Il paragrafo di Stefano Baldi, Nascita di un teatro, anzi due: progetto e realizzazione, pp. 233-237 e note alle pp. 248-250 ricostruisce anche grazie a fonti inedite le vicende che portarono al concepimento e alla realizzazione del teatro privato di casa Gualino e della sala del Teatro di Torino (1925-1930), per iniziativa della cerchia composta dalla moglie Cesarina, dallo storico dell'arte Lionello Venturi, dalle danzatrici Bella Markman Hutter e Raja Markman, dal pittore e scenografo Gigi Chessa e dal musicologo Guido Gatti: la Società degli Amici diede vita ad un "teatro d'arte" in cui avessero luogo le prime rappresentazioni italiane di novità cameristiche e orchestrali internazionali e spettacoli di teatro musicale, grazie al mantenimento di un'orchestra autonoma, diretta da Vittorio Gui, ma anche rappresentazioni di prosa (tra gli autori ospitati Richard Strauss, Luigi Pirandello, i Ballets Russes, la prima italiana di "Sette Canzoni" di Gian Francesco Malipiero...), fino alle fasi finali dell'esperienza, con il passaggio di proprietà della sala all'Eiar e la sua trasformazione in auditorium. Il paragrafo di Nicoletta Betta, Il Teatro di Torino in una conferenza inedita di Massimo Mila, pp. 237-242 e note a p. 250 ha come oggetto la conferenza tenuta presso il Teatro Gobetti di Torino nel 1964 dal noto musicologo e conservata in dattiloscritto: sulla base di alcuni stralci della conferenza, si nota come Mila rievocò la ricchezza delle stagioni di prosa del teatro (con la presenza dei Pitoeff, di Gaston Baty, di Jacques Copeau, del Teatro ebraico Habima, di Aleksandr Tairov) o il significato della messinscena di "L'Italiana in Algeri" di Rossini come rinascita del melodramma, oppure ancora i frequenti spettacoli di danza, contribuendo alla rivalutazione di un'esperienza che già allora pareva soffrire del pericolo dell'oblio. Il paragrafo di Cristina Trinchero, Da Torino a Parigi e da Parigi a Torino: l'anima francese dei teatri di Gualino, pp. 243-248 e note alle pp. 250-251 evidenzia come polo di riferimento per l'esperienza della cerchia di Gualino fosse Parigi: Torino stava conoscendo negli anni Venti di quel secolo un momento di fervore culturale (le riviste di Gobetti, le case editrici, la pittura di Casorati e del Gruppo dei Sei...): Gobetti stesso assistette agli spettacoli del Teatro di Torino. Parigi fu rifugio oltre che per Gobetti anche per altri antifascisti, anche torinesi: Gualino intrattenne con la capitale francese un rapporto particolare, per via delle proprie attività finanziarie ma anche come luogo di acquisti di collezionismo artistico e di arredamento. Accompagnati da Lionello Venturi, Cesarina vi si recava per perfezionarsi nella danza e frequentava nel frattempo gli spettacoli di avanguardia, compresa quella cinematografica e teatrale: se i teatri d'arte parigini furono in certo modo un modello nella concezione e nella gestione del Teatro di Torino di Gualino diretto da Guido Gatti, fu invece il Teatro di Torino ad "esportare" sulla vivace scena del Théâtre des Champs-Elysées nel 1929 una concentrata stagione di melodrammi di Gioachino Rossini che conobbe molto successo.

Il Teatro di Torino e il teatrino privato di via Galliari: vicende, testimonianze, ispirazioni francesi

Baldi, Stefano;Trinchero, Cristina
2019

Abstract

Il paragrafo di Stefano Baldi, Nascita di un teatro, anzi due: progetto e realizzazione, pp. 233-237 e note alle pp. 248-250 ricostruisce anche grazie a fonti inedite le vicende che portarono al concepimento e alla realizzazione del teatro privato di casa Gualino e della sala del Teatro di Torino (1925-1930), per iniziativa della cerchia composta dalla moglie Cesarina, dallo storico dell'arte Lionello Venturi, dalle danzatrici Bella Markman Hutter e Raja Markman, dal pittore e scenografo Gigi Chessa e dal musicologo Guido Gatti: la Società degli Amici diede vita ad un "teatro d'arte" in cui avessero luogo le prime rappresentazioni italiane di novità cameristiche e orchestrali internazionali e spettacoli di teatro musicale, grazie al mantenimento di un'orchestra autonoma, diretta da Vittorio Gui, ma anche rappresentazioni di prosa (tra gli autori ospitati Richard Strauss, Luigi Pirandello, i Ballets Russes, la prima italiana di "Sette Canzoni" di Gian Francesco Malipiero...), fino alle fasi finali dell'esperienza, con il passaggio di proprietà della sala all'Eiar e la sua trasformazione in auditorium. Il paragrafo di Nicoletta Betta, Il Teatro di Torino in una conferenza inedita di Massimo Mila, pp. 237-242 e note a p. 250 ha come oggetto la conferenza tenuta presso il Teatro Gobetti di Torino nel 1964 dal noto musicologo e conservata in dattiloscritto: sulla base di alcuni stralci della conferenza, si nota come Mila rievocò la ricchezza delle stagioni di prosa del teatro (con la presenza dei Pitoeff, di Gaston Baty, di Jacques Copeau, del Teatro ebraico Habima, di Aleksandr Tairov) o il significato della messinscena di "L'Italiana in Algeri" di Rossini come rinascita del melodramma, oppure ancora i frequenti spettacoli di danza, contribuendo alla rivalutazione di un'esperienza che già allora pareva soffrire del pericolo dell'oblio. Il paragrafo di Cristina Trinchero, Da Torino a Parigi e da Parigi a Torino: l'anima francese dei teatri di Gualino, pp. 243-248 e note alle pp. 250-251 evidenzia come polo di riferimento per l'esperienza della cerchia di Gualino fosse Parigi: Torino stava conoscendo negli anni Venti di quel secolo un momento di fervore culturale (le riviste di Gobetti, le case editrici, la pittura di Casorati e del Gruppo dei Sei...): Gobetti stesso assistette agli spettacoli del Teatro di Torino. Parigi fu rifugio oltre che per Gobetti anche per altri antifascisti, anche torinesi: Gualino intrattenne con la capitale francese un rapporto particolare, per via delle proprie attività finanziarie ma anche come luogo di acquisti di collezionismo artistico e di arredamento. Accompagnati da Lionello Venturi, Cesarina vi si recava per perfezionarsi nella danza e frequentava nel frattempo gli spettacoli di avanguardia, compresa quella cinematografica e teatrale: se i teatri d'arte parigini furono in certo modo un modello nella concezione e nella gestione del Teatro di Torino di Gualino diretto da Guido Gatti, fu invece il Teatro di Torino ad "esportare" sulla vivace scena del Théâtre des Champs-Elysées nel 1929 una concentrata stagione di melodrammi di Gioachino Rossini che conobbe molto successo.
I mondi di Riccardo Gualino: collezionista e imprenditore
Allemandi
232
251
9788842224976
Riccardo Gualino, Teatro di Torino, teatro d'arte, Novecento musicale storico
Baldi, Stefano; Betta, Nicoletta; Trinchero, Cristina
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