L'articolo ricostruisce – anche con l’ausilio di materiali d’archivio inediti – la singolare esperienza del Centro di Avviamento all’Espressione, fondato da Orazio Costa, a Firenze, nel 1979. Un’idea di delocalizzazione teatrale e di formazione alla creatività concepita inizialmente al fine di educare professionisti della scena, ma poi ridisegnata ad abbracciare un pubblico di discenti più ampio e proprio per questo destinata a incidere un segno più duraturo nella comunità in cui avrebbe esercitato la sua attività. Nel 1992, Orazio Costa, facendo un bilancio dei primi tredici anni di attività del CAE, dichiara che se non è pensabile riconoscere gli abituali risultati di un’accademia che diplomi venti-trenta attori a corso, si possono registrare invece quelli di una scuola che ha di fatto formato 3-4.000 allievi. Allievi atipici, non professionisti e allo stesso tempo non amatori, protagonisti di una terza via del teatro, capace di caratterizzare una comunità cittadina in cui “una venatura di interessi più estetici si sia venuta a formare, ad un livello impensabile di diffusione”. L’educazione all’istinto mimico per lo studio delle discipline artistiche resta l’architrave di una pedagogia teatrale che in quegli anni, sotto la direzione di Costa, verrà applicata a bambini, giovani, anziani, diversamente abili, come strumento privilegiato di azione sul territorio. Un modo per rinnovare il patto siglato, per Fabrizio Cruciani, dall’avanguardia europea primonovecentesca, per cui “il teatro per cambiare l’uomo e il teatro per costruire una società diversa sono le ragioni che la cultura del teatro ha elaborato per giustificare il fare teatro”.

Il teatro per cambiare l’uomo. Il Centro di avviamento all’espressione di Orazio Costa

Laura Piazza
2024-01-01

Abstract

L'articolo ricostruisce – anche con l’ausilio di materiali d’archivio inediti – la singolare esperienza del Centro di Avviamento all’Espressione, fondato da Orazio Costa, a Firenze, nel 1979. Un’idea di delocalizzazione teatrale e di formazione alla creatività concepita inizialmente al fine di educare professionisti della scena, ma poi ridisegnata ad abbracciare un pubblico di discenti più ampio e proprio per questo destinata a incidere un segno più duraturo nella comunità in cui avrebbe esercitato la sua attività. Nel 1992, Orazio Costa, facendo un bilancio dei primi tredici anni di attività del CAE, dichiara che se non è pensabile riconoscere gli abituali risultati di un’accademia che diplomi venti-trenta attori a corso, si possono registrare invece quelli di una scuola che ha di fatto formato 3-4.000 allievi. Allievi atipici, non professionisti e allo stesso tempo non amatori, protagonisti di una terza via del teatro, capace di caratterizzare una comunità cittadina in cui “una venatura di interessi più estetici si sia venuta a formare, ad un livello impensabile di diffusione”. L’educazione all’istinto mimico per lo studio delle discipline artistiche resta l’architrave di una pedagogia teatrale che in quegli anni, sotto la direzione di Costa, verrà applicata a bambini, giovani, anziani, diversamente abili, come strumento privilegiato di azione sul territorio. Un modo per rinnovare il patto siglato, per Fabrizio Cruciani, dall’avanguardia europea primonovecentesca, per cui “il teatro per cambiare l’uomo e il teatro per costruire una società diversa sono le ragioni che la cultura del teatro ha elaborato per giustificare il fare teatro”.
2024
VIII
23
83
97
Orazio Costa, metodo mimico, Centro di avviamento all'espressione, pedagogia teatrale
Laura Piazza
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