Nel classico Il principio responsabilità (1979), Hans Jonas suggerisce che, di fronte alla possibilità della scomparsa della vita umana sulla terra, dovremmo lasciarci guidare da una «euristica della paura», cioè adottare un atteggiamento prudente per evitare possibili eventi catastrofici, anche se non abbiamo evidenze che suggeriscano che essi siano effettivamente probabili. Il capitolo analizza l’euristica della paura di Jonas da una prospettiva differente rispetto a quelle utilizzare finora (o di stampo metafisico o morale): quella della filosofia delle emozioni e della psicologia morale. Mostrerò quanto il lavoro di Jonas sia uno studio pionieristico a proposito del funzionamento della paura, che si alimenta spesso della tendenza umana a focalizzarsi sul worst-case scenario piuttosto che sulle reali probabilità di un evento. Il saggio argomenta poi che la proposta di Jonas, accostata al principio di precauzione, non è un criterio affidabile per gestire i problemi transgenerazionali, per due ragioni. Primo, riprendendo le critiche di Cass Sunstein (2002; 2005) al principio di precauzione, argomento che l’euristica della paura di Jonas è self-defeating. In secondo luogo, sostengo che la paura non è un’emozione utile per tutelare le generazioni future, perché «restringe» i confini del nostro interesse, spingendoci a essere più egoisti piuttosto che a preoccuparci per gli altri. Nella misura in cui i problemi transgenerazionali (ad esempio quelli legati al cambiamento climatico) sembrano essere distanti da noi, e implicano un grado di interesse molto ampio, affidarsi alla paura è una strategia imperfetta per affrontarli.
Paura: una strategia per gestire il futuro? A partire da Hans Jonas
giulio sacco
2025-01-01
Abstract
Nel classico Il principio responsabilità (1979), Hans Jonas suggerisce che, di fronte alla possibilità della scomparsa della vita umana sulla terra, dovremmo lasciarci guidare da una «euristica della paura», cioè adottare un atteggiamento prudente per evitare possibili eventi catastrofici, anche se non abbiamo evidenze che suggeriscano che essi siano effettivamente probabili. Il capitolo analizza l’euristica della paura di Jonas da una prospettiva differente rispetto a quelle utilizzare finora (o di stampo metafisico o morale): quella della filosofia delle emozioni e della psicologia morale. Mostrerò quanto il lavoro di Jonas sia uno studio pionieristico a proposito del funzionamento della paura, che si alimenta spesso della tendenza umana a focalizzarsi sul worst-case scenario piuttosto che sulle reali probabilità di un evento. Il saggio argomenta poi che la proposta di Jonas, accostata al principio di precauzione, non è un criterio affidabile per gestire i problemi transgenerazionali, per due ragioni. Primo, riprendendo le critiche di Cass Sunstein (2002; 2005) al principio di precauzione, argomento che l’euristica della paura di Jonas è self-defeating. In secondo luogo, sostengo che la paura non è un’emozione utile per tutelare le generazioni future, perché «restringe» i confini del nostro interesse, spingendoci a essere più egoisti piuttosto che a preoccuparci per gli altri. Nella misura in cui i problemi transgenerazionali (ad esempio quelli legati al cambiamento climatico) sembrano essere distanti da noi, e implicano un grado di interesse molto ampio, affidarsi alla paura è una strategia imperfetta per affrontarli.| File | Dimensione | Formato | |
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