Il contributo si prepone di analizzare i contenuti di un decreto emesso da Publio Mucio, come pontefice massimo, e tramandato nel de legibus ciceroniano. Si propone una datazione di tale decreto (tra il 130 e prima del 115) e la fonte da cui Cicerone ha attinto il decreto medesimo (plausibilmente gli annali pontificali redatti da Publio Mucio stesso, in qualità di pontefice massimo, mentre arduo è ritenere che di esso si facesse menzione nei 18 libri dedicati al diritto privato di Quinto Mucio). Il decreto è citato da Cicerone come afferente alle regole generali da lui abbozzate nel de legibus, quali esempi di una futura produzione normativa a carattere generale ed astratto (pur se di provenienza dottrinale), da cui ricavare deduttivamente le regole più specifiche. In particolare qui sul culto da assicurare ai defunti. Di questa regola generale, di fattura ciceroniana, l'Arpinate vede espressione particolare in varie parti dell'ordinamento romano, compreso, a livello singolo e concreto, il decreto pontificale muciano che, a certe condizioni, sanciva la purezza della famiglia del defunto gettato cadavere in mare oppure quivi affogato (un fenomeno non raro, a causa dell'attività piratesca). Si approfondisce altresì se per 'familia' debbano intendersi i prossimi congiunti del de cuius oppure la famiglia dell'erede, qualora le due figure non coincidessero (fenomeno comunque ancora raro ai tempi del decreto muciano). Le condizioni poste da Publio Mucio mostrano peraltro il rispetto per la tradizione che informava il console del 133
Un decreto di ius pontificium di Publio Mucio
Barbati S.
2024-01-01
Abstract
Il contributo si prepone di analizzare i contenuti di un decreto emesso da Publio Mucio, come pontefice massimo, e tramandato nel de legibus ciceroniano. Si propone una datazione di tale decreto (tra il 130 e prima del 115) e la fonte da cui Cicerone ha attinto il decreto medesimo (plausibilmente gli annali pontificali redatti da Publio Mucio stesso, in qualità di pontefice massimo, mentre arduo è ritenere che di esso si facesse menzione nei 18 libri dedicati al diritto privato di Quinto Mucio). Il decreto è citato da Cicerone come afferente alle regole generali da lui abbozzate nel de legibus, quali esempi di una futura produzione normativa a carattere generale ed astratto (pur se di provenienza dottrinale), da cui ricavare deduttivamente le regole più specifiche. In particolare qui sul culto da assicurare ai defunti. Di questa regola generale, di fattura ciceroniana, l'Arpinate vede espressione particolare in varie parti dell'ordinamento romano, compreso, a livello singolo e concreto, il decreto pontificale muciano che, a certe condizioni, sanciva la purezza della famiglia del defunto gettato cadavere in mare oppure quivi affogato (un fenomeno non raro, a causa dell'attività piratesca). Si approfondisce altresì se per 'familia' debbano intendersi i prossimi congiunti del de cuius oppure la famiglia dell'erede, qualora le due figure non coincidessero (fenomeno comunque ancora raro ai tempi del decreto muciano). Le condizioni poste da Publio Mucio mostrano peraltro il rispetto per la tradizione che informava il console del 133| File | Dimensione | Formato | |
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