Il presente contributo analizza in chiave storica, normativa e didattica la condizione della Geografia nel sistema scolastico italiano, evidenziandone la progressiva marginalizzazione a seguito dei riordini avviati dal 2004 e consolidati con il d.p.r. 89/2010. Tale processo ha determinato la riduzione dei quadri orari, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado, con effetti strutturali sul reclutamento e sulla formazione dei docenti e con conseguente aumento di un analfabetismo geografico che ostacola il raggiungimento delle competenze previste dai quadri europei (LifeComp e GreenComp). I dati presentati, frutto delle attività di monitoraggio della Commissione ministeriale per lo studio della Geografia nella scuola (2022), documentano la frammentazione dell’offerta formativa nei licei, negli istituti tecnici e negli istituti professionali, la disomogeneità della distribuzione oraria e la condizione numericamente critica dei docenti della classe di concorso A21. In una prospettiva comparativa internazionale, emerge il paradosso italiano: a fronte della crescente centralità attribuita all’educazione geografica in molti sistemi educativi, l’Italia ha progressivamente depotenziato questa disciplina, compromettendone la funzione formativa. L’articolo discute quindi il valore educativo e formativo della Geografia, riconosciuto a livello internazionale sin dalla Carta Internazionale sull’Educazione Geografica (1992), e ne sottolinea la capacità di sviluppare competenze critiche per la cittadinanza, l’intercultura, lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica. Si sostiene la necessità di un rilancio della Geografia come disciplina autonoma, dotata di specifico statuto epistemologico e didattico, per garantire un contributo paritetico ai percorsi multidisciplinari e per rispondere alle urgenze educative della società contemporanea

Geografia bene comune

Cristiano Giorda
2026-01-01

Abstract

Il presente contributo analizza in chiave storica, normativa e didattica la condizione della Geografia nel sistema scolastico italiano, evidenziandone la progressiva marginalizzazione a seguito dei riordini avviati dal 2004 e consolidati con il d.p.r. 89/2010. Tale processo ha determinato la riduzione dei quadri orari, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado, con effetti strutturali sul reclutamento e sulla formazione dei docenti e con conseguente aumento di un analfabetismo geografico che ostacola il raggiungimento delle competenze previste dai quadri europei (LifeComp e GreenComp). I dati presentati, frutto delle attività di monitoraggio della Commissione ministeriale per lo studio della Geografia nella scuola (2022), documentano la frammentazione dell’offerta formativa nei licei, negli istituti tecnici e negli istituti professionali, la disomogeneità della distribuzione oraria e la condizione numericamente critica dei docenti della classe di concorso A21. In una prospettiva comparativa internazionale, emerge il paradosso italiano: a fronte della crescente centralità attribuita all’educazione geografica in molti sistemi educativi, l’Italia ha progressivamente depotenziato questa disciplina, compromettendone la funzione formativa. L’articolo discute quindi il valore educativo e formativo della Geografia, riconosciuto a livello internazionale sin dalla Carta Internazionale sull’Educazione Geografica (1992), e ne sottolinea la capacità di sviluppare competenze critiche per la cittadinanza, l’intercultura, lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica. Si sostiene la necessità di un rilancio della Geografia come disciplina autonoma, dotata di specifico statuto epistemologico e didattico, per garantire un contributo paritetico ai percorsi multidisciplinari e per rispondere alle urgenze educative della società contemporanea
2026
14
57
78
curricolo, cittadinanza, formazione docenti, geografia, educazione geografica, outdoor education
Riccardo Morri; Cristiano Giorda
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