Il D.M. 328 del 22 dicembre 2022 prevede l’introduzione sistematica di moduli di orientamento formativo, per un totale di 30 ore annuali, dalla scuola secondaria di primo grado alla secondaria di secondo grado. Si tratta di un numero di ore significativo (240 ore), che nel triennio diventano curricolari. Si richiede dunque alla scuola secondaria uno sforzo importante per pianificare un percorso progressivo (che eviti ripetizioni) e che, a seconda dei bisogni orientativi dei ragazzi (anche letti in chiave evolutiva), effettui delle proposte, in grado di accompagnare gli studenti nella graduale scoperta di sé e nella lettura critica del mondo, per poter formulare scelte consapevoli. L’Università può apportare un contributo significativo in termini di contenuti da proporre, metodologie efficaci per favorire il coinvolgimento attivo dei ragazzi, ma soprattutto un apporto di ricerca che preceda, accompagni e segua le sperimentazioni in classe per individuare i bisogni orientativi emergenti, valutare l’adeguatezza delle proposte e migliorarne progressivamente la qualità. In questo senso l’“investimento 1.6. – Orientamento attivo nella transizione scuola-università” che ha affidato alle Università il compito di pianificare e realizzare nelle classi terze, quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado del loro territorio interventi di orientamento di quindici ore, è stato un’opportunità preziosa, per offrire un servizio alle scuole (che non sarebbe stato possibile senza fondi dedicati), ma anche per realizzare sperimentazioni estensive, che stanno consentendo di far evolvere le attuali conoscenze in campo orientativo.
La ricerca a supporto della costruzione di un curricolo triennale di orientamento
Teodora Lattanzi;Paola Ricchiardi
2026-01-01
Abstract
Il D.M. 328 del 22 dicembre 2022 prevede l’introduzione sistematica di moduli di orientamento formativo, per un totale di 30 ore annuali, dalla scuola secondaria di primo grado alla secondaria di secondo grado. Si tratta di un numero di ore significativo (240 ore), che nel triennio diventano curricolari. Si richiede dunque alla scuola secondaria uno sforzo importante per pianificare un percorso progressivo (che eviti ripetizioni) e che, a seconda dei bisogni orientativi dei ragazzi (anche letti in chiave evolutiva), effettui delle proposte, in grado di accompagnare gli studenti nella graduale scoperta di sé e nella lettura critica del mondo, per poter formulare scelte consapevoli. L’Università può apportare un contributo significativo in termini di contenuti da proporre, metodologie efficaci per favorire il coinvolgimento attivo dei ragazzi, ma soprattutto un apporto di ricerca che preceda, accompagni e segua le sperimentazioni in classe per individuare i bisogni orientativi emergenti, valutare l’adeguatezza delle proposte e migliorarne progressivamente la qualità. In questo senso l’“investimento 1.6. – Orientamento attivo nella transizione scuola-università” che ha affidato alle Università il compito di pianificare e realizzare nelle classi terze, quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado del loro territorio interventi di orientamento di quindici ore, è stato un’opportunità preziosa, per offrire un servizio alle scuole (che non sarebbe stato possibile senza fondi dedicati), ma anche per realizzare sperimentazioni estensive, che stanno consentendo di far evolvere le attuali conoscenze in campo orientativo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



