Il contributo intende dimostrare l’opportunità di leggere il potere imperiale in Italia nel XII secolo dal basso, come una rete di persone e luoghi, privilegiando le differenze rispetto all'omogeneità Questa prospettiva di ricerca si basa su due concetti chiave: prima di tutto, la fedeltà intesa come una pratica politica e non come un dato di fatto; in secondo luogo, l’attenzione per la rete di relazioni, ovvero per i rapporti verticali e orizzontali che si costituiscono all’interno della clientela imperiale. Tale lettura appare possibile concentrando l’analisi sui momenti assembleari che scandivano l’itineranza regia e costituivano un cerimoniale politico fondativo dell’Impero. Al di là di alcuni momenti di eccezionale solennità, occorre vedere nell’assemblea sia uno strumento del tutto normale del governo regio, sia il contesto di emanazione dei diplomi. Leggere la rete di fedeltà attraverso i cerimoniali assembleari, implica anche una specifica attenzione per i luoghi in cui questi cerimoniali si compiono e per gli orizzonti territoriali espressi dalle assemblee (partecipanti, destinatari…). Se la fedeltà è una pratica, dobbiamo leggere dove questa pratica veniva messa in opera, dove si incontravano le azioni regie e quelle dei poteri locali. Questa lettura sarà proposta attraverso tre casi campione: la canonica di S. Maria di Aquisgrana, il castello di San Miniato e la città di Besançon; sono tutti luoghi che in questi decenni sviluppano forme di centralità nel sistema di potere imperiale, ma con processi e incidenza profondamente diversi.
Una rete di luoghi e persone: Federico I attraverso tre regni
Luigi Provero
2026-01-01
Abstract
Il contributo intende dimostrare l’opportunità di leggere il potere imperiale in Italia nel XII secolo dal basso, come una rete di persone e luoghi, privilegiando le differenze rispetto all'omogeneità Questa prospettiva di ricerca si basa su due concetti chiave: prima di tutto, la fedeltà intesa come una pratica politica e non come un dato di fatto; in secondo luogo, l’attenzione per la rete di relazioni, ovvero per i rapporti verticali e orizzontali che si costituiscono all’interno della clientela imperiale. Tale lettura appare possibile concentrando l’analisi sui momenti assembleari che scandivano l’itineranza regia e costituivano un cerimoniale politico fondativo dell’Impero. Al di là di alcuni momenti di eccezionale solennità, occorre vedere nell’assemblea sia uno strumento del tutto normale del governo regio, sia il contesto di emanazione dei diplomi. Leggere la rete di fedeltà attraverso i cerimoniali assembleari, implica anche una specifica attenzione per i luoghi in cui questi cerimoniali si compiono e per gli orizzonti territoriali espressi dalle assemblee (partecipanti, destinatari…). Se la fedeltà è una pratica, dobbiamo leggere dove questa pratica veniva messa in opera, dove si incontravano le azioni regie e quelle dei poteri locali. Questa lettura sarà proposta attraverso tre casi campione: la canonica di S. Maria di Aquisgrana, il castello di San Miniato e la città di Besançon; sono tutti luoghi che in questi decenni sviluppano forme di centralità nel sistema di potere imperiale, ma con processi e incidenza profondamente diversi.| File | Dimensione | Formato | |
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