Il contributo indaga il significato del tempo nella fase successiva al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, mostrando come la dimensione temporale attraversi l’esecuzione penale in forme molteplici e non riducibili a una semplice variabile cronologica. Il tempo dell’espiazione della pena detentiva emerge come un tempo instabile e mutevole, inciso da meccanismi di tipo premiale e da rimedi predisposti a fronte di violazioni dei diritti fondamentali. L’analisi si sofferma poi sui tempi della giurisdizione esecutiva in senso lato, segnati dall’assenza di termini perentori e da forme di attesa che incidono profondamente sulle posizioni dei condannati, in particolare di coloro che si trovano in una condizione sospesa tra libertà e detenzione. In questo quadro, la prescrizione della pena viene riletta come un osservatorio privilegiato delle tensioni tra giudicato, forza esecutiva e decorso del tempo. Il lavoro si chiude interrogandosi sul ruolo che il fattore temporale è chiamato a svolgere nella fase post rem iudicatam e sull’estensione del principio di ragionevole durata oltre il processo di cognizione.
Il valore del tempo dopo la sentenza di condanna
Karma Natali
2026-01-01
Abstract
Il contributo indaga il significato del tempo nella fase successiva al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, mostrando come la dimensione temporale attraversi l’esecuzione penale in forme molteplici e non riducibili a una semplice variabile cronologica. Il tempo dell’espiazione della pena detentiva emerge come un tempo instabile e mutevole, inciso da meccanismi di tipo premiale e da rimedi predisposti a fronte di violazioni dei diritti fondamentali. L’analisi si sofferma poi sui tempi della giurisdizione esecutiva in senso lato, segnati dall’assenza di termini perentori e da forme di attesa che incidono profondamente sulle posizioni dei condannati, in particolare di coloro che si trovano in una condizione sospesa tra libertà e detenzione. In questo quadro, la prescrizione della pena viene riletta come un osservatorio privilegiato delle tensioni tra giudicato, forza esecutiva e decorso del tempo. Il lavoro si chiude interrogandosi sul ruolo che il fattore temporale è chiamato a svolgere nella fase post rem iudicatam e sull’estensione del principio di ragionevole durata oltre il processo di cognizione.| File | Dimensione | Formato | |
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