Il saggio analizza le traiettorie della committenza architettonica dei marchesi del Carretto tra medioevo e rinascimento, ponendo attenzione al progetto di costruzione dell’identità dinastica, perseguito attraverso la promozione di autonomi modelli culturali condivisi, da un lato, e l’adesione, strumentale, a valori ritenuti adeguati a rappresentare i propri, dall’altro. Nei secoli XII-XIV i marchesi ambirono a costruire un principato autonomo, fondato sul controllo dei canali di transito che collegavano i porti della Riviera ligure di Ponente ai centri del Piemonte meridionale. In quest’ottica, la selezione da parte dei del Carretto di precisi modelli architettonici, elaborati perlopiù in area franco-provenzale e centroitaliana e riconoscibili in gran parte delle strutture fortificate da loro promosse, può essere interpretata come un tentativo consapevole di affermazione, anche simbolica, della propria specificità e del proprio ruolo territoriale. Il periodo che prende avvio con la metà del XV secolo è, invece, caratterizzato da una fase di declino politico: l’incapacità di mantenere un ruolo di rilievo nel complesso scacchiere internazionale sembrerebbe tradursi in un graduale abbandono della propria autonomia culturale. La sterzata negli orientamenti del gusto architettonico verso la cultura lombarda (talvolta attraverso la mediazione della corte francese) segna dunque il tentativo, da parte della ramificata famiglia marchionale, di riconoscersi nei modelli che si stavano diffondendo in quei principati (ducato di Milano e ducato di Monferrato in primis) da cui essa, economicamente e politicamente, dipendeva.
La committenza dei marchesi del Carretto nei secoli XII-inizio XVI. Immagini e letture del territorio e dell'architettura
LUSSO, Enrico
2020-01-01
Abstract
Il saggio analizza le traiettorie della committenza architettonica dei marchesi del Carretto tra medioevo e rinascimento, ponendo attenzione al progetto di costruzione dell’identità dinastica, perseguito attraverso la promozione di autonomi modelli culturali condivisi, da un lato, e l’adesione, strumentale, a valori ritenuti adeguati a rappresentare i propri, dall’altro. Nei secoli XII-XIV i marchesi ambirono a costruire un principato autonomo, fondato sul controllo dei canali di transito che collegavano i porti della Riviera ligure di Ponente ai centri del Piemonte meridionale. In quest’ottica, la selezione da parte dei del Carretto di precisi modelli architettonici, elaborati perlopiù in area franco-provenzale e centroitaliana e riconoscibili in gran parte delle strutture fortificate da loro promosse, può essere interpretata come un tentativo consapevole di affermazione, anche simbolica, della propria specificità e del proprio ruolo territoriale. Il periodo che prende avvio con la metà del XV secolo è, invece, caratterizzato da una fase di declino politico: l’incapacità di mantenere un ruolo di rilievo nel complesso scacchiere internazionale sembrerebbe tradursi in un graduale abbandono della propria autonomia culturale. La sterzata negli orientamenti del gusto architettonico verso la cultura lombarda (talvolta attraverso la mediazione della corte francese) segna dunque il tentativo, da parte della ramificata famiglia marchionale, di riconoscersi nei modelli che si stavano diffondendo in quei principati (ducato di Milano e ducato di Monferrato in primis) da cui essa, economicamente e politicamente, dipendeva.| File | Dimensione | Formato | |
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