Il contributo analizza l’applicazione della democrazia partecipativa ai rapporti tra Stato e fenomeno religioso, assumendo il Belgio quale caso di studio privilegiato. A partire dalla teoria della democrazia deliberativa, si sottolinea come il coinvolgimento strutturato dei portatori di interesse possa favorire decisioni pubbliche più condivise e legittimate. Dopo aver ricostruito il quadro costituzionale belga in materia di libertà religiosa e di riconoscimento dei culti, si esaminano alcune esperienze di partecipazione già sviluppate nel Paese, dedicando particolare attenzione ai “dispositivi pubblici interconvinzionali”, forme di dialogo tra autorità pubbliche, confessioni religiose e laicità organizzata, sviluppatesi soprattutto dopo gli attentati terroristici di Parigi e di Bruxelles degli anni 2015-2016. Il saggio approfondisce infine alcuni ambiti nei quali il dialogo multilaterale ha trovato applicazione concreta, tra cui l’assistenza spirituale nelle carceri e nelle forze armate, l’insegnamento delle religioni nelle scuole e la gestione degli aspetti materiali dei culti. Pur evidenziando il suo potenziale in termini di inclusività e i risultati sinora raggiunti, il modello belga presenta anche alcune criticità relative alla trasparenza e alla rappresentatività dei processi partecipativi, di cui occorrerà tenere conto in vista di un suo eventuale adattamento al contesto italiano.
Democrazia partecipativa e religioni: i dispositivi pubblici interconvinzionali in Belgio
Davide Dimodugno
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza l’applicazione della democrazia partecipativa ai rapporti tra Stato e fenomeno religioso, assumendo il Belgio quale caso di studio privilegiato. A partire dalla teoria della democrazia deliberativa, si sottolinea come il coinvolgimento strutturato dei portatori di interesse possa favorire decisioni pubbliche più condivise e legittimate. Dopo aver ricostruito il quadro costituzionale belga in materia di libertà religiosa e di riconoscimento dei culti, si esaminano alcune esperienze di partecipazione già sviluppate nel Paese, dedicando particolare attenzione ai “dispositivi pubblici interconvinzionali”, forme di dialogo tra autorità pubbliche, confessioni religiose e laicità organizzata, sviluppatesi soprattutto dopo gli attentati terroristici di Parigi e di Bruxelles degli anni 2015-2016. Il saggio approfondisce infine alcuni ambiti nei quali il dialogo multilaterale ha trovato applicazione concreta, tra cui l’assistenza spirituale nelle carceri e nelle forze armate, l’insegnamento delle religioni nelle scuole e la gestione degli aspetti materiali dei culti. Pur evidenziando il suo potenziale in termini di inclusività e i risultati sinora raggiunti, il modello belga presenta anche alcune criticità relative alla trasparenza e alla rappresentatività dei processi partecipativi, di cui occorrerà tenere conto in vista di un suo eventuale adattamento al contesto italiano.| File | Dimensione | Formato | |
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