro significatività all’interno del panorama europeo: le Langhe (Italia) e la Catalogna (Spagna). Contesti rinomati proprio per gli aspetti legati all’universo enogastronomico e alle forme di turismo che lo riguardano, questi due casi di studio sembrano, più di altri, permettere di riflettere in maniera efficace su simili tematiche per le peculiarità che li contraddistinguono: in cosa si differenzia l’esperienza offerta dalla Boqueria rispetto ai tour di Porta Palazzo o alle sagre cittadine dell’astigiano e del cuneese? Qual è il peso di attori quali Slow Food o la Fundación ALICIA e delle pratiche che essi istituiscono e testualizzano in guide e dépliant di vario genere? Chi è l’enunciatario di simili discorsi? Chi il Destinatario – ma, al tempo stesso, anche Destinante – di simili pratiche?

Dal sapore al sapere. Guide turistiche e pratiche enogastronomiche tra Italia e Spagna

STANO, Simona
2013

Abstract

La velocità con cui, negli ultimi anni, è cresciuta e si è sviluppata l’offerta di percorsi turistici dedicati alla scoperta dei “sapori” del territorio testimonia la sempre maggiore importanza del cosiddetto turismo enogastronomico. Forma di turismo volta all’esplorazione delle realtà enogastronomiche del territorio, questo tipo di esperienza comprende passeggiate tematiche, visite a musei e diverse altre forme di turismo presso ristoranti, mercati e numerosi servizi specificamente dedicati alla preparazione e gestione delle eccellenze alimentari locali. Si aprono, a partire da qui, due linee investigative di particolare interesse: innanzi tutto il discorso sulle guide e, in particolar modo, sul materiale informativo – a stampa e digitale – prodotto e/o diffuso dagli enti legati alla promozione del turismo . Chi è il fruitore inscritto in simili discorsi: un appassionato, un curioso, un esperto? In che modo è interpellato? La guida si presenta come tale in senso classico, eliminando le tracce dell’istanza autoriale e prescrivendo pratiche e comportamenti o, al contrario, nega il suo statuto promuovendo suggestioni più che dettagliate prescrizioni? Da un altro punto di vista, occorre interrogarsi sul modo in cui sono – e dovrebbero essere – strutturate le pratiche enogastronomiche in una società sempre più globalizzata e variegata, quale quella odierna: quali forme di turismo enogastronomico si dimostrano virtuose? Quali, al contrario, sembrano piuttosto riproporre pratiche standardizzate sottoposte a dettami commerciali spesso poco attenti alle tradizioni locali? D’altra parte, in quale modo e in che misura occorre intervenire rispetto alla “tradizione” per andare incontro al gusto – e ai “gusti” – del turista? Per cercare di rispondere a questi e altri interrogativi si farà qui di seguito riferimento all’analisi semiotica di due case study scelti per la loro significatività all’interno del panorama europeo: le Langhe (Italia) e la Catalogna (Spagna). Contesti rinomati proprio per gli aspetti legati all’universo enogastronomico e alle forme di turismo che lo riguardano, questi due casi di studio sembrano, più di altri, permettere di riflettere in maniera efficace su simili tematiche per le peculiarità che li contraddistinguono: in cosa si differenzia l’esperienza offerta dalla Boqueria rispetto ai tour di Porta Palazzo o alle sagre cittadine dell’astigiano e del cuneese? Qual è il peso di attori quali Slow Food o la Fundación ALICIA e delle pratiche che essi istituiscono e testualizzano in guide e dépliant di vario genere? Chi è l’enunciatario di simili discorsi? Chi il Destinatario – ma, al tempo stesso, anche Destinante – di simili pratiche?
E/C
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148
http://www.ec-aiss.it/monografici/14_mangiare_istruzioni/14_mangiare_stano.pdf
Guide, turismo enogastronomico, pratiche, spazio, semiotica, cibo
STANO, Simona
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1645039
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