Il saggio indaga il significato antropologico, teologico e rituale della porta e della soglia nell’esperienza giubilare cristiana, interrogandone la pertinenza nell’epoca della digitalizzazione degli spazi e delle relazioni. A fronte della crescente mediazione tecnologica dell’esperienza umana, l’autore sostiene l’irriducibilità della soglia materiale quale condizione necessaria per l’accesso a una realtà altra, in particolare a quella della grazia sacramentale e giubilare. Attraverso una critica all’analogia tra schermo e soglia, il contributo mostra come la soglia presupponga ontologicamente una porta fisica e un attraversamento corporeo. L’analisi si sviluppa su tre livelli – fisico, funzionale e virtuale (inteso come potenziale) – mettendo in luce il valore simbolico del binomio soglia-porta come luogo di separazione, protezione e passaggio. Il percorso storico-teologico attraversa la tradizione biblica e cristiana, evidenziando come la porta strutturi la narrazione della salvezza e come Cristo stesso venga compreso come “porta”. In ambito liturgico e architettonico, la porta della chiesa assume una funzione rituale complessa, espressa dai concetti di limes, ostium e ianua, che articolano confine, solidità e dinamica mistagogica. La ritualità giubilare, e in particolare l’attraversamento della Porta santa, è interpretata come gesto corporeo imprescindibile, capace di significare l’accesso alla misericordia e alla speranza escatologica. Il saggio conclude affermando che nessuna esperienza virtuale può sostituire l’attraversamento fisico della soglia, poiché solo il coinvolgimento del corpo rende possibile un’autentica esperienza di passaggio e trasformazione.
La porta materiale e la soglia virtuale. I riti vitali e giubilari nell’era digitale
Cristiano Cali'
2025-01-01
Abstract
Il saggio indaga il significato antropologico, teologico e rituale della porta e della soglia nell’esperienza giubilare cristiana, interrogandone la pertinenza nell’epoca della digitalizzazione degli spazi e delle relazioni. A fronte della crescente mediazione tecnologica dell’esperienza umana, l’autore sostiene l’irriducibilità della soglia materiale quale condizione necessaria per l’accesso a una realtà altra, in particolare a quella della grazia sacramentale e giubilare. Attraverso una critica all’analogia tra schermo e soglia, il contributo mostra come la soglia presupponga ontologicamente una porta fisica e un attraversamento corporeo. L’analisi si sviluppa su tre livelli – fisico, funzionale e virtuale (inteso come potenziale) – mettendo in luce il valore simbolico del binomio soglia-porta come luogo di separazione, protezione e passaggio. Il percorso storico-teologico attraversa la tradizione biblica e cristiana, evidenziando come la porta strutturi la narrazione della salvezza e come Cristo stesso venga compreso come “porta”. In ambito liturgico e architettonico, la porta della chiesa assume una funzione rituale complessa, espressa dai concetti di limes, ostium e ianua, che articolano confine, solidità e dinamica mistagogica. La ritualità giubilare, e in particolare l’attraversamento della Porta santa, è interpretata come gesto corporeo imprescindibile, capace di significare l’accesso alla misericordia e alla speranza escatologica. Il saggio conclude affermando che nessuna esperienza virtuale può sostituire l’attraversamento fisico della soglia, poiché solo il coinvolgimento del corpo rende possibile un’autentica esperienza di passaggio e trasformazione.| File | Dimensione | Formato | |
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