Il saggio indaga come l’estetica del trash, spesso relegata al “cattivo gusto”, diventi un prisma attraverso cui leggere la danza e le sue ibridazioni mediatiche. Nella distinzione tra un trash consapevole, che abbraccia ironia e cultura pop nei contesti teatrali, televisivi e digitali, e un trash involontario, emersione di una danza ridotta a sfoggio muscolare e virtuosismo accademico. Passando dalla monumentalità kitsch al camp dissacrante, il percorso si sofferma alle derive spettacolari dei talent show nel contesto televisivo, al divismo delle celebrità della danza accademica nei formati di divulgazione popolare – in striminzite culotte e apparizioni in punta di bicipite – fino a consapevoli (forse) sperimentazioni con gli artefatti dell’era del digitale. Questo lavoro intende mostrare, senza emettere giudizi di valore o considerazioni di natura qualitativa, come il trash non sia mera parodia, ma un potente strumento di destabilizzazione delle gerarchie estetiche. In un orizzonte dominato dalla circolazione digitale e dalla nostalgia per il recente passato, la danza diventa superficie di consumo e campo di sperimentazione critica, dove alto e basso, corpo disciplinato e corpo virale, si incontrano in un cortocircuito capace di sedurre, disturbare e ridefinire l’immaginario collettivo.
«Il mondo della danza sa!»
Zardi, Andrea
2025-01-01
Abstract
Il saggio indaga come l’estetica del trash, spesso relegata al “cattivo gusto”, diventi un prisma attraverso cui leggere la danza e le sue ibridazioni mediatiche. Nella distinzione tra un trash consapevole, che abbraccia ironia e cultura pop nei contesti teatrali, televisivi e digitali, e un trash involontario, emersione di una danza ridotta a sfoggio muscolare e virtuosismo accademico. Passando dalla monumentalità kitsch al camp dissacrante, il percorso si sofferma alle derive spettacolari dei talent show nel contesto televisivo, al divismo delle celebrità della danza accademica nei formati di divulgazione popolare – in striminzite culotte e apparizioni in punta di bicipite – fino a consapevoli (forse) sperimentazioni con gli artefatti dell’era del digitale. Questo lavoro intende mostrare, senza emettere giudizi di valore o considerazioni di natura qualitativa, come il trash non sia mera parodia, ma un potente strumento di destabilizzazione delle gerarchie estetiche. In un orizzonte dominato dalla circolazione digitale e dalla nostalgia per il recente passato, la danza diventa superficie di consumo e campo di sperimentazione critica, dove alto e basso, corpo disciplinato e corpo virale, si incontrano in un cortocircuito capace di sedurre, disturbare e ridefinire l’immaginario collettivo.| File | Dimensione | Formato | |
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