Il contributo analizza la disciplina sovranazionale in materia di controllo degli investimenti esteri diretti e le sue attuali prospettive di riforma, interrogandosi sull’adeguatezza del livello di armonizzazione previsto dal regolamento (UE) 2019/452 e dal regolamento attualmente in fase di adozione. Dopo aver ricostruito i margini di intervento sovranazionale offerti a tal scopo dal diritto primario, con particolare riguardo agli artt. 207 e 114 TFUE, il contributo sostiene che tali basi giuridiche non precludano forme più incisive di armonizzazione, purché funzionali e necessarie al perseguimento di obiettivi attinenti all’alveo della sicurezza economica dell’Unione nel suo complesso. L’opportunità di un simile sviluppo è verificata attraverso un confronto tra il meccanismo italiano del golden power e i corrispondenti sistemi francese e spagnolo. Con riferimento al golden power, la scarsa analiticità del meccanismo di screening contribuisce ad esacerbare i margini di discrezionalità del decisore italiano. Di converso, la scelta francese e spagnola di predisporre moduli di notifica degli investimenti analoghi al modello non vincolante elaborato dalla Commissione consente ai rispettivi decisori pubblici di fondare la propria decisione su un patrimonio informativo standardizzato e altamente analitico. Pertanto, il contributo conclude sostenendo l’opportunità di prevedere, a livello sovranazionale e in forma vincolante, un modello europeo armonizzato di notifica degli investimenti esteri diretti ai meccanismi di screening nazionali. Operando un’armonizzazione dei presupposti di fatto delle decisioni di controllo, tale opzione legislativa contribuirebbe a rafforzare la coerenza e l’effettività dello screening degli investimenti esteri nell’Unione
Il controllo degli investimenti esteri nell’ordinamento dell’Unione europea: alcuni profili critici e l’opportunità di una più intensa armonizzazione
Lorenzo Grossio
;Cecilia Nota
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza la disciplina sovranazionale in materia di controllo degli investimenti esteri diretti e le sue attuali prospettive di riforma, interrogandosi sull’adeguatezza del livello di armonizzazione previsto dal regolamento (UE) 2019/452 e dal regolamento attualmente in fase di adozione. Dopo aver ricostruito i margini di intervento sovranazionale offerti a tal scopo dal diritto primario, con particolare riguardo agli artt. 207 e 114 TFUE, il contributo sostiene che tali basi giuridiche non precludano forme più incisive di armonizzazione, purché funzionali e necessarie al perseguimento di obiettivi attinenti all’alveo della sicurezza economica dell’Unione nel suo complesso. L’opportunità di un simile sviluppo è verificata attraverso un confronto tra il meccanismo italiano del golden power e i corrispondenti sistemi francese e spagnolo. Con riferimento al golden power, la scarsa analiticità del meccanismo di screening contribuisce ad esacerbare i margini di discrezionalità del decisore italiano. Di converso, la scelta francese e spagnola di predisporre moduli di notifica degli investimenti analoghi al modello non vincolante elaborato dalla Commissione consente ai rispettivi decisori pubblici di fondare la propria decisione su un patrimonio informativo standardizzato e altamente analitico. Pertanto, il contributo conclude sostenendo l’opportunità di prevedere, a livello sovranazionale e in forma vincolante, un modello europeo armonizzato di notifica degli investimenti esteri diretti ai meccanismi di screening nazionali. Operando un’armonizzazione dei presupposti di fatto delle decisioni di controllo, tale opzione legislativa contribuirebbe a rafforzare la coerenza e l’effettività dello screening degli investimenti esteri nell’Unione| File | Dimensione | Formato | |
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