L’estensione della nozione di orario di lavoro effettuata dalla Corte di giustizia mediante un filone giurisprudenziale particolarmente ricco ha riguardato in un primo momento i turni di guardia, coinvolgendo poi anche i turni di reperibilità qualora i vincoli imposti al lavoratore durante i tempi di attesa pregiudichino la sua facoltà di gestire liberamente il tempo e di dedicarsi ai propri interessi affettivi, formativi e culturali. Dopo aver ricostruito i tratti sa-lienti del percorso ermeneutico sin qui compiuto dai giudici di Lussemburgo, l’a. si sofferma sull’ordinamento interno verificando in quale modo sia stata accolta l’estensione della no-zione di orario di lavoro. Se la giurisprudenza interna ha prontamente adeguato i propri orien-tamenti, altrettanto non può dirsi per le parti sociali che nel regolamentare il turno di reperi-bilità continuano stancamente a riproporre le vecchie clausole contrattuali senza interrogarsi in ordine alla loro compatibilità eurounitaria: restano così aperte numerose aree di incertezza e, dunque, svariate occasioni di conflittualità, riguardanti sia la qualificazione del tempo di disponibilità passiva sia la sua remunerazione, ancora spesso consistente nel riconoscimento di indennità di importo perlopiù simbolico. The extension of the concept of working time developed by the Court of Justice through a particularly extensive body of case law initially concerned on-call duties and was subse-quently extended to standby shifts, where the constraints imposed on the worker during wait-ing time are such as to significantly limit his or her ability freely to manage that time and topursue personal, educational and cultural interests. After reconstructing the key stages of the interpretative approach adopted by the Luxembourg judges, the author turns to the do-mestic legal order to assess the manner in which this expanded notion of working time has been received at national level. While domestic case law has promptly aligned itself with the principles articulated by the Court of Justice, the same cannot be said of the social partners. In regulating standby duty, they continue largely to replicate outdated contractual clauses without adequately considering their compatibility with EU law. As a result, several areas of legal uncertainty and potential conflict remain unresolved, concerning both the classifi-cation of periods of passive availability and their remuneration, which still frequently takes the form of allowances that are largely symbolic in amount.
Turni di guardia e turni di reperibilità. L’estensione della nozione di orario di lavoro fra diritto eurounitario e diritto interno
Anna Fenoglio
2026-01-01
Abstract
L’estensione della nozione di orario di lavoro effettuata dalla Corte di giustizia mediante un filone giurisprudenziale particolarmente ricco ha riguardato in un primo momento i turni di guardia, coinvolgendo poi anche i turni di reperibilità qualora i vincoli imposti al lavoratore durante i tempi di attesa pregiudichino la sua facoltà di gestire liberamente il tempo e di dedicarsi ai propri interessi affettivi, formativi e culturali. Dopo aver ricostruito i tratti sa-lienti del percorso ermeneutico sin qui compiuto dai giudici di Lussemburgo, l’a. si sofferma sull’ordinamento interno verificando in quale modo sia stata accolta l’estensione della no-zione di orario di lavoro. Se la giurisprudenza interna ha prontamente adeguato i propri orien-tamenti, altrettanto non può dirsi per le parti sociali che nel regolamentare il turno di reperi-bilità continuano stancamente a riproporre le vecchie clausole contrattuali senza interrogarsi in ordine alla loro compatibilità eurounitaria: restano così aperte numerose aree di incertezza e, dunque, svariate occasioni di conflittualità, riguardanti sia la qualificazione del tempo di disponibilità passiva sia la sua remunerazione, ancora spesso consistente nel riconoscimento di indennità di importo perlopiù simbolico. The extension of the concept of working time developed by the Court of Justice through a particularly extensive body of case law initially concerned on-call duties and was subse-quently extended to standby shifts, where the constraints imposed on the worker during wait-ing time are such as to significantly limit his or her ability freely to manage that time and topursue personal, educational and cultural interests. After reconstructing the key stages of the interpretative approach adopted by the Luxembourg judges, the author turns to the do-mestic legal order to assess the manner in which this expanded notion of working time has been received at national level. While domestic case law has promptly aligned itself with the principles articulated by the Court of Justice, the same cannot be said of the social partners. In regulating standby duty, they continue largely to replicate outdated contractual clauses without adequately considering their compatibility with EU law. As a result, several areas of legal uncertainty and potential conflict remain unresolved, concerning both the classifi-cation of periods of passive availability and their remuneration, which still frequently takes the form of allowances that are largely symbolic in amount.| File | Dimensione | Formato | |
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