"L’altro Hotel" di Michele Di Stefano (Xong Collection) trasforma il vinile in dispositivo performativo: non solo supporto sonoro ma oggetto scenico che organizza spazio, tempo e attenzione dell’ascoltatore. Il disco monta field recording raccolti in luoghi diversi e li dispone come una «musica situata» che sposta la percezione dal documentario all’invenzione. La struttura imita un palinsesto radiofonico: lo speaker inventa artisti e titoli, mescola realtà e finzione e crea una foschia narrativa che sabotando i codici del turismo sonoro e dell’industria musicale produce parodia e world‑building. L’opera è pensata come oggetto da collezione (tirature limitate, materiali, foto‑cartoline) e prosegue la pratica di ibridazione tra selezione, conversazione d’autore e montaggio sonoro.
“L’altro Hotel”, un disco di Michele Di Stefano
Fabio Acca
First
2025-01-01
Abstract
"L’altro Hotel" di Michele Di Stefano (Xong Collection) trasforma il vinile in dispositivo performativo: non solo supporto sonoro ma oggetto scenico che organizza spazio, tempo e attenzione dell’ascoltatore. Il disco monta field recording raccolti in luoghi diversi e li dispone come una «musica situata» che sposta la percezione dal documentario all’invenzione. La struttura imita un palinsesto radiofonico: lo speaker inventa artisti e titoli, mescola realtà e finzione e crea una foschia narrativa che sabotando i codici del turismo sonoro e dell’industria musicale produce parodia e world‑building. L’opera è pensata come oggetto da collezione (tirature limitate, materiali, foto‑cartoline) e prosegue la pratica di ibridazione tra selezione, conversazione d’autore e montaggio sonoro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



