Mentre era già impegnato nella stesura delle Lettere Provinciali Pascal redasse tre abbozzi per un discorso teo-antropologico più ampio che solo nel 1914 avrebbero ricevuto, da parte di Léon Brunschvicg, l’appellativo di Écrits sur la grâce. Sarebbe riduttivo definire gli Écrits come un mero trattato teologico, dal momento che in essi Pascal riversa tutta la sua comprensione dell’essere umano – ovviamente colto alla luce del rapporto col divino – oltre a far emergere la profonda conoscenza (benché in un primo tempo sottostimata) che egli aveva della letteratura patristica e delle controversie teologiche del suo tempo. Questo insieme di fattori fa sì che gli Écrits siano il luogo privilegiato in cui è possibile cogliere il pensiero e il profilo di Pascal nella sua complessità e unitarietà; e a corroborare questo giudizio basterebbe quanto Jean Menard disse in merito a questi tre testi, i quali sarebbero come “un’introduzione naturale all’opera ai Pensieri” e una “chiave di lettura di tutta l’opera pascaliana”. Con gli Écrits, inoltre, Pascal assume un posto di rilievo – sebbene, anche qui, troppo spesso sottovalutato – nell’atavica querelle sul libero arbitrio che, proprio nei primi anni del Seicento, assistette ad un notevole cambio di passo: transitando da quella che potrebbe essere definita come l’“era teologica” del libero arbitrio a quella che si stava inaugurando quale “era filosofica”, nella quale autori come Renè Descartes e Nicolas de Malebranche avrebbero proceduto per via razionale – seppur ancora legati ad alcune questioni teologiche – a indagare la tematica della libertà. In quel contesto Pascal, in modo sicuramente diverso da suoi “colleghi”, ha portato alcuni elementi che reputo essere particolarmente notevoli soprattutto per il dibattito contemporaneo. Partendo quindi da questi dati e, in particolare, dall’interpretazione non sempre “ortodossa” che negli Écrits il Clermontese fa di Agostino, il contributo cercherà di analizzare la nozione pascaliana di libertà, formulata in aperta opposizione sia al luteranesimo/calvinismo sia al molinismo gesuitico, per individuare a quale specifica teoria del rapporto tra grazia e libero arbitrio Pascal sia pervenuto. Nello specifico, recuperando la teoria novecentesca dell’interpretazione condizionale delle alternative possibilities, l’articolo mirerà a rileggere la teoria pascaliana in quella che potrebbe essere definita, attraverso termini moderni, come compatibilista, e azzarderà alcune assonanze tra il filosofo di Port-Royal e la dottrina di Luis de Molina.

La contemporaneità degli “Scritti sulla grazia”. Una rilettura compatibilista del rapporto pascaliano tra grazia e libero arbitrio

Cristiano Cali'
2023-01-01

Abstract

Mentre era già impegnato nella stesura delle Lettere Provinciali Pascal redasse tre abbozzi per un discorso teo-antropologico più ampio che solo nel 1914 avrebbero ricevuto, da parte di Léon Brunschvicg, l’appellativo di Écrits sur la grâce. Sarebbe riduttivo definire gli Écrits come un mero trattato teologico, dal momento che in essi Pascal riversa tutta la sua comprensione dell’essere umano – ovviamente colto alla luce del rapporto col divino – oltre a far emergere la profonda conoscenza (benché in un primo tempo sottostimata) che egli aveva della letteratura patristica e delle controversie teologiche del suo tempo. Questo insieme di fattori fa sì che gli Écrits siano il luogo privilegiato in cui è possibile cogliere il pensiero e il profilo di Pascal nella sua complessità e unitarietà; e a corroborare questo giudizio basterebbe quanto Jean Menard disse in merito a questi tre testi, i quali sarebbero come “un’introduzione naturale all’opera ai Pensieri” e una “chiave di lettura di tutta l’opera pascaliana”. Con gli Écrits, inoltre, Pascal assume un posto di rilievo – sebbene, anche qui, troppo spesso sottovalutato – nell’atavica querelle sul libero arbitrio che, proprio nei primi anni del Seicento, assistette ad un notevole cambio di passo: transitando da quella che potrebbe essere definita come l’“era teologica” del libero arbitrio a quella che si stava inaugurando quale “era filosofica”, nella quale autori come Renè Descartes e Nicolas de Malebranche avrebbero proceduto per via razionale – seppur ancora legati ad alcune questioni teologiche – a indagare la tematica della libertà. In quel contesto Pascal, in modo sicuramente diverso da suoi “colleghi”, ha portato alcuni elementi che reputo essere particolarmente notevoli soprattutto per il dibattito contemporaneo. Partendo quindi da questi dati e, in particolare, dall’interpretazione non sempre “ortodossa” che negli Écrits il Clermontese fa di Agostino, il contributo cercherà di analizzare la nozione pascaliana di libertà, formulata in aperta opposizione sia al luteranesimo/calvinismo sia al molinismo gesuitico, per individuare a quale specifica teoria del rapporto tra grazia e libero arbitrio Pascal sia pervenuto. Nello specifico, recuperando la teoria novecentesca dell’interpretazione condizionale delle alternative possibilities, l’articolo mirerà a rileggere la teoria pascaliana in quella che potrebbe essere definita, attraverso termini moderni, come compatibilista, e azzarderà alcune assonanze tra il filosofo di Port-Royal e la dottrina di Luis de Molina.
2023
Nessuno è più felice di un cristiano. 1623-2023. A 400 anni dalla nascita di Pascal
Studium
La cultura
15
37
978-88-382-5315-7
Cristiano Cali'
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