Con il suo nuovo libro, Robert Darnton ripercorre ancora il mondo vivace del commercio del libro tra la Société typographique de Neuchâtel (e le altre stamperie a essa collegate) e la Francia, ma con una lente un po’ diversa, entrando nei meccanismi della contraffazione ai danni della Francia non solo per i libri proibiti, ma anche per quelli che proibiti non erano, come opere storiche, religiose, scientifiche,odeporiche, la cui contraffazione nelle stamperie d’oltre confine causava un danno immenso agli stampatori francesi che avevano richiesto al sovrano la privativa di stampa e avevano fatto ingenti investimenti, pensando di essere i soli a produrre e a mettere in vendita quelle edizioni. La pirateria editoriale assume, nell’avvincente ricostruzione di Darnton, una valenza di carattere socio-economico: con la loro l’imprenditorialità aggressiva, che Darnton definisce «booty capitalism», gli editori pirati contribuirono a modernizzare l’editoria, infrangendo i privilegi delle case editrici protette dal rigido sistema corporativo dei libri parigini e preparando quello che poi la Rivoluzione avrebbe apportato: l’abolizione delle corporazioni nel 1791. Inoltre c'è una valenza di carattere culturale: quello che oggi può apparire un atteggiamento scorretto e illegale si rivelò allora, in assenza di una legge sul copyright, sul diritto d’autore e sulla libertà di stampa, un comportamento che finì per mobilitare «the power of books», rendendoli più accessibili a un numero più ampio di lettori.

Pirati di libri: agenti di una democratizzazione del sapere nel Settecento?

L. Braida
2022-01-01

Abstract

Con il suo nuovo libro, Robert Darnton ripercorre ancora il mondo vivace del commercio del libro tra la Société typographique de Neuchâtel (e le altre stamperie a essa collegate) e la Francia, ma con una lente un po’ diversa, entrando nei meccanismi della contraffazione ai danni della Francia non solo per i libri proibiti, ma anche per quelli che proibiti non erano, come opere storiche, religiose, scientifiche,odeporiche, la cui contraffazione nelle stamperie d’oltre confine causava un danno immenso agli stampatori francesi che avevano richiesto al sovrano la privativa di stampa e avevano fatto ingenti investimenti, pensando di essere i soli a produrre e a mettere in vendita quelle edizioni. La pirateria editoriale assume, nell’avvincente ricostruzione di Darnton, una valenza di carattere socio-economico: con la loro l’imprenditorialità aggressiva, che Darnton definisce «booty capitalism», gli editori pirati contribuirono a modernizzare l’editoria, infrangendo i privilegi delle case editrici protette dal rigido sistema corporativo dei libri parigini e preparando quello che poi la Rivoluzione avrebbe apportato: l’abolizione delle corporazioni nel 1791. Inoltre c'è una valenza di carattere culturale: quello che oggi può apparire un atteggiamento scorretto e illegale si rivelò allora, in assenza di una legge sul copyright, sul diritto d’autore e sulla libertà di stampa, un comportamento che finì per mobilitare «the power of books», rendendoli più accessibili a un numero più ampio di lettori.
2022
119
1
132
139
pirateria editoriale; Settecento; Illuminismo; livres philosophiques; storia del libro
L. Braida
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