La residenza costituisce il presupposto per l’esercizio effettivo di numerosi diritti: la presa in carico da parte dei servizi sociali e la piena fruizione dell’assistenza sanitaria non emergenziale, ad esempio, sono subordinate all’iscrizione anagrafica. Inoltre, l’accesso a importanti prestazioni e benefici – tra cui diversi programmi di edilizia residenziale pubblica e alcune misure di carattere economico come il reddito di cittadinanza – è spesso subordinato a un certo numero di anni di registrazione. Si tratta, dunque, di un «diritto a esercitare altri diritti». La residenza svolge anche un’altra funzione: i registri anagrafici, se ben tenuti, consentono di monitorare in maniera accurata il territorio e chi vi è legato, tenendo traccia sia delle persone che dimorano in appartamenti veri e propri sia di quelle che vivono in alloggi precari – «baracche», roulotte, ecc. –, o che sono senza fissa dimora o homeless. Una conoscenza precisa e dettagliata della popolazione è fondamentale per organizzare e gestire in maniera efficiente servizi pubblici essenziali – sociali, sanitari, fiscali, ambientali, ecc. Nonostante la sua rilevanza strategica, il percorso di iscrizione anagrafica si fa spesso tortuoso e incerto. Molti comuni introducono requisiti non previsti dalla normativa statale o inaspriscono quelli vigenti, soprattutto nei confronti di persone homeless, che si trovano in condizioni abitative considerate illegali, inadeguate o «indecorose» oppure che, semplicemente, sono prive della cittadinanza italiana. Negli ultimi anni, inoltre, governi di diversi orientamenti politici sono intervenuti a loro volta in senso restrittivo. L’anagrafe, da strumento di monitoraggio del territorio, tende così a trasformarsi in un dispositivo di selezione della popolazione ritenuta «legittima»: anziché seguire una logica inclusiva perché conoscitiva, ne segue una di tipo opposto, escludente in quanto selettiva e ricattatoria.

Residenza e diritti dei migranti: tra autonomia e controllo (Introduzione alla sezione monografica)

Gargiulo, E.;
2021-01-01

Abstract

La residenza costituisce il presupposto per l’esercizio effettivo di numerosi diritti: la presa in carico da parte dei servizi sociali e la piena fruizione dell’assistenza sanitaria non emergenziale, ad esempio, sono subordinate all’iscrizione anagrafica. Inoltre, l’accesso a importanti prestazioni e benefici – tra cui diversi programmi di edilizia residenziale pubblica e alcune misure di carattere economico come il reddito di cittadinanza – è spesso subordinato a un certo numero di anni di registrazione. Si tratta, dunque, di un «diritto a esercitare altri diritti». La residenza svolge anche un’altra funzione: i registri anagrafici, se ben tenuti, consentono di monitorare in maniera accurata il territorio e chi vi è legato, tenendo traccia sia delle persone che dimorano in appartamenti veri e propri sia di quelle che vivono in alloggi precari – «baracche», roulotte, ecc. –, o che sono senza fissa dimora o homeless. Una conoscenza precisa e dettagliata della popolazione è fondamentale per organizzare e gestire in maniera efficiente servizi pubblici essenziali – sociali, sanitari, fiscali, ambientali, ecc. Nonostante la sua rilevanza strategica, il percorso di iscrizione anagrafica si fa spesso tortuoso e incerto. Molti comuni introducono requisiti non previsti dalla normativa statale o inaspriscono quelli vigenti, soprattutto nei confronti di persone homeless, che si trovano in condizioni abitative considerate illegali, inadeguate o «indecorose» oppure che, semplicemente, sono prive della cittadinanza italiana. Negli ultimi anni, inoltre, governi di diversi orientamenti politici sono intervenuti a loro volta in senso restrittivo. L’anagrafe, da strumento di monitoraggio del territorio, tende così a trasformarsi in un dispositivo di selezione della popolazione ritenuta «legittima»: anziché seguire una logica inclusiva perché conoscitiva, ne segue una di tipo opposto, escludente in quanto selettiva e ricattatoria.
2021
XLIV
2
333
334
https://www.rivisteweb.it/doi/10.1447/101457
Migrazioni; Diritti; Residenza; Autonomia; Controllo
Gargiulo, E.; Acocella, I.
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