La ricerca storico cartografica è stata finora condotta da una prospettiva fortemente stato-centrica, che è il riflesso della prevalente organizzazione degli studi su base nazionale e delle stesse modalità di conservazione delle fonti. La focalizzazione delle ricerche alla scala statale è stata allo stesso tempo, e su più fondate basi critiche, la conseguenza dell’interesse privilegiato tributato negli ultimi decenni ai rapporti tra cartografia, istituzioni e potere statale in età moderna. Tuttavia, alcune esperienze di ricerca incardinate su orizzonti più ampi – quali quelle promosse da The History of Cartography Project – hanno fornito occasioni importanti per lo sviluppo di analisi comparative e, più profondamente ancora, sollecitazioni verso il superamento della semplice comparazione tra differenti tradizioni cartografiche statali, per estendere l’indagine alle relazioni interstatali e alle reti di circolazione di idee e uomini sottese alla produzione cartografica di età moderna. I primi catasti moderni, realizzati tra XVIII e XIX secolo, hanno costituito un terreno privilegiato per lo sviluppo di tali indirizzi innovativi. Dopo una prima stagione di studi tesa alla ricostruzione delle singole realizzazioni statali nelle loro specificità istituzionali e tecniche, nonché alla loro comparazione (Kain e Baigent,1992; Pressenda, 2019), il cambio di prospettiva è stato inaugurato oltre due decenni or sono dal versante della storia del diritto, portando l’attenzione proprio sulla circolazione interstatale di idee e modelli amministrativi relativi al catasto come strumento di riforma fiscale (Mannori, 2001; Contini e Martelli, 2007; Alimento, 2008). L’estensione di tale indirizzo di ricerca agli aspetti tecnici e cartografici dei catasti è invece rimasta finora marginale. A favore dello sviluppo di indagini sistematiche in questa direzione ci spingono però le caratteristiche peculiari dei catasti del XVIII secolo, che li resero occasioni straordinarie per l’attivazione di forme di scambio tecnico-cartografico interstatale sotto più profili. Sul piano materiale, la realizzazione delle grandi campagne di rilevamento e cartografazione sottese ai catasti geometrico-particellari comportò infatti un salto di scala nelle pratiche dell’agrimensura, fino ad allora rimaste per lo più vincolate alla committenza locale di comunità e privati, e impose l’organizzazione del reclutamento di mano d’opera tecnica su ambiti spaziali inediti e travalicanti i confini dei singoli stati, attivando movimenti di uomini su vasto raggio. Su un piano meno tangibile, ma altrettanto determinante per l’emergere di modelli cartografici comuni a scala sovra-statale, l’esperienza dei catasti settecenteschi si fondò sulla diffusione di innovazioni tecniche e organizzative nel rilevamento e nel linguaggio figurativo cruciali non solo in ambito agrimensorio, ma capaci di esercitare una più ampia influenza anche sulla produzione topografica. Sulla base di tali premesse si è formulato un progetto di ricerca tendente all’individuazione dei percorsi di mobilità geografica e professionale e alla ricostruzione delle reti di relazioni lavorative che coinvolgono i tecnici catastali, a partire da un approccio biografico e prosopografico. A tal fine si è realizzato uno schedario prosopografico degli agrimensori impiegati nei due più antichi catasti geometrico-particellari europei (censo dello Stato di Milano 1713-1760 e “catasto antico” sabaudo 1728-), tra loro strettamente connessi proprio da flussi di operatori e saperi tecnici. Il saggio illustra i primi risultati emergenti dall'analisi delle reti di circolazione dei tecnici ricostruibili attraverso lo schedario, in continua implementazione, come base per la costruzione di più ampie reti di scambio scientifico su tale tematica.
Reti interstatali e primi catasti moderni: mobilità professionale e geografica degli agrimensori in Europa (XVIII-XIX secolo)
Paola Pressenda
First
;Maria Luisa Sturani
Last
2024-01-01
Abstract
La ricerca storico cartografica è stata finora condotta da una prospettiva fortemente stato-centrica, che è il riflesso della prevalente organizzazione degli studi su base nazionale e delle stesse modalità di conservazione delle fonti. La focalizzazione delle ricerche alla scala statale è stata allo stesso tempo, e su più fondate basi critiche, la conseguenza dell’interesse privilegiato tributato negli ultimi decenni ai rapporti tra cartografia, istituzioni e potere statale in età moderna. Tuttavia, alcune esperienze di ricerca incardinate su orizzonti più ampi – quali quelle promosse da The History of Cartography Project – hanno fornito occasioni importanti per lo sviluppo di analisi comparative e, più profondamente ancora, sollecitazioni verso il superamento della semplice comparazione tra differenti tradizioni cartografiche statali, per estendere l’indagine alle relazioni interstatali e alle reti di circolazione di idee e uomini sottese alla produzione cartografica di età moderna. I primi catasti moderni, realizzati tra XVIII e XIX secolo, hanno costituito un terreno privilegiato per lo sviluppo di tali indirizzi innovativi. Dopo una prima stagione di studi tesa alla ricostruzione delle singole realizzazioni statali nelle loro specificità istituzionali e tecniche, nonché alla loro comparazione (Kain e Baigent,1992; Pressenda, 2019), il cambio di prospettiva è stato inaugurato oltre due decenni or sono dal versante della storia del diritto, portando l’attenzione proprio sulla circolazione interstatale di idee e modelli amministrativi relativi al catasto come strumento di riforma fiscale (Mannori, 2001; Contini e Martelli, 2007; Alimento, 2008). L’estensione di tale indirizzo di ricerca agli aspetti tecnici e cartografici dei catasti è invece rimasta finora marginale. A favore dello sviluppo di indagini sistematiche in questa direzione ci spingono però le caratteristiche peculiari dei catasti del XVIII secolo, che li resero occasioni straordinarie per l’attivazione di forme di scambio tecnico-cartografico interstatale sotto più profili. Sul piano materiale, la realizzazione delle grandi campagne di rilevamento e cartografazione sottese ai catasti geometrico-particellari comportò infatti un salto di scala nelle pratiche dell’agrimensura, fino ad allora rimaste per lo più vincolate alla committenza locale di comunità e privati, e impose l’organizzazione del reclutamento di mano d’opera tecnica su ambiti spaziali inediti e travalicanti i confini dei singoli stati, attivando movimenti di uomini su vasto raggio. Su un piano meno tangibile, ma altrettanto determinante per l’emergere di modelli cartografici comuni a scala sovra-statale, l’esperienza dei catasti settecenteschi si fondò sulla diffusione di innovazioni tecniche e organizzative nel rilevamento e nel linguaggio figurativo cruciali non solo in ambito agrimensorio, ma capaci di esercitare una più ampia influenza anche sulla produzione topografica. Sulla base di tali premesse si è formulato un progetto di ricerca tendente all’individuazione dei percorsi di mobilità geografica e professionale e alla ricostruzione delle reti di relazioni lavorative che coinvolgono i tecnici catastali, a partire da un approccio biografico e prosopografico. A tal fine si è realizzato uno schedario prosopografico degli agrimensori impiegati nei due più antichi catasti geometrico-particellari europei (censo dello Stato di Milano 1713-1760 e “catasto antico” sabaudo 1728-), tra loro strettamente connessi proprio da flussi di operatori e saperi tecnici. Il saggio illustra i primi risultati emergenti dall'analisi delle reti di circolazione dei tecnici ricostruibili attraverso lo schedario, in continua implementazione, come base per la costruzione di più ampie reti di scambio scientifico su tale tematica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



