Questo saggio tratta degli usi e della commercializzazione del ghiaccio e della neve a Genova e Torino tra il XVII e il XX secolo, avvalendosi del duplice approccio della storia e dell’archeologia. Il particolare bene di consumo e conservazione in esame è analizzato sia come protagonista di precise traiettorie commerciali, che vengono ricostruite grazie alle fonti delle gabelle genovesi e torinesi, sia come risorsa naturale prodotta o estratta in contesti montani attraverso specifiche pratiche. Al centro dell’analisi si colloca la stretta relazione tra i circuiti commerciali cittadini e le forme di gestione delle risorse nelle aree rurali. Questo tipo di ricerche multidisciplinari, basate su esercizi di contestualizzazione del patrimonio rurale, nasce all’interno della particolare esperienza del Laboratorio di Archeologia e Storia ambientale dell’Università di Genova (LASA), che fonda la sua genealogia sulla storiografica microstorica, sulla geografia storica e sull’archeologia postclassica, tutte interessate alla storia della cultura materiale. Ghiaccio e neve sono oggetti di indagine dinamici, in senso letterale: una volta prodotti o estratti dovevano essere immediatamente trasportati, con tecniche ben definite, e subito consumati e immagazzinati per il breve periodo che il loro mutevole cambiamento di stato fisico consentiva. La constatazione della loro scarsa durevolezza non prescinde da intrecci metodologici fra discipline: l’indagine archeologica propone risultati relativi ai luoghi di stoccaggio o alle tecniche di produzione ed estrazione, mentre la ricerca archivistica ne segue il percorso commerciale e ne indaga gli usi medici o alimentari in ambito cittadino. L’analisi condotta in contesti geografici e istituzionali diversi allarga ulteriormente lo spettro delle relazioni e degli scambi culturali ed economici centrali nella vita delle città e nelle relazioni fra città ed entroterra.
Ghiaccio e neve in città. Usi e percorsi di un particolare bene di consumo a Genova e Torino (XVII-XX secolo)
Giulia Beltrametti;
2019-01-01
Abstract
Questo saggio tratta degli usi e della commercializzazione del ghiaccio e della neve a Genova e Torino tra il XVII e il XX secolo, avvalendosi del duplice approccio della storia e dell’archeologia. Il particolare bene di consumo e conservazione in esame è analizzato sia come protagonista di precise traiettorie commerciali, che vengono ricostruite grazie alle fonti delle gabelle genovesi e torinesi, sia come risorsa naturale prodotta o estratta in contesti montani attraverso specifiche pratiche. Al centro dell’analisi si colloca la stretta relazione tra i circuiti commerciali cittadini e le forme di gestione delle risorse nelle aree rurali. Questo tipo di ricerche multidisciplinari, basate su esercizi di contestualizzazione del patrimonio rurale, nasce all’interno della particolare esperienza del Laboratorio di Archeologia e Storia ambientale dell’Università di Genova (LASA), che fonda la sua genealogia sulla storiografica microstorica, sulla geografia storica e sull’archeologia postclassica, tutte interessate alla storia della cultura materiale. Ghiaccio e neve sono oggetti di indagine dinamici, in senso letterale: una volta prodotti o estratti dovevano essere immediatamente trasportati, con tecniche ben definite, e subito consumati e immagazzinati per il breve periodo che il loro mutevole cambiamento di stato fisico consentiva. La constatazione della loro scarsa durevolezza non prescinde da intrecci metodologici fra discipline: l’indagine archeologica propone risultati relativi ai luoghi di stoccaggio o alle tecniche di produzione ed estrazione, mentre la ricerca archivistica ne segue il percorso commerciale e ne indaga gli usi medici o alimentari in ambito cittadino. L’analisi condotta in contesti geografici e istituzionali diversi allarga ulteriormente lo spettro delle relazioni e degli scambi culturali ed economici centrali nella vita delle città e nelle relazioni fra città ed entroterra.| File | Dimensione | Formato | |
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