Nati come appoggio per le ascensioni alle vette circostanti, oggi i rifugi alpini accolgono turisti italiani ed internazionali in tutto il territorio montano delle Alpi e degli Appennini. Nell'arco di un trentennio, in seguito a variazioni quantitative e qualitative della domanda, i gestori dei Rifugi hanno adattato l’offerta. Da ambiente “essenziale” a confortevole luogo nel quale sostare durante un trekking a piedi di più giorni o nel quale trascorrere un week-end per raggiungere le cime circostanti, oggigiorno i rifugi sono diventati sempre più mete di un pubblico variegato di frequentatori della montagna, interessati alla qualità della proposta enogastronomica o semplicemente motivato dal benessere che si ricava da una passeggiata in montagna, fino agli appassionati di arrampicata che hanno trovato in palestre appositamente attrezzate un terreno di gioco sicuro o di mountain-bikers. I rifugi, poi, sono stati anche sede di attività culturali volte ad agevolare la scoperta del territorio o, più semplicemente, di turismo scolastico. Col mutare dell’offerta si sono registrate ripercussioni anche sulle figure professionali che gestiscono il rifugio, che si sono dovute adattare alle richieste di un pubblico eterogeneo, ma anche in relazione alla necessità di comunicazione, divenuta un fattore vincente per fidelizzare la nuova clientela, per farsi conoscere e per accogliere e soddisfare gli ospiti dalle mutate esigenze. La recente pandemia da CoViD-19, inoltre, potrebbe agevolare il cosiddetto turismo di prossimità. La montagna potrebbe essere una meta privilegiata ed i rifugi potrebbero diventare un riferimento. Ma le domande aperte sono molte: quale sarà l'effetto delle norme per le attività turistico-ricettive? Quale impatto avrà la prevedibile riduzione di posti-letto e di coperti? In mancanza di ricettività, si assisterà ad un’invasione incontrollabile di turisti che, non potendo trovare ospitalità, invaderanno il territorio deprimendone la qualità? Il contributo considera quindi il nuovo ruolo dei Rifugi alpini nella filiera del turismo montano e, con riferimento all'effetto CoViD-19, elenca ed affronta alcuni temi oggetto di discussione, partendo dalle opinioni e dalle considerazioni degli operatori stessi, grazie al coinvolgimento di 127 gestori dei rifugi dell'arco alpino italiano.

Il turismo nei rifugi alpini in tempo di Covid-19

Riccardo Beltramo;Stefano Duglio
2020-01-01

Abstract

Nati come appoggio per le ascensioni alle vette circostanti, oggi i rifugi alpini accolgono turisti italiani ed internazionali in tutto il territorio montano delle Alpi e degli Appennini. Nell'arco di un trentennio, in seguito a variazioni quantitative e qualitative della domanda, i gestori dei Rifugi hanno adattato l’offerta. Da ambiente “essenziale” a confortevole luogo nel quale sostare durante un trekking a piedi di più giorni o nel quale trascorrere un week-end per raggiungere le cime circostanti, oggigiorno i rifugi sono diventati sempre più mete di un pubblico variegato di frequentatori della montagna, interessati alla qualità della proposta enogastronomica o semplicemente motivato dal benessere che si ricava da una passeggiata in montagna, fino agli appassionati di arrampicata che hanno trovato in palestre appositamente attrezzate un terreno di gioco sicuro o di mountain-bikers. I rifugi, poi, sono stati anche sede di attività culturali volte ad agevolare la scoperta del territorio o, più semplicemente, di turismo scolastico. Col mutare dell’offerta si sono registrate ripercussioni anche sulle figure professionali che gestiscono il rifugio, che si sono dovute adattare alle richieste di un pubblico eterogeneo, ma anche in relazione alla necessità di comunicazione, divenuta un fattore vincente per fidelizzare la nuova clientela, per farsi conoscere e per accogliere e soddisfare gli ospiti dalle mutate esigenze. La recente pandemia da CoViD-19, inoltre, potrebbe agevolare il cosiddetto turismo di prossimità. La montagna potrebbe essere una meta privilegiata ed i rifugi potrebbero diventare un riferimento. Ma le domande aperte sono molte: quale sarà l'effetto delle norme per le attività turistico-ricettive? Quale impatto avrà la prevedibile riduzione di posti-letto e di coperti? In mancanza di ricettività, si assisterà ad un’invasione incontrollabile di turisti che, non potendo trovare ospitalità, invaderanno il territorio deprimendone la qualità? Il contributo considera quindi il nuovo ruolo dei Rifugi alpini nella filiera del turismo montano e, con riferimento all'effetto CoViD-19, elenca ed affronta alcuni temi oggetto di discussione, partendo dalle opinioni e dalle considerazioni degli operatori stessi, grazie al coinvolgimento di 127 gestori dei rifugi dell'arco alpino italiano.
Pianificare il turismo. Innovazione, sostenibilità e buone pratiche
Carocci
63
77
978-88-290-0487-4
Turismo montano, rifugi alpini, Covid-19
Riccardo Beltramo; Stefano Duglio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1763113
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