Utilizzando la prospettiva metodologica degli Studi di Danza e degli Studi Culturali, si intende analizzare il Gran Ballo Sport del 1897, ideato da Luigi Manzotti e musicato da Romualdo Marenco. Quest’opera - di carattere monumentale e celebrativo - è l’ultimo capitolo della loro celebre trilogia, insieme al Gran Ballo Excelsior (1881) e Amor (1886). Partendo dalla lettura di alcune fonti storiche e tracce documentali, si analizzerà in primo luogo la struttura di questa opera attraverso una prospettiva storico-culturale soffermandosi non solo sulla produzione simbolica e iconografica nel balletto rispetto al contesto italiano di quell’epoca - considerandone il limitato successo rispetto al ben più famoso e ricostruito Excelsior - ma leggendolo come fenomeno emblematico di un decadente imperialismo. Questa traiettoria di ricerca trova il suo fondamento nella lettura dell’evento sportivo attraverso «alcune delle concezioni idealizzate portanti dello sport moderno: la conformità tra sport e lavoro, la disciplina lavorativa e il controllo eterodiretto del corpo, il culto della competizione, l’efficientismo, il mito scientista e della quantificazione misurabile del valore, la fede nel progresso, l’adesione alla tecnocrazia, l’ossessione prestazionale, l’esaltazione del successo». Aderente a questa lettura spiccatamente sociopolitica, emerge anche la visione dell’opera manzottiana come manifestazione della danza nella forma di disciplinamento del corpo, «imprimersi del potere su una materia viva, pronta a cogliere impartizioni e posture, e ad adattarsi alle forme proposte dal potere sovrano. La coreografia è quindi pensata come una pratica attiva che si iscrive su una materia viva, ma considerata inerte, che deve essere formata per produrre significato». La coreografia contemporanea ha trovato nella riscoperta delle opere del passato la possibilità di intraprendere azioni di reenactment come per la recente ricerca condotta da Salvo Lombardo per il suo Sport, in cui il coreografo intraprende un’operazione di scavo archeologico nei materiali d’archivio sull’opera di Manzotti-Marenco, proponendo una lettura del corpo sportivo mettendone in luce le fragilità, le cadute e le soggettività. In questo contributo si cercherà trasversalmente di analizzare, partendo da questo caso di studio, come le forme della disciplina sportiva siano state, in alcuni casi, elementi ready-made per la nuova creazione di danza e come, in altri, le significazioni culturali connesse alla pratica sportiva riemergano in manifestazioni restauratrici di sapore novecentesco.
«Citius, altius, fortius»: corpi sportivi e corpi danzanti tra disciplina e biopolitica
Andrea Zardi
2026-01-01
Abstract
Utilizzando la prospettiva metodologica degli Studi di Danza e degli Studi Culturali, si intende analizzare il Gran Ballo Sport del 1897, ideato da Luigi Manzotti e musicato da Romualdo Marenco. Quest’opera - di carattere monumentale e celebrativo - è l’ultimo capitolo della loro celebre trilogia, insieme al Gran Ballo Excelsior (1881) e Amor (1886). Partendo dalla lettura di alcune fonti storiche e tracce documentali, si analizzerà in primo luogo la struttura di questa opera attraverso una prospettiva storico-culturale soffermandosi non solo sulla produzione simbolica e iconografica nel balletto rispetto al contesto italiano di quell’epoca - considerandone il limitato successo rispetto al ben più famoso e ricostruito Excelsior - ma leggendolo come fenomeno emblematico di un decadente imperialismo. Questa traiettoria di ricerca trova il suo fondamento nella lettura dell’evento sportivo attraverso «alcune delle concezioni idealizzate portanti dello sport moderno: la conformità tra sport e lavoro, la disciplina lavorativa e il controllo eterodiretto del corpo, il culto della competizione, l’efficientismo, il mito scientista e della quantificazione misurabile del valore, la fede nel progresso, l’adesione alla tecnocrazia, l’ossessione prestazionale, l’esaltazione del successo». Aderente a questa lettura spiccatamente sociopolitica, emerge anche la visione dell’opera manzottiana come manifestazione della danza nella forma di disciplinamento del corpo, «imprimersi del potere su una materia viva, pronta a cogliere impartizioni e posture, e ad adattarsi alle forme proposte dal potere sovrano. La coreografia è quindi pensata come una pratica attiva che si iscrive su una materia viva, ma considerata inerte, che deve essere formata per produrre significato». La coreografia contemporanea ha trovato nella riscoperta delle opere del passato la possibilità di intraprendere azioni di reenactment come per la recente ricerca condotta da Salvo Lombardo per il suo Sport, in cui il coreografo intraprende un’operazione di scavo archeologico nei materiali d’archivio sull’opera di Manzotti-Marenco, proponendo una lettura del corpo sportivo mettendone in luce le fragilità, le cadute e le soggettività. In questo contributo si cercherà trasversalmente di analizzare, partendo da questo caso di studio, come le forme della disciplina sportiva siano state, in alcuni casi, elementi ready-made per la nuova creazione di danza e come, in altri, le significazioni culturali connesse alla pratica sportiva riemergano in manifestazioni restauratrici di sapore novecentesco.| File | Dimensione | Formato | |
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