L’eclettico nigeriano-americano Teju Cole ritorna sulla scena letteraria internazionale, in quella italiana con l’impeccabile traduzione di Gioia Guerzoni, con il volume Carta nera, una raccolta di saggi e disquisizioni sull’arte nella sua accezione più estesa. I lettori affezionati, forse, soprassiederanno al suo essere talvolta eccessivamente didascalico. Coloro che si apprestano a leggerlo per la prima volta, invece, non potranno che ammirarne l’abilità nel librarsi con disinvoltura tra letteratura, fotografia, musica classica, cinema e arte – rinascimentale, barocca, immagini del mondo africano e moderne installazioni visuali. In questo modo la lettura si evolve in un progressivo gironzolare nel tempo e nello spazio, con l’autore che alleggerisce la trasmissione del sapere inserendo aneddoti personali, quasi a voler stabilire un canale di comunicazione con il lettore neofita. Per Cole l’arte funge da catalizzatore per i cinque sensi. Questi attivano i processi di identificazione, empatia, dolore e sofferenza nel momento in cui ci si sofferma davanti a un dipinto, a una fotografia o alle parole stampate in inchiostro nero su carta bianca. Ed è attraverso la stimolazione dei cinque sensi che si diventa attori nella storia e nel presente. Cole, però, non si esime dal criticare aspramente la manipolazione mediatica in questi “tempi bui”, dove l’abbondanza e la diffusione delle immagini rendono la realtà “poco più di uno spettacolo”. Ancor peggio quando un evento diventa vero solo se raccontato attraverso lo spettacolo della morte. La parola arte evoca colori e Cole si concentra sul colore nero sviscerandolo. Nero sia come sostantivo sia come aggettivo e, in quest’ultimo caso, come fa notare la traduttrice, è rigorosamente scritto in maiuscolo quando si riferisce al popolo nero. Nero come sinonimo di Africa, o “il continente nero” abitato da esseri umani dalla pelle nera. Nero come aggettivo che negativizza il sostantivo a cui è abbinato, come nel caso di “lavoro nero” o “mercato nero”. Ma nero è anche sinonimo di pienezza, se si pensa alla carta carbone utilizzata per ottenere due copie di un testo. Quel sottile foglio nero accoglie il contenuto originale, veicola il significato, lo trasferisce ma lo trattiene allo stesso tempo, diventando così “il documento fantasma”. Cole invita il lettore a rifiutare poiché “il male è sempre stato qui tra noi. Ma adesso ha un tono totalitario”, che si manifesta attraverso la spettacolarizzazione della sofferenza umana. L’unica forma di resistenza è il rifiuto: “rifiutare il ciclo delle notizie, rifiutare i commenti […] rifiutare di mangiare con il nemico, rifiutare di alimentare il nemico […] rifiutare la visione binaria del terribile passato e dell’atroce presente […] e quando vi viene detto che non potete rifiutare, rifiutate anche quello”.
Sguardi nel buio
Maria Festa
2026-01-01
Abstract
L’eclettico nigeriano-americano Teju Cole ritorna sulla scena letteraria internazionale, in quella italiana con l’impeccabile traduzione di Gioia Guerzoni, con il volume Carta nera, una raccolta di saggi e disquisizioni sull’arte nella sua accezione più estesa. I lettori affezionati, forse, soprassiederanno al suo essere talvolta eccessivamente didascalico. Coloro che si apprestano a leggerlo per la prima volta, invece, non potranno che ammirarne l’abilità nel librarsi con disinvoltura tra letteratura, fotografia, musica classica, cinema e arte – rinascimentale, barocca, immagini del mondo africano e moderne installazioni visuali. In questo modo la lettura si evolve in un progressivo gironzolare nel tempo e nello spazio, con l’autore che alleggerisce la trasmissione del sapere inserendo aneddoti personali, quasi a voler stabilire un canale di comunicazione con il lettore neofita. Per Cole l’arte funge da catalizzatore per i cinque sensi. Questi attivano i processi di identificazione, empatia, dolore e sofferenza nel momento in cui ci si sofferma davanti a un dipinto, a una fotografia o alle parole stampate in inchiostro nero su carta bianca. Ed è attraverso la stimolazione dei cinque sensi che si diventa attori nella storia e nel presente. Cole, però, non si esime dal criticare aspramente la manipolazione mediatica in questi “tempi bui”, dove l’abbondanza e la diffusione delle immagini rendono la realtà “poco più di uno spettacolo”. Ancor peggio quando un evento diventa vero solo se raccontato attraverso lo spettacolo della morte. La parola arte evoca colori e Cole si concentra sul colore nero sviscerandolo. Nero sia come sostantivo sia come aggettivo e, in quest’ultimo caso, come fa notare la traduttrice, è rigorosamente scritto in maiuscolo quando si riferisce al popolo nero. Nero come sinonimo di Africa, o “il continente nero” abitato da esseri umani dalla pelle nera. Nero come aggettivo che negativizza il sostantivo a cui è abbinato, come nel caso di “lavoro nero” o “mercato nero”. Ma nero è anche sinonimo di pienezza, se si pensa alla carta carbone utilizzata per ottenere due copie di un testo. Quel sottile foglio nero accoglie il contenuto originale, veicola il significato, lo trasferisce ma lo trattiene allo stesso tempo, diventando così “il documento fantasma”. Cole invita il lettore a rifiutare poiché “il male è sempre stato qui tra noi. Ma adesso ha un tono totalitario”, che si manifesta attraverso la spettacolarizzazione della sofferenza umana. L’unica forma di resistenza è il rifiuto: “rifiutare il ciclo delle notizie, rifiutare i commenti […] rifiutare di mangiare con il nemico, rifiutare di alimentare il nemico […] rifiutare la visione binaria del terribile passato e dell’atroce presente […] e quando vi viene detto che non potete rifiutare, rifiutate anche quello”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



