Il presente volume ha preso le mosse da un convegno organizzato in due momenti distinti: una tavola rotonda dedicata ai Registi scrittori (Torino, 3 dicembre 2018) e due intense giornate di studi sul tema Fotogrammi a parole (Torino, 28-29 marzo 2019). A margine di questi eventi è nato un dibattito fecondo, sfociato nei mesi successivi in studi e interventi critici, appuntamenti seminariali, corsi universitari e tesi di laurea. Per questa ragione, pur mantenendo la suddivisione tematica originaria del convegno, il volume che proponiamo si è ampliato rispetto agli orizzonti inizialmente fissati e si è arricchito con le riflessioni maturate in seno a questo fertile dialogo critico. Gli interventi che qui si pubblicano indagano in vario modo la presenza dell’immaginario cinematografico all’interno della produzione letteraria e riflettono su opere in cui la settima arte approda o ritorna sulla pagina, (ri)trasformando le immagini in parole: una ricognizione sul cinema visto dagli scrittori, nell’istante in cui film, registi e star diventano potente materia di invenzione, rievocazione, citazione, suggestione. La prima sezione, Alle origini di un incontro, riflette su come, per usare le parole di Giacomo Debenedetti, «i grandi amori, e spesso i più fatali e decisivi, si sviluppino da una fase di sospetto o di dispetto»: gli albori del cinema e la sua lenta opera di seduzione sono esplorati da Irene Gambacorti con l’analisi di «uno degli esempi più intriganti di letteratura di argomento cinematografico» intitolato, appunto, Cineamore e firmato da Carlo Carrà. Carlo Santoli e Silvio Alovisio illustrano da punti di vista diversi il controverso rapporto di Gabriele d’Annunzio con la settima arte: Santoli mette in luce l’«intramontabile modernità» di un «linguaggio figurativo» che si offre come «soluzione organica di tutte le arti», mentre Alovisio si serve di un inedito per proporre sotto una nuova luce il rapporto fra il Vate e Giovanni Pastrone nell’intricata lavorazione di Cabiria. In «Si gira!». Le visioni cinematografiche di Pirandello. Genesi di una sceneggiatura dai «Quaderni di Serafino Gubbio operatore», Andrea Balzola ripercorre l’ambivalente relazione dell’autore del Fu Mattia Pascal con il nuovo medium, illustrando gli entusiasmi creativi e le grandi delusioni sofferte, per poi offrire, nella seconda parte del contributo, una testimonianza autobiografica sull’ideazione di una sceneggiatura ispirata al celebre romanzo pirandelliano e realizzata in collaborazione con Nico Garrone. In chiusura di questa prima sezione Clara Allasia esplora, in «Cadaveri» e «sartine», un episodio del «difficile, grande amore fra letterati e cinema» a partire dall’esperienza di Luis Buñuel, un regista che non esitava ad ammettere che avrebbe volentieri «dato tutto per essere scrittore», e di due letterati “prestati” al cinema, il già evocato Debenedetti ed Edoardo Sanguineti. I sei contributi della sezione Schermi e pagine fissano invece lo sguardo su alcuni momenti significativi del rapporto fra il cinema, giunto ormai a piena maturità, e la letteratura. Ponendosi all’incrocio tra letteratura, para-letteratura e cinematografia, Emiliano Morreale ripercorre, in Moronic Literature?, il fenomeno della novellizzazione, dimostrando che la produzione di “romanzi tratti da film” è spesso un’operazione tutt’altro che dozzinale e di scarso valore. Nel denso saggio Alle prese con la «vita» che è stata: l’incipit della «Passeggiata prima di cena» di Bassani, Enzo Neppi riflette sulla poetica di Giorgio Bassani, «una poetica in cui la parola è essenziale ma non può essere dissociata dai diversi dispositivi su cui riposa» mentre «il cinema (ma come esso anche la fotografia e la pittura), forniscono una metafora e un’illustrazione particolarmente efficace di una tale concezione dell’io» profondo che è, insiste Neppi, «ineffabile». Di Goliarda Sapienza e i «misteri» del cinema discute Maria Rizzarelli, ripercorrendo la «parabola eccentrica» dell’attrice-scrittrice a partire dai suoi noti “romanzi di cinema” fino all’abbozzo inedito L’uomo Luchino Visconti, la cui trascrizione è offerta in calce al saggio. In Cronache dagli anni Ottanta. Influenze cinematografiche e cultura visuale nell’immaginario di Pier Vittorio Tondelli, Gabriele Rigola presenta una ricerca in corso, un progetto che si propone di sviluppare una riflessione sulle pratiche di appropriazione, di riutilizzo e di contaminazione tra le arti nell’Italia degli anni ’80, a partire da un autore che di quel decennio è stato uno degli interpreti più originali. Mariapaola Pierini si sofferma invece su un aspetto decisivo della complessa relazione tra cinema e letteratura, il rapporto tra scrittori e star, nello specifico tra Joyce Carol Oates e l’immagine pubblica di Marilyn Monroe e Marlon Brando. Infine, in Fotogrammi a «cartelli» nel «Work in regress» di Liberovici- Sanguineti, Chiara Tavella prende in esame una video-installazione di Andrea Liberovici, nella quale Edoardo Sanguineti veste ancora una volta i panni del “poeta al cinema” e si diverte a dare vita a un abile esperimento di montaggio tra spezzoni di film sul tema della fabbrica e didascalie militanti. La terza e ultima sezione del volume, Scrittori al cinema, affronta il rapporto tra letteratura e cinema direttamente dal punto di vista degli scrittori che hanno introdotto nelle loro pagine i fotogrammi convertendoli in parole. In Lector in fabula: dal feuilleton a «Breaking bad», Rosa Mogliasso discute sul rapporto tra romanzo a puntate e serie tv, analizzando, in particolare, le analogie relative alla costruzione di una narrazione “seriale”. Marco Rossari riflette sull’influenza che Paris, Texas di Wim Wenders ha avuto nella genesi creativa del suo recente romanzo Nel cuore della notte. La testimonianza di Hamid Ziarati consente di allargare lo sguardo fuori dai confini europei e di analizzare La seduzione del cinema prodotto in Occidente e in Oriente su un futuro scrittore di origini iraniane. Chiudono il volume le Immagini in cortocircuito di Alessandro Perissinotto che, a partire dal suo romanzo Semina il vento, propone una riflessione sulle narrazioni letterarie che si pongono nel solco di precedenti narrazioni cinematografiche e che possono offrire a loro volta uno spunto per tradurre le parole in fotogrammi.

Fotogrammi a parole, numero speciale della rivista «Sinestesie»

Clara Allasia;Pierini;Franco Prono;Chiara Tavella
2020

Abstract

Il presente volume ha preso le mosse da un convegno organizzato in due momenti distinti: una tavola rotonda dedicata ai Registi scrittori (Torino, 3 dicembre 2018) e due intense giornate di studi sul tema Fotogrammi a parole (Torino, 28-29 marzo 2019). A margine di questi eventi è nato un dibattito fecondo, sfociato nei mesi successivi in studi e interventi critici, appuntamenti seminariali, corsi universitari e tesi di laurea. Per questa ragione, pur mantenendo la suddivisione tematica originaria del convegno, il volume che proponiamo si è ampliato rispetto agli orizzonti inizialmente fissati e si è arricchito con le riflessioni maturate in seno a questo fertile dialogo critico. Gli interventi che qui si pubblicano indagano in vario modo la presenza dell’immaginario cinematografico all’interno della produzione letteraria e riflettono su opere in cui la settima arte approda o ritorna sulla pagina, (ri)trasformando le immagini in parole: una ricognizione sul cinema visto dagli scrittori, nell’istante in cui film, registi e star diventano potente materia di invenzione, rievocazione, citazione, suggestione. La prima sezione, Alle origini di un incontro, riflette su come, per usare le parole di Giacomo Debenedetti, «i grandi amori, e spesso i più fatali e decisivi, si sviluppino da una fase di sospetto o di dispetto»: gli albori del cinema e la sua lenta opera di seduzione sono esplorati da Irene Gambacorti con l’analisi di «uno degli esempi più intriganti di letteratura di argomento cinematografico» intitolato, appunto, Cineamore e firmato da Carlo Carrà. Carlo Santoli e Silvio Alovisio illustrano da punti di vista diversi il controverso rapporto di Gabriele d’Annunzio con la settima arte: Santoli mette in luce l’«intramontabile modernità» di un «linguaggio figurativo» che si offre come «soluzione organica di tutte le arti», mentre Alovisio si serve di un inedito per proporre sotto una nuova luce il rapporto fra il Vate e Giovanni Pastrone nell’intricata lavorazione di Cabiria. In «Si gira!». Le visioni cinematografiche di Pirandello. Genesi di una sceneggiatura dai «Quaderni di Serafino Gubbio operatore», Andrea Balzola ripercorre l’ambivalente relazione dell’autore del Fu Mattia Pascal con il nuovo medium, illustrando gli entusiasmi creativi e le grandi delusioni sofferte, per poi offrire, nella seconda parte del contributo, una testimonianza autobiografica sull’ideazione di una sceneggiatura ispirata al celebre romanzo pirandelliano e realizzata in collaborazione con Nico Garrone. In chiusura di questa prima sezione Clara Allasia esplora, in «Cadaveri» e «sartine», un episodio del «difficile, grande amore fra letterati e cinema» a partire dall’esperienza di Luis Buñuel, un regista che non esitava ad ammettere che avrebbe volentieri «dato tutto per essere scrittore», e di due letterati “prestati” al cinema, il già evocato Debenedetti ed Edoardo Sanguineti. I sei contributi della sezione Schermi e pagine fissano invece lo sguardo su alcuni momenti significativi del rapporto fra il cinema, giunto ormai a piena maturità, e la letteratura. Ponendosi all’incrocio tra letteratura, para-letteratura e cinematografia, Emiliano Morreale ripercorre, in Moronic Literature?, il fenomeno della novellizzazione, dimostrando che la produzione di “romanzi tratti da film” è spesso un’operazione tutt’altro che dozzinale e di scarso valore. Nel denso saggio Alle prese con la «vita» che è stata: l’incipit della «Passeggiata prima di cena» di Bassani, Enzo Neppi riflette sulla poetica di Giorgio Bassani, «una poetica in cui la parola è essenziale ma non può essere dissociata dai diversi dispositivi su cui riposa» mentre «il cinema (ma come esso anche la fotografia e la pittura), forniscono una metafora e un’illustrazione particolarmente efficace di una tale concezione dell’io» profondo che è, insiste Neppi, «ineffabile». Di Goliarda Sapienza e i «misteri» del cinema discute Maria Rizzarelli, ripercorrendo la «parabola eccentrica» dell’attrice-scrittrice a partire dai suoi noti “romanzi di cinema” fino all’abbozzo inedito L’uomo Luchino Visconti, la cui trascrizione è offerta in calce al saggio. In Cronache dagli anni Ottanta. Influenze cinematografiche e cultura visuale nell’immaginario di Pier Vittorio Tondelli, Gabriele Rigola presenta una ricerca in corso, un progetto che si propone di sviluppare una riflessione sulle pratiche di appropriazione, di riutilizzo e di contaminazione tra le arti nell’Italia degli anni ’80, a partire da un autore che di quel decennio è stato uno degli interpreti più originali. Mariapaola Pierini si sofferma invece su un aspetto decisivo della complessa relazione tra cinema e letteratura, il rapporto tra scrittori e star, nello specifico tra Joyce Carol Oates e l’immagine pubblica di Marilyn Monroe e Marlon Brando. Infine, in Fotogrammi a «cartelli» nel «Work in regress» di Liberovici- Sanguineti, Chiara Tavella prende in esame una video-installazione di Andrea Liberovici, nella quale Edoardo Sanguineti veste ancora una volta i panni del “poeta al cinema” e si diverte a dare vita a un abile esperimento di montaggio tra spezzoni di film sul tema della fabbrica e didascalie militanti. La terza e ultima sezione del volume, Scrittori al cinema, affronta il rapporto tra letteratura e cinema direttamente dal punto di vista degli scrittori che hanno introdotto nelle loro pagine i fotogrammi convertendoli in parole. In Lector in fabula: dal feuilleton a «Breaking bad», Rosa Mogliasso discute sul rapporto tra romanzo a puntate e serie tv, analizzando, in particolare, le analogie relative alla costruzione di una narrazione “seriale”. Marco Rossari riflette sull’influenza che Paris, Texas di Wim Wenders ha avuto nella genesi creativa del suo recente romanzo Nel cuore della notte. La testimonianza di Hamid Ziarati consente di allargare lo sguardo fuori dai confini europei e di analizzare La seduzione del cinema prodotto in Occidente e in Oriente su un futuro scrittore di origini iraniane. Chiudono il volume le Immagini in cortocircuito di Alessandro Perissinotto che, a partire dal suo romanzo Semina il vento, propone una riflessione sulle narrazioni letterarie che si pongono nel solco di precedenti narrazioni cinematografiche e che possono offrire a loro volta uno spunto per tradurre le parole in fotogrammi.
Edizioni Sinestesie
XX- 2020 numero speciale
1
232
cinema, letteratura, fotografia, divismo, montaggio
Clara Allasia, Pierini, Franco Prono, Chiara Tavella
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