L’articolo ricostruisce la ricezione di Primo Levi in Argentina, seguendone il passaggio da una presenza inizialmente marginale alla progressiva integrazione nella memoria pubblica della Shoah e, soprattutto, nella cultura testimoniale formatasi attorno alla dittatura militare. Attraverso il confronto con gli studi di Kahan, Lvovich, Wechsler, Simón e Feierstein, propone di leggere Levi non tanto come «modello interpretativo» delle catastrofi argentine, quanto come modello enunciativo: la sua scrittura mostra ai sopravvissuti che l’esperienza estrema, pur nei limiti del dicibile, può essere raccontata e trovare ascolto. In questa prospettiva, la parola di Levi costituisce un ponte tra una parola già trovata e quella ancora da trovare, senza postulare una continuità storica tra Shoah e terrorismo di Stato argentino. La conversazione conclusiva con Nora Strejilevich approfondisce questa eredità, soffermandosi sulla possibilità del testimoniare e sulla categoria della «zona grigia», riletta alla luce dell’esperienza dei centri clandestini argentini.
La voz del sobreviviente: apuntes para una lectura argentina de Primo (y una conversación con Nora Strejilevich
Emilia Perassi
2026-01-01
Abstract
L’articolo ricostruisce la ricezione di Primo Levi in Argentina, seguendone il passaggio da una presenza inizialmente marginale alla progressiva integrazione nella memoria pubblica della Shoah e, soprattutto, nella cultura testimoniale formatasi attorno alla dittatura militare. Attraverso il confronto con gli studi di Kahan, Lvovich, Wechsler, Simón e Feierstein, propone di leggere Levi non tanto come «modello interpretativo» delle catastrofi argentine, quanto come modello enunciativo: la sua scrittura mostra ai sopravvissuti che l’esperienza estrema, pur nei limiti del dicibile, può essere raccontata e trovare ascolto. In questa prospettiva, la parola di Levi costituisce un ponte tra una parola già trovata e quella ancora da trovare, senza postulare una continuità storica tra Shoah e terrorismo di Stato argentino. La conversazione conclusiva con Nora Strejilevich approfondisce questa eredità, soffermandosi sulla possibilità del testimoniare e sulla categoria della «zona grigia», riletta alla luce dell’esperienza dei centri clandestini argentini.| File | Dimensione | Formato | |
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