Nell’attuale dibattito sociologico un tema emergente, e di crescente interesse, è quello del rapporto tra giovani, genere e religione. Al fine di portare un contributo in tal senso, l’articolo indaga una questione finora del tutto trascurata: le differenze di genere nella cesura tra le generazioni in ambito religioso nella cattolica Italia. L’analisi – guidata da un approccio multidimensionale al concetto di religiosità – è sviluppata a partire dai dati italiani dello European Values Study (EVS), con un periodo coperto che va dal 1980 al 2018. I risultati rivelano non soltanto che, come atteso, i giovani (18-24enni) sono generalmente più secolarizzati dei loro potenziali – a livello demografico – genitori (i 45-54enni) e nonni (i 75+enni); ma anche che l’essere giovani indebolisce maggiormente alcuni aspetti della religiosità femminile piuttosto che maschile. Nello specifico, la distanza tra le generazioni di donne nell’impegno religioso è maggiore di quanto si registra tra gli uomini rispetto alla dimensione spirituale – relativa alle credenze – e comportamentale – relativa alla pratica – della religiosità. Le riflessioni sui risultati emersi sono, in larga misura, proprio dedicate alle peculiarità che caratterizzano tali dimensioni, anche in raffronto agli aspetti identitari-culturali e istituzionali della religiosità qui pure considerati.
Uno strappo al femminile? Differenze di genere nella cesura tra le generazioni in ambito religioso in Italia
Palmisano S.;Todesco L.
2026-01-01
Abstract
Nell’attuale dibattito sociologico un tema emergente, e di crescente interesse, è quello del rapporto tra giovani, genere e religione. Al fine di portare un contributo in tal senso, l’articolo indaga una questione finora del tutto trascurata: le differenze di genere nella cesura tra le generazioni in ambito religioso nella cattolica Italia. L’analisi – guidata da un approccio multidimensionale al concetto di religiosità – è sviluppata a partire dai dati italiani dello European Values Study (EVS), con un periodo coperto che va dal 1980 al 2018. I risultati rivelano non soltanto che, come atteso, i giovani (18-24enni) sono generalmente più secolarizzati dei loro potenziali – a livello demografico – genitori (i 45-54enni) e nonni (i 75+enni); ma anche che l’essere giovani indebolisce maggiormente alcuni aspetti della religiosità femminile piuttosto che maschile. Nello specifico, la distanza tra le generazioni di donne nell’impegno religioso è maggiore di quanto si registra tra gli uomini rispetto alla dimensione spirituale – relativa alle credenze – e comportamentale – relativa alla pratica – della religiosità. Le riflessioni sui risultati emersi sono, in larga misura, proprio dedicate alle peculiarità che caratterizzano tali dimensioni, anche in raffronto agli aspetti identitari-culturali e istituzionali della religiosità qui pure considerati.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



