Per poter funzionare in una realtà altrimenti magmatica e ingovernabile, le nostre società complesse si sono da tempo affidate ai protocolli – da quelli sanitari a quelli scolastici o di polizia – ovvero a strumenti più duttili ma non meno vincolanti delle leggi che tendono a rimpiazzare fingendo di essere ciò che formalmente non sono. Un infradiritto che si è dimostrato un efficace mezzo per esercitare il potere – e il controllo sociale – senza dover ricorrere a metodi esplicitamente coercitivi. Standardizzati e uniformi, ma anche flessibili e capillari, i protocolli sono dispositivi tecnici perlopiù percepiti come neutri in quanto elaborati da «esperti». E tuttavia neutri non lo sono affatto. Al contrario, hanno profonde implicazioni politiche che vanno ben oltre la dimensione amministrativa: sono strumenti di governo che «senza fare troppo rumore» stabiliscono regole e condizionano comportamenti, riproducendo nel quotidiano logiche di potere mascherate da disposizioni tecniche. Il loro ruolo è dunque strategico. E adottarli significa spostare l’attenzione dal piano politico delle scelte a quello delle procedure, con il doppio effetto di esonerare gli attori politici dalle proprie responsabilità e di permettere al potere centrale di mantenere la sua efficacia anche in contesti decentralizzati. In altre parole, i protocolli sono un micidiale strumento di spoliticizzazione, capace di distrarre dalle questioni di fondo e di influenzare la realtà sociale a discapito dell’autonomia e della libertà di azione individuale.
Protocollo: uno strumento di potere
E. Gargiulo
2026-01-01
Abstract
Per poter funzionare in una realtà altrimenti magmatica e ingovernabile, le nostre società complesse si sono da tempo affidate ai protocolli – da quelli sanitari a quelli scolastici o di polizia – ovvero a strumenti più duttili ma non meno vincolanti delle leggi che tendono a rimpiazzare fingendo di essere ciò che formalmente non sono. Un infradiritto che si è dimostrato un efficace mezzo per esercitare il potere – e il controllo sociale – senza dover ricorrere a metodi esplicitamente coercitivi. Standardizzati e uniformi, ma anche flessibili e capillari, i protocolli sono dispositivi tecnici perlopiù percepiti come neutri in quanto elaborati da «esperti». E tuttavia neutri non lo sono affatto. Al contrario, hanno profonde implicazioni politiche che vanno ben oltre la dimensione amministrativa: sono strumenti di governo che «senza fare troppo rumore» stabiliscono regole e condizionano comportamenti, riproducendo nel quotidiano logiche di potere mascherate da disposizioni tecniche. Il loro ruolo è dunque strategico. E adottarli significa spostare l’attenzione dal piano politico delle scelte a quello delle procedure, con il doppio effetto di esonerare gli attori politici dalle proprie responsabilità e di permettere al potere centrale di mantenere la sua efficacia anche in contesti decentralizzati. In altre parole, i protocolli sono un micidiale strumento di spoliticizzazione, capace di distrarre dalle questioni di fondo e di influenzare la realtà sociale a discapito dell’autonomia e della libertà di azione individuale.| File | Dimensione | Formato | |
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