L’articolo affronta la questione del libero arbitrio nel quadro del dialogo tra filosofia e scienze empiriche, con l’obiettivo di individuare nuove piste di ricerca capaci di superare l’attuale impasse teorico. Dopo aver distinto il libero arbitrio dalla generica nozione di libertà, esso viene definito come “libertà ambiziosa”, articolata nei requisiti di agency, possibilità alternative e controllo. Tali condizioni, intese in senso robusto, richiedono non solo la capacità di agire diversamente, ma la libertà del volere stesso, ossia la non necessitazione delle volizioni. L’analisi mostra come il confronto con il determinismo scientifico, dalla fisica classica alle neuroscienze, abbia radicalizzato il dibattito tra compatibilismo e incompatibilismo. Gli esperimenti neurofisiologici – a partire da Libet – hanno riacceso la discussione, senza tuttavia fornire conclusioni definitive circa l’antecedenza causale dei processi neurali rispetto alle decisioni coscienti. Né il determinismo rigido né un indeterminismo puramente casuale risultano, da soli, in grado di fondare una nozione coerente di libertà e responsabilità: il primo sembra dissolvere l’autodeterminazione, il secondo rischia di ridurre l’azione a evento fortuito. Il contributo sostiene la necessità di un approccio transdisciplinare che integri metafisica, filosofia della mente, filosofia della scienza e neuroscienze, evitando tanto il dogmatismo quanto lo scetticismo. In questo quadro, viene valorizzata una prospettiva ispirata all’agent causation, reinterpretata in chiave disposizionale: la libertà non come facoltà isolata, ma come fenomeno di livello superiore, emergente dalla configurazione agenziale del soggetto. Ripensare il libero arbitrio significa, infine, interrogare l’identità stessa dell’umano in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, riaffermando la specificità di un agire che può dirsi originato dal soggetto e, in ultima istanza, “voluto perché voluto”.
Ancòra sulla libertà. Scienza e filosofia in dialogo per nuove piste di ricerca
Cristiano Cali'
2025-01-01
Abstract
L’articolo affronta la questione del libero arbitrio nel quadro del dialogo tra filosofia e scienze empiriche, con l’obiettivo di individuare nuove piste di ricerca capaci di superare l’attuale impasse teorico. Dopo aver distinto il libero arbitrio dalla generica nozione di libertà, esso viene definito come “libertà ambiziosa”, articolata nei requisiti di agency, possibilità alternative e controllo. Tali condizioni, intese in senso robusto, richiedono non solo la capacità di agire diversamente, ma la libertà del volere stesso, ossia la non necessitazione delle volizioni. L’analisi mostra come il confronto con il determinismo scientifico, dalla fisica classica alle neuroscienze, abbia radicalizzato il dibattito tra compatibilismo e incompatibilismo. Gli esperimenti neurofisiologici – a partire da Libet – hanno riacceso la discussione, senza tuttavia fornire conclusioni definitive circa l’antecedenza causale dei processi neurali rispetto alle decisioni coscienti. Né il determinismo rigido né un indeterminismo puramente casuale risultano, da soli, in grado di fondare una nozione coerente di libertà e responsabilità: il primo sembra dissolvere l’autodeterminazione, il secondo rischia di ridurre l’azione a evento fortuito. Il contributo sostiene la necessità di un approccio transdisciplinare che integri metafisica, filosofia della mente, filosofia della scienza e neuroscienze, evitando tanto il dogmatismo quanto lo scetticismo. In questo quadro, viene valorizzata una prospettiva ispirata all’agent causation, reinterpretata in chiave disposizionale: la libertà non come facoltà isolata, ma come fenomeno di livello superiore, emergente dalla configurazione agenziale del soggetto. Ripensare il libero arbitrio significa, infine, interrogare l’identità stessa dell’umano in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, riaffermando la specificità di un agire che può dirsi originato dal soggetto e, in ultima istanza, “voluto perché voluto”.| File | Dimensione | Formato | |
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