L’articolo analizza la controversia tra la Commissione delle Comunità europee e la Repubblica italiana culminata nella sentenza 7/68 della Corte di Giustizia (caso “Italian Art”), relativa alla compatibilità con il Trattato CEE della tassa progressiva prevista dall’art. 37 della legge 1° giugno 1939, n. 1089 sull’esportazione di beni di interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico. Inserita nel contesto del completamento anticipato dell’unione doganale nel 1968, la vicenda mette in luce la tensione tra tutela del patrimonio culturale nazionale e principio di libera circolazione delle merci. Il contributo ricostruisce la genesi storica della normativa italiana – tra istanze protezionistiche e aperture al commercio antiquario – e ripercorre il dibattito politico, dottrinale e istituzionale che precedette il ricorso della Commissione. Attraverso l’analisi della posizione italiana e della qualificazione della tassa come dazio o misura di effetto equivalente, l’articolo evidenzia come la Corte abbia privilegiato un’interpretazione rigorosa delle libertà fondamentali del mercato comune, ridimensionando la possibilità per gli Stati membri di invocare l’eccezione di tutela del patrimonio artistico ex art. 36 CEE. La sentenza rappresenta così un passaggio significativo nel processo di integrazione europea e nella definizione del rapporto tra sovranità culturale nazionale e ordinamento comunitario.
TRA TUTELA DEL PATRIMONIO ARTISTICO E LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI: LA SENTENZA COMMISSIONE C. ITALIA (TESORI NAZIONALI)
Ida Ferrero
2025-01-01
Abstract
L’articolo analizza la controversia tra la Commissione delle Comunità europee e la Repubblica italiana culminata nella sentenza 7/68 della Corte di Giustizia (caso “Italian Art”), relativa alla compatibilità con il Trattato CEE della tassa progressiva prevista dall’art. 37 della legge 1° giugno 1939, n. 1089 sull’esportazione di beni di interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico. Inserita nel contesto del completamento anticipato dell’unione doganale nel 1968, la vicenda mette in luce la tensione tra tutela del patrimonio culturale nazionale e principio di libera circolazione delle merci. Il contributo ricostruisce la genesi storica della normativa italiana – tra istanze protezionistiche e aperture al commercio antiquario – e ripercorre il dibattito politico, dottrinale e istituzionale che precedette il ricorso della Commissione. Attraverso l’analisi della posizione italiana e della qualificazione della tassa come dazio o misura di effetto equivalente, l’articolo evidenzia come la Corte abbia privilegiato un’interpretazione rigorosa delle libertà fondamentali del mercato comune, ridimensionando la possibilità per gli Stati membri di invocare l’eccezione di tutela del patrimonio artistico ex art. 36 CEE. La sentenza rappresenta così un passaggio significativo nel processo di integrazione europea e nella definizione del rapporto tra sovranità culturale nazionale e ordinamento comunitario.| File | Dimensione | Formato | |
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