Concepito come intermezzo tra i due atti di Relâche, il leggendario balletto istantaneista di Francis Picabia, musicato Erik Satie e coreografato da Jean Börlin, Entr’acte è considerato una sorta di manifesto del cinema dadaista, in cui l’immagine «sottratta al dovere di significare è finalmente liberata» (R. Clair). È un divertissement che genera il comico flirtando da un lato con l’alfabeto dadaista – fatto di assurdo, irrazionale, di grottesco e casuale –, e dall’altro con gli stilemi ludici dello slapstick d’anteguerra, feticcio dell’avanguardia. Ma è anche un racconto onirico della metropoli che, come le coeve sinfonie urbane, “coglie in flagrante” il più moderno dei soggetti con tutto il ventaglio delle possibilità tecno-linguistiche del cinema solcate in quegli anni dall’avanguardia: qui, al ritmo frenetico dell’esperienza meccanizzata e intermittente della vita moderna (il klagesiano Takt) resiste il Rhytmus, la deviazione dalla ripetizione macchinica, il flusso primordiale organico e irregolare che irrompe energico nel film come la danza circolare di una ballerina, l’anarchia di un getto d’acqua, o un’ipno- tica corsa di gruppo filmata al ralenti, giocando ironicamente con quell’empatia al centro deldibattitoteoricodell’epoca.

Riso e nonsense, Takt e Rhythmus: Entr’acte di René Clair

Maria Ida Bernabei
2025-01-01

Abstract

Concepito come intermezzo tra i due atti di Relâche, il leggendario balletto istantaneista di Francis Picabia, musicato Erik Satie e coreografato da Jean Börlin, Entr’acte è considerato una sorta di manifesto del cinema dadaista, in cui l’immagine «sottratta al dovere di significare è finalmente liberata» (R. Clair). È un divertissement che genera il comico flirtando da un lato con l’alfabeto dadaista – fatto di assurdo, irrazionale, di grottesco e casuale –, e dall’altro con gli stilemi ludici dello slapstick d’anteguerra, feticcio dell’avanguardia. Ma è anche un racconto onirico della metropoli che, come le coeve sinfonie urbane, “coglie in flagrante” il più moderno dei soggetti con tutto il ventaglio delle possibilità tecno-linguistiche del cinema solcate in quegli anni dall’avanguardia: qui, al ritmo frenetico dell’esperienza meccanizzata e intermittente della vita moderna (il klagesiano Takt) resiste il Rhytmus, la deviazione dalla ripetizione macchinica, il flusso primordiale organico e irregolare che irrompe energico nel film come la danza circolare di una ballerina, l’anarchia di un getto d’acqua, o un’ipno- tica corsa di gruppo filmata al ralenti, giocando ironicamente con quell’empatia al centro deldibattitoteoricodell’epoca.
2025
9/2025
67
86
https://serena.sharepress.it/index.php/sigma/article/view/12757
René Clair, Avanguardia, Anni Venti, Modernismo
Maria Ida Bernabei
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