In The Question of Linguistic Idealism (1976), Elizabeth Anscombe ha riflettuto sul tema dell’idealismo linguistico: ne ha descritte due forme, una parziale e una totale, le ha as- sociate alla filosofia del “secondo” Wittgenstein e ha mostrato, per molti aspetti, di con- dividerle. In The Question of Linguistic Idealism Revisited (1996), David Bloor ha rein- terpretato il testo di Anscombe, arrivando ad affermare che il Wittgenstein “idealista” di Anscombe è in realtà il Wittgenstein “sociologico”. Mentre difendeva la sua tesi prin- cipale, Bloor ha svolto, di sfuggita, una seconda considerazione: l’idealismo linguistico che Anscombe apprezza e attribuisce a Wittgenstein non ha a che fare con il modello di idealismo rappresentato da Berkeley, né, per molti aspetti, con quello legato al nome di Kant, ma presenta significativi elementi di consonanza con l’idealismo di Hegel. Lo scopo di questo articolo è quello di esplicare, dare corpo e giustificare questa interes- sante osservazione di Bloor, muovendosi tanto sul piano dell’analisi concettuale quanto sul piano della ricostruzione storico-contestuale, non solo in relazione a Wittgenstein ma anche, e soprattutto, a proposito del lavoro filosofico di Anscombe in Intention (1957) e in alcuni articoli correlati.
Anscombe e la questione dell’idealismo linguistico
Paolo Tripodi
2026-01-01
Abstract
In The Question of Linguistic Idealism (1976), Elizabeth Anscombe ha riflettuto sul tema dell’idealismo linguistico: ne ha descritte due forme, una parziale e una totale, le ha as- sociate alla filosofia del “secondo” Wittgenstein e ha mostrato, per molti aspetti, di con- dividerle. In The Question of Linguistic Idealism Revisited (1996), David Bloor ha rein- terpretato il testo di Anscombe, arrivando ad affermare che il Wittgenstein “idealista” di Anscombe è in realtà il Wittgenstein “sociologico”. Mentre difendeva la sua tesi prin- cipale, Bloor ha svolto, di sfuggita, una seconda considerazione: l’idealismo linguistico che Anscombe apprezza e attribuisce a Wittgenstein non ha a che fare con il modello di idealismo rappresentato da Berkeley, né, per molti aspetti, con quello legato al nome di Kant, ma presenta significativi elementi di consonanza con l’idealismo di Hegel. Lo scopo di questo articolo è quello di esplicare, dare corpo e giustificare questa interes- sante osservazione di Bloor, muovendosi tanto sul piano dell’analisi concettuale quanto sul piano della ricostruzione storico-contestuale, non solo in relazione a Wittgenstein ma anche, e soprattutto, a proposito del lavoro filosofico di Anscombe in Intention (1957) e in alcuni articoli correlati.| File | Dimensione | Formato | |
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