Da tempo studiosi, professionisti e decisori politici si propongono, ciascuno secondo il proprio ruolo, di far fronte al problema persistente dei risultati educativi iniqui tra studenti avvantaggiati e allievi in condizione di deprivazione socio-culturale, a fronte anche degli effetti negativi del fenomeno, a lungo termine, sulle traiettorie di vita individuali. Si tratta di una sfida importante che richiede politiche educative adeguate, informate dalla ricerca. Particolare attenzione, al di là dei progetti specifici, merita la formazione dei professionisti (insegnanti ed educatori) che quotidianamen-te orientano e promuovono l’apprendimento di bambini e ragazzi, anche in un’ottica di integrazione tra professionalità. Nel profilo di competenze sia dei futuri insegnanti sia dei futuri educatori che lavoreranno nel sup-porto allo studio, diventa dunque imprescindibile la capacità di stimolare un apprendimento significativo attraverso interventi centrati sullo sviluppo dei processi cognitivi di base e superiori, efficaci anche nel caso di minori svantaggiati (Coggi, Ricchiardi, Torre, 2019). Per gli insegnanti è impor-tante inoltre acquisire la capacità di lavorare con un’utenza diversificata, maturare una buona flessibilità didattica, un atteggiamento inclusivo e di attivazione personale (Coggi, 2018). Per gli educatori che lavorano all’in-tersezione tra il sistema dell’educazione non formale e quello dell’educa-zione formale, è invece importante acquisire competenze specifiche nella didattica extrascolastica (Ricchiardi, Torre, 2021). A tale scopo è necessa-rio attivare moduli di formazione ad hoc da integrare nei curricoli, mirati per le due professionalità, secondo modelli che alla formazione teorica affianchino la messa in opera delle strategie, per poter giungere alla com-petenza vera e propria. Occorre però anche predisporre interventi, sussidi e strumenti di diagnosi validati, adeguati alle professionalità educative e a loro disposizione. Daremo conto di seguito degli studi condotti da un gruppo di ricerca dell’Università di Torino (coordinato da Cristina Coggi) che hanno portato alla messa punto dei percorsi di ricerca-formazione volti ad abilitare insegnanti ed educatori alla conduzione di programmi di po-tenziamento cognitivo rivolti ad allievi con difficoltà di apprendimento di origine ambientale (“Programma Fenix” e successivi sviluppi). Descrivere-mo inoltre gli esiti conseguiti con tale formazione.
Formare insegnanti e educatori per promuovere l'apprendimento e la riuscita scolastica: il coinvolgimento in un processo di formazione-ricerca
Paola Ricchiardi;Emanuela Torre
2022-01-01
Abstract
Da tempo studiosi, professionisti e decisori politici si propongono, ciascuno secondo il proprio ruolo, di far fronte al problema persistente dei risultati educativi iniqui tra studenti avvantaggiati e allievi in condizione di deprivazione socio-culturale, a fronte anche degli effetti negativi del fenomeno, a lungo termine, sulle traiettorie di vita individuali. Si tratta di una sfida importante che richiede politiche educative adeguate, informate dalla ricerca. Particolare attenzione, al di là dei progetti specifici, merita la formazione dei professionisti (insegnanti ed educatori) che quotidianamen-te orientano e promuovono l’apprendimento di bambini e ragazzi, anche in un’ottica di integrazione tra professionalità. Nel profilo di competenze sia dei futuri insegnanti sia dei futuri educatori che lavoreranno nel sup-porto allo studio, diventa dunque imprescindibile la capacità di stimolare un apprendimento significativo attraverso interventi centrati sullo sviluppo dei processi cognitivi di base e superiori, efficaci anche nel caso di minori svantaggiati (Coggi, Ricchiardi, Torre, 2019). Per gli insegnanti è impor-tante inoltre acquisire la capacità di lavorare con un’utenza diversificata, maturare una buona flessibilità didattica, un atteggiamento inclusivo e di attivazione personale (Coggi, 2018). Per gli educatori che lavorano all’in-tersezione tra il sistema dell’educazione non formale e quello dell’educa-zione formale, è invece importante acquisire competenze specifiche nella didattica extrascolastica (Ricchiardi, Torre, 2021). A tale scopo è necessa-rio attivare moduli di formazione ad hoc da integrare nei curricoli, mirati per le due professionalità, secondo modelli che alla formazione teorica affianchino la messa in opera delle strategie, per poter giungere alla com-petenza vera e propria. Occorre però anche predisporre interventi, sussidi e strumenti di diagnosi validati, adeguati alle professionalità educative e a loro disposizione. Daremo conto di seguito degli studi condotti da un gruppo di ricerca dell’Università di Torino (coordinato da Cristina Coggi) che hanno portato alla messa punto dei percorsi di ricerca-formazione volti ad abilitare insegnanti ed educatori alla conduzione di programmi di po-tenziamento cognitivo rivolti ad allievi con difficoltà di apprendimento di origine ambientale (“Programma Fenix” e successivi sviluppi). Descrivere-mo inoltre gli esiti conseguiti con tale formazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



