L’articolo analizza in prospettiva critica i limiti di un approccio meramente astratto all’accessibilità, concentrandosi sull’Universal Design for Learning (UDL) come modello teorico e operativo per promuovere l’inclusione. Dopo una breve ricostruzione storica del concetto di accessibilità, si evidenzia come la sua applicazione in campo educativo, se non sostenuta da una solida riflessione pedagogica, rischi di appiattire la differenza entro schemi universalistici troppo generici. A partire dal caso emblematico dell’insegnamento della matematica a studenti con disabilità visive, si mostra come la mera disponibilità di materiali formalmente accessibili non garantisca di per sé una reale fruizione e comprensione dei contenuti: la forma in cui questi sono rappresentati (visiva, uditiva, aptica) condiziona infatti non solo le modalità di accesso, ma anche i processi di costruzione e rielaborazione della conoscenza. Ne deriva che un’autentica equità educativa non possa fondarsi su di un universalismo astratto, ma richieda un equilibrio consapevole tra visione generale e attenzione alle specificità. Da qui la necessità di formare professionisti capaci di interrogare criticamente il rapporto tra forme di rappresentazione e significati, superando l’illusione di soluzioni standardizzate. Solo così l’UDL può tradursi in uno strumento di giustizia educativa, radicato in pratiche riflessive e in una progettualità realmente sensibile alla variabilità umana.
L’accessibilità non basta: didattica della matematica e disabilità visive in un’ottica inclusiva
Alessandro Monchietto;Carola Manolino;Elisabetta Grande
2026-01-01
Abstract
L’articolo analizza in prospettiva critica i limiti di un approccio meramente astratto all’accessibilità, concentrandosi sull’Universal Design for Learning (UDL) come modello teorico e operativo per promuovere l’inclusione. Dopo una breve ricostruzione storica del concetto di accessibilità, si evidenzia come la sua applicazione in campo educativo, se non sostenuta da una solida riflessione pedagogica, rischi di appiattire la differenza entro schemi universalistici troppo generici. A partire dal caso emblematico dell’insegnamento della matematica a studenti con disabilità visive, si mostra come la mera disponibilità di materiali formalmente accessibili non garantisca di per sé una reale fruizione e comprensione dei contenuti: la forma in cui questi sono rappresentati (visiva, uditiva, aptica) condiziona infatti non solo le modalità di accesso, ma anche i processi di costruzione e rielaborazione della conoscenza. Ne deriva che un’autentica equità educativa non possa fondarsi su di un universalismo astratto, ma richieda un equilibrio consapevole tra visione generale e attenzione alle specificità. Da qui la necessità di formare professionisti capaci di interrogare criticamente il rapporto tra forme di rappresentazione e significati, superando l’illusione di soluzioni standardizzate. Solo così l’UDL può tradursi in uno strumento di giustizia educativa, radicato in pratiche riflessive e in una progettualità realmente sensibile alla variabilità umana.| File | Dimensione | Formato | |
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