L’articolo esamina il ruolo e la legittimità della emendatio ope ingenii nella critica testuale della Bibbia ebraica alla luce delle scoperte di Qumran. Dopo aver richiamato il progressivo declino della congettura nella prassi esegetica contemporanea, l’autore analizza una serie di casi esemplari in cui emendazioni proposte da studiosi moderni e premoderni—tra XVII e XIX secolo—hanno trovato una conferma inattesa nei manoscritti del Mar Morto. Attraverso esempi tratti dal Pentateuco, dai Profeti e dagli Scritti (in particolare Deuteronomio, Samuele, Isaia e Proverbi), lo studio mostra come varianti qumraniche, talora anche minime o apparentemente solo ortografiche, corroborino intuizioni congetturali precedenti e contribuiscano alla ricostruzione della storia testuale. L’analisi mette in discussione l’atteggiamento di diffidenza nei confronti della congettura e la preferenza esclusiva per il testo masoretico, evidenziando i limiti di un approccio che rinuncia in linea di principio all’intervento critico. L’articolo conclude sostenendo che la congettura, pur comportando inevitabili rischi, rimane uno strumento necessario della critica testuale storica, soprattutto in un contesto documentario frammentario e pluriforme come quello attestato dai testi biblici antichi.
In Praise of the Conjecture: The Emendatio Ope Ingenii after Qumran
Martone Corrado
2025-01-01
Abstract
L’articolo esamina il ruolo e la legittimità della emendatio ope ingenii nella critica testuale della Bibbia ebraica alla luce delle scoperte di Qumran. Dopo aver richiamato il progressivo declino della congettura nella prassi esegetica contemporanea, l’autore analizza una serie di casi esemplari in cui emendazioni proposte da studiosi moderni e premoderni—tra XVII e XIX secolo—hanno trovato una conferma inattesa nei manoscritti del Mar Morto. Attraverso esempi tratti dal Pentateuco, dai Profeti e dagli Scritti (in particolare Deuteronomio, Samuele, Isaia e Proverbi), lo studio mostra come varianti qumraniche, talora anche minime o apparentemente solo ortografiche, corroborino intuizioni congetturali precedenti e contribuiscano alla ricostruzione della storia testuale. L’analisi mette in discussione l’atteggiamento di diffidenza nei confronti della congettura e la preferenza esclusiva per il testo masoretico, evidenziando i limiti di un approccio che rinuncia in linea di principio all’intervento critico. L’articolo conclude sostenendo che la congettura, pur comportando inevitabili rischi, rimane uno strumento necessario della critica testuale storica, soprattutto in un contesto documentario frammentario e pluriforme come quello attestato dai testi biblici antichi.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
CBET 122_Martone.pdf
Accesso riservato
Dimensione
958.49 kB
Formato
Adobe PDF
|
958.49 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



