Il capitolo esplora la violenza ginecologica attraverso un approccio socio-antropologico, concentrandosi sull’invisibilizzazione del dolore vulvare e pelvico in Italia, con particolare attenzione alla vulvodinia. A partire dal concetto di medical gaslighting, le autrici mostrano come il dolore genitale femminile venga spesso minimizzato, psicologizzato o non riconosciuto dai professionisti sanitari, producendo ritardi diagnostici, nomadismo medico e forme di violenza epistemica e istituzionale. Il contributo presenta il progetto di ricerca-azione Giving Voice to Pain, sviluppato presso l’Università di Torino, che coinvolge pazienti, associazioni, professionisti sanitari e reti di cura in un percorso partecipativo volto a documentare esperienze di dolore, discriminazione, accesso alle cure e pratiche di resistenza. Attraverso il caso etnografico de La Stoffa del Dolore, basato su interviste, osservazione online e laboratori creativi con materiali tessili, il capitolo evidenzia il ruolo delle narrazioni embodied e delle pratiche artistiche nel rendere dicibile e visibile una sofferenza spesso silenziata. I risultati preliminari mostrano che il riconoscimento del dolore vulvare richiede un cambiamento strutturale nei paradigmi biomedici, nella formazione medica e nelle politiche sanitarie, valorizzando le conoscenze situate delle pazienti e promuovendo modelli di cura partecipativi, intersezionali e sensibili alle dimensioni di genere, sessualità e disuguaglianza sociale
Exploring Gynecological Violence through a Socio-Anthropological Approach. Italian Data on the Invisibility of Female Genital Suffering
Raffaella Ferrero Camoletto
;
2026-01-01
Abstract
Il capitolo esplora la violenza ginecologica attraverso un approccio socio-antropologico, concentrandosi sull’invisibilizzazione del dolore vulvare e pelvico in Italia, con particolare attenzione alla vulvodinia. A partire dal concetto di medical gaslighting, le autrici mostrano come il dolore genitale femminile venga spesso minimizzato, psicologizzato o non riconosciuto dai professionisti sanitari, producendo ritardi diagnostici, nomadismo medico e forme di violenza epistemica e istituzionale. Il contributo presenta il progetto di ricerca-azione Giving Voice to Pain, sviluppato presso l’Università di Torino, che coinvolge pazienti, associazioni, professionisti sanitari e reti di cura in un percorso partecipativo volto a documentare esperienze di dolore, discriminazione, accesso alle cure e pratiche di resistenza. Attraverso il caso etnografico de La Stoffa del Dolore, basato su interviste, osservazione online e laboratori creativi con materiali tessili, il capitolo evidenzia il ruolo delle narrazioni embodied e delle pratiche artistiche nel rendere dicibile e visibile una sofferenza spesso silenziata. I risultati preliminari mostrano che il riconoscimento del dolore vulvare richiede un cambiamento strutturale nei paradigmi biomedici, nella formazione medica e nelle politiche sanitarie, valorizzando le conoscenze situate delle pazienti e promuovendo modelli di cura partecipativi, intersezionali e sensibili alle dimensioni di genere, sessualità e disuguaglianza sociale| File | Dimensione | Formato | |
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