Nel 1923 il conflitto tra Sant’Uffizio e comunità di San Giovanni Rotondo raggiunge l’acme: il primo dichiara pubblicamente il ‘non constare della soprannaturalità dei fatti attribuiti a Padre Pio’ e si appresta a trasferirlo ad Ancona. La seconda reagisce con la rivolta. Le autorità ecclesiastiche si rivolgono a Emilio De Bono, direttore generale della pubblica sicurezza del primo governo Mussolini, perché assicuri l’ordine pubblico durante il trasferimento. Contemporaneamente, il fascismo locale si schiera con la rivolta: alcuni elementi minacciano perfino il futuro santo di ucciderlo nel caso avesse accettato di lasciare il convento. Infine, il commissario inviato da De Bono è costretto a prendere atto dell’impossibilità del trasferimento. Nell’interesse della comparazione, ci occuperemo di due diverse ricostruzioni dei fatti: quella storica – Luzzatto (2007) – e quella, a carattere giuridico, che si trova negli Atti di canonizzazione del santo. La sollevazione presenta analogie con le sollevazioni popolari in occasione dei furta sacra nel medioevo. Le funzioni narrative di questi racconti sono analizzate in Papasidero (2017): una comparazione può essere utile al fine di ricostruire i rispettivi sistemi di valori. Una topologia /alto//basso/, /verticale//orizzontale/ divide gli attori della rivolta: la Chiesa-istituzione si contrappone alla Chiesa-comunità; il fascismo che si fa Stato si contrappone al fascismo delle organizzazioni territoriali e dei potentati locali. Uno sguardo all’esperienza del tempo durante la rivolta, sulla scorta di Jesi (2000), permetterà di evidenziare il rapporto diretto, non mediato dai testi sacri o dal potere pastorale (Foucault 2005), che si dà tra popolo e Santo: fenomeno tanto eversivo quanto politicamente attuale. Riferimenti Foucault, Michel, 2005, Sicurezza, territorio, popolazione, Milano: Feltrinelli. Jesi, Furio, 2000, Spartakus: simbologia della rivolta, Torino: Bollati Boringhieri. Luzzatto, Sergio, 2007, Padre Pio: Miracoli e politica nell'Italia del Novecento, Torino: Einaudi. Papasidero, Marco, 2017, ‘Il genere dei furta sacra: aspetti letterari e funzioni comunicative del testo agiografico’, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, n. 2, p. 379-410.

«Meglio morto per noi che vivo per gli altri»: la rivolta di san Giovanni Rotondo contro il trasferimento di Padre Pio

Francesco Galofaro
2021-01-01

Abstract

Nel 1923 il conflitto tra Sant’Uffizio e comunità di San Giovanni Rotondo raggiunge l’acme: il primo dichiara pubblicamente il ‘non constare della soprannaturalità dei fatti attribuiti a Padre Pio’ e si appresta a trasferirlo ad Ancona. La seconda reagisce con la rivolta. Le autorità ecclesiastiche si rivolgono a Emilio De Bono, direttore generale della pubblica sicurezza del primo governo Mussolini, perché assicuri l’ordine pubblico durante il trasferimento. Contemporaneamente, il fascismo locale si schiera con la rivolta: alcuni elementi minacciano perfino il futuro santo di ucciderlo nel caso avesse accettato di lasciare il convento. Infine, il commissario inviato da De Bono è costretto a prendere atto dell’impossibilità del trasferimento. Nell’interesse della comparazione, ci occuperemo di due diverse ricostruzioni dei fatti: quella storica – Luzzatto (2007) – e quella, a carattere giuridico, che si trova negli Atti di canonizzazione del santo. La sollevazione presenta analogie con le sollevazioni popolari in occasione dei furta sacra nel medioevo. Le funzioni narrative di questi racconti sono analizzate in Papasidero (2017): una comparazione può essere utile al fine di ricostruire i rispettivi sistemi di valori. Una topologia /alto//basso/, /verticale//orizzontale/ divide gli attori della rivolta: la Chiesa-istituzione si contrappone alla Chiesa-comunità; il fascismo che si fa Stato si contrappone al fascismo delle organizzazioni territoriali e dei potentati locali. Uno sguardo all’esperienza del tempo durante la rivolta, sulla scorta di Jesi (2000), permetterà di evidenziare il rapporto diretto, non mediato dai testi sacri o dal potere pastorale (Foucault 2005), che si dà tra popolo e Santo: fenomeno tanto eversivo quanto politicamente attuale. Riferimenti Foucault, Michel, 2005, Sicurezza, territorio, popolazione, Milano: Feltrinelli. Jesi, Furio, 2000, Spartakus: simbologia della rivolta, Torino: Bollati Boringhieri. Luzzatto, Sergio, 2007, Padre Pio: Miracoli e politica nell'Italia del Novecento, Torino: Einaudi. Papasidero, Marco, 2017, ‘Il genere dei furta sacra: aspetti letterari e funzioni comunicative del testo agiografico’, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, n. 2, p. 379-410.
2021
Rivolta: miti e pratiche dell'essere contro
VirtuosaMente
82
95
978-88-98500-38-3
semiotica della religione, sociosemiotica, tempo storico, tempo mitico
Francesco Galofaro
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1788556
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