Will McPhail Entra. ed. orig. 2021, trad. dall’inglese di Francesco Pacifico, pp. 272 € 24, Tunué, Latina, 2023 Will McPhail è un giovane autore e talentuoso vignettista inglese: nel 2013 ha vinto il premio “Young Cartoonist of the Year from the British Cartoonist’s Association”; nel 2017 e nel 2018 il “Reuben Award for Cartoonist of the Year”; nel 2022 il “Betty Trask Prize” con Entra. e, sempre nello stesso anno, il suo nome era nella rosa dei candidati agli “Eisner Award” per la categoria miglior inedito. McPhail non ha studiato arte – è laureato in zoologia – ma ha sempre avuto una passione innata e smisurata per il disegno, scaturita e alimentata dall’avida lettura di Calvin & Hobbes al punto da conoscere a menadito ogni singola vignetta di Bill Watterson. Durante gli anni universitari invia i suoi disegni alle riviste locali e sarà “Private Eye” a dare inizio alla sua carriera di vignettista che culmina nel 2014, quando inizia a collaborare con “The New Yorker”. A fine 2022 nel Regno Unito esce Love and Vermin, una raccolta di vignette pubblicate sulla rivista statunitense. Gli insetti, gli animali infestanti sono i soggetti ricorrenti nei suoi disegni. Con ironia, l’autore giustifica questo suo tratto caratteristico e peculiare paragonandolo a una forma di risarcimento, un modo per ripagare la madre dei soldi spesi in tasse universitarie. Il passaggio da vignettista ad autore di romanzo a fumetti è stato naturale nonostante McPhail si senta più a suo agio con i disegni piuttosto che con le parole, quando gli è stato proposto di scrivere una storia che non si esaurisse nel riquadro di una vignetta ha accettato la sfida. Entra. è incentrato sulle interazioni umane nella società contemporanea, dove le persone si limitano a interagire attraverso conversazioni superficiali e di circostanza. Le parole dette sono svuotate di significato, perdono efficacia e risultano essere una mera emissione di suoni. È questa la riflessione alla base di Entra. e il titolo, nell’intenzione di restituire importanza alle “parole che pesano” poiché “dovremmo essere capaci di parlare” – come sottolinea Nick, il protagonista – vuole essere l’obiettivo da raggiungere, ovvero entrare nel mondo dell’altro, l’interlocutore con il quale si sta interagendo. Nick impara che per far sì che l’altro si apra e ci lasci entrare bisogna essere autentici, smettere di essere performativi e se occorre tacere e ascoltare. Le sue giornate sono costellate da “un altro incontro insignificante”. È un giovane disegnatore, conduce un’esistenza solitaria, frequenta locali con insegne surreali e inautentiche: “Gentrificchiato”, “Calcio nella Schiena Artigianale”, “A Questo Punto Dacci i Soldi e Basta”, ma è anche un attento osservatore del prossimo che si chiede ripetutamente “è tutta qui l’interazione umana?”. Una sera, nel tentativo di passare all’azione, decide di essere triste “perché un uomo triste che fa il triste in un bar triste è un fenomeno di cui ho sentito parlare e mi piacerebbe molto recitare la parte per una sera”. Date le premesse, la sua azione non va oltre all’atto performativo, entrambi (Nick e il barista) recitano un copione collaudato, fino al momento in cui irrompe nella scena Wren, una giovane donna che da quel momento inizierà Nick alla vera interazione umana. Attraverso di essa possono emergere altri temi come la perdita di un genitore, la solitudine, la presa di coscienza, imparare a condividere e curare gli affetti. Il tutto viene descritto in una lunga sequenza di vignette in bianco e nero. Però, quando Nick riesce a stabilire un contatto con il suo interlocutore, ecco che il lettore si trova di fronte a un’esplosione di colori. Proprio come Wren che irrompe nella scena dell’avventore triste cercando conforto nelle parole del barista, il colore irrompe nella monotonia del bianco e nero per presentare e descrivere le variopinte sfaccettature del genere umano. Un indizio che il lettore impara a riconoscere è il cambiamento della forma degli occhi. Tutte le volte che Nick usa le parole in maniera appropriata, gli occhi si modificano, come fossero un lucchetto nella cui serratura si sta facendo girare la chiave. Da un semplice puntino, le sue pupille si dilatano e si contornano dell’iride colorata poiché il codice di accesso altro non è che la combinazione corretta delle parole. Solo così gli occhi si spalancano per far entrare Nick e il lettore nel mondo dell’altro.

Will McPhail, "Entra."

Maria Festa
2023-01-01

Abstract

Will McPhail Entra. ed. orig. 2021, trad. dall’inglese di Francesco Pacifico, pp. 272 € 24, Tunué, Latina, 2023 Will McPhail è un giovane autore e talentuoso vignettista inglese: nel 2013 ha vinto il premio “Young Cartoonist of the Year from the British Cartoonist’s Association”; nel 2017 e nel 2018 il “Reuben Award for Cartoonist of the Year”; nel 2022 il “Betty Trask Prize” con Entra. e, sempre nello stesso anno, il suo nome era nella rosa dei candidati agli “Eisner Award” per la categoria miglior inedito. McPhail non ha studiato arte – è laureato in zoologia – ma ha sempre avuto una passione innata e smisurata per il disegno, scaturita e alimentata dall’avida lettura di Calvin & Hobbes al punto da conoscere a menadito ogni singola vignetta di Bill Watterson. Durante gli anni universitari invia i suoi disegni alle riviste locali e sarà “Private Eye” a dare inizio alla sua carriera di vignettista che culmina nel 2014, quando inizia a collaborare con “The New Yorker”. A fine 2022 nel Regno Unito esce Love and Vermin, una raccolta di vignette pubblicate sulla rivista statunitense. Gli insetti, gli animali infestanti sono i soggetti ricorrenti nei suoi disegni. Con ironia, l’autore giustifica questo suo tratto caratteristico e peculiare paragonandolo a una forma di risarcimento, un modo per ripagare la madre dei soldi spesi in tasse universitarie. Il passaggio da vignettista ad autore di romanzo a fumetti è stato naturale nonostante McPhail si senta più a suo agio con i disegni piuttosto che con le parole, quando gli è stato proposto di scrivere una storia che non si esaurisse nel riquadro di una vignetta ha accettato la sfida. Entra. è incentrato sulle interazioni umane nella società contemporanea, dove le persone si limitano a interagire attraverso conversazioni superficiali e di circostanza. Le parole dette sono svuotate di significato, perdono efficacia e risultano essere una mera emissione di suoni. È questa la riflessione alla base di Entra. e il titolo, nell’intenzione di restituire importanza alle “parole che pesano” poiché “dovremmo essere capaci di parlare” – come sottolinea Nick, il protagonista – vuole essere l’obiettivo da raggiungere, ovvero entrare nel mondo dell’altro, l’interlocutore con il quale si sta interagendo. Nick impara che per far sì che l’altro si apra e ci lasci entrare bisogna essere autentici, smettere di essere performativi e se occorre tacere e ascoltare. Le sue giornate sono costellate da “un altro incontro insignificante”. È un giovane disegnatore, conduce un’esistenza solitaria, frequenta locali con insegne surreali e inautentiche: “Gentrificchiato”, “Calcio nella Schiena Artigianale”, “A Questo Punto Dacci i Soldi e Basta”, ma è anche un attento osservatore del prossimo che si chiede ripetutamente “è tutta qui l’interazione umana?”. Una sera, nel tentativo di passare all’azione, decide di essere triste “perché un uomo triste che fa il triste in un bar triste è un fenomeno di cui ho sentito parlare e mi piacerebbe molto recitare la parte per una sera”. Date le premesse, la sua azione non va oltre all’atto performativo, entrambi (Nick e il barista) recitano un copione collaudato, fino al momento in cui irrompe nella scena Wren, una giovane donna che da quel momento inizierà Nick alla vera interazione umana. Attraverso di essa possono emergere altri temi come la perdita di un genitore, la solitudine, la presa di coscienza, imparare a condividere e curare gli affetti. Il tutto viene descritto in una lunga sequenza di vignette in bianco e nero. Però, quando Nick riesce a stabilire un contatto con il suo interlocutore, ecco che il lettore si trova di fronte a un’esplosione di colori. Proprio come Wren che irrompe nella scena dell’avventore triste cercando conforto nelle parole del barista, il colore irrompe nella monotonia del bianco e nero per presentare e descrivere le variopinte sfaccettature del genere umano. Un indizio che il lettore impara a riconoscere è il cambiamento della forma degli occhi. Tutte le volte che Nick usa le parole in maniera appropriata, gli occhi si modificano, come fossero un lucchetto nella cui serratura si sta facendo girare la chiave. Da un semplice puntino, le sue pupille si dilatano e si contornano dell’iride colorata poiché il codice di accesso altro non è che la combinazione corretta delle parole. Solo così gli occhi si spalancano per far entrare Nick e il lettore nel mondo dell’altro.
2023
XL
10
26
26
graphic novel, interazioni umane, "l'altro"
Maria Festa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1935550
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