L’idea di inesigibilità, nel complesso poco esplorata dalla dottrina italiana, assume nei rapporti con l’universo della colpa un significato di rilievo assoluto, venendo richiamata a più riprese e secondo accezioni non pienamente sovrapponibili tra loro: come fondamento impersonale al dovere di cautela ricostruito a partire dall’homo eiusdem condicionis et professionis, come limite alla conoscibilità della regola cautelare nonché, naturalmente, quale vera e propria causa di esclusione del rimprovero per l’agente che, in una data situazione, non sia stato in grado di conformarsi alle pretese dell’ordinamento. A queste tre dimensioni si associa inoltre, sempre più spesso, il rilievo che il quantum di esigibilità gioca nella dimensione gradualista: la valorizzazione della colpa grave, quale limite di rilevanza penale dell’illecito colposo, finisce per dar peso, nel giudizio sul grado della colpa, anche alla misura dell’esigibilità della condotta. Il contributo passa in rassegna le varie dimensioni dell’inesigibilità, tentando di tracciarne i confini e soffermandosi, in particolare, su un’analisi critica del rapporto tra grado della colpa e misura dell’esigibile: un accostamento che, pur presentando notevoli vantaggi, lascia emergere anche alcuni rischi significativi, accentuati dall’esperienza delle norme-scudo "emergenziali" dell'epoca pandemica e di quella immediatamente successiva.
L'inesigibilità nel prisma della colpa
Sara Prandi
2024-01-01
Abstract
L’idea di inesigibilità, nel complesso poco esplorata dalla dottrina italiana, assume nei rapporti con l’universo della colpa un significato di rilievo assoluto, venendo richiamata a più riprese e secondo accezioni non pienamente sovrapponibili tra loro: come fondamento impersonale al dovere di cautela ricostruito a partire dall’homo eiusdem condicionis et professionis, come limite alla conoscibilità della regola cautelare nonché, naturalmente, quale vera e propria causa di esclusione del rimprovero per l’agente che, in una data situazione, non sia stato in grado di conformarsi alle pretese dell’ordinamento. A queste tre dimensioni si associa inoltre, sempre più spesso, il rilievo che il quantum di esigibilità gioca nella dimensione gradualista: la valorizzazione della colpa grave, quale limite di rilevanza penale dell’illecito colposo, finisce per dar peso, nel giudizio sul grado della colpa, anche alla misura dell’esigibilità della condotta. Il contributo passa in rassegna le varie dimensioni dell’inesigibilità, tentando di tracciarne i confini e soffermandosi, in particolare, su un’analisi critica del rapporto tra grado della colpa e misura dell’esigibile: un accostamento che, pur presentando notevoli vantaggi, lascia emergere anche alcuni rischi significativi, accentuati dall’esperienza delle norme-scudo "emergenziali" dell'epoca pandemica e di quella immediatamente successiva.| File | Dimensione | Formato | |
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