Con sentenza del 15 gennaio 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 2 CEDU in relazione al decesso dell’ex calciatore Riccardo Magherini, avvenuto nel 2014 durante le operazioni di immobilizzazione dell’uomo da parte dei Carabinieri: a valle della ricostruzione dell’iter giudiziario domestico e delle ragioni che, dopo le condanne in sede di merito, portarono all’assoluzione degli imputati in Cassazione, il contributo si sofferma sulle motivazioni della sentenza della Corte EDU, e in particolare sulla violazione del substantive limb del diritto alla vita, contestata allo Stato italiano in ragione dell’assenza di un’adeguata regolamentazione interna delle procedure di immobilizzazione, nonché per l’insufficiente formazione del personale operativo. Dinnanzi a questioni tornate, di recente, di stringente attualità proprio nel dibattito pubblico interno, il contributo analizza l’iter giudiziario e i riflessi sul fronte della responsabilità dello Stato, dedicando una riflessione finale, in particolare, al tema dei limiti del rimprovero individuale per colpa nei contesti connotati da carenze strutturali e deficit istituzionali e sulla possibile allocazione, anche collettiva, delle responsabilità che ne discendono.

Magherini c. Italia: individuale e collettivo nella responsabilità per uso letale di forza pubblica

Sara Prandi
2026-01-01

Abstract

Con sentenza del 15 gennaio 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 2 CEDU in relazione al decesso dell’ex calciatore Riccardo Magherini, avvenuto nel 2014 durante le operazioni di immobilizzazione dell’uomo da parte dei Carabinieri: a valle della ricostruzione dell’iter giudiziario domestico e delle ragioni che, dopo le condanne in sede di merito, portarono all’assoluzione degli imputati in Cassazione, il contributo si sofferma sulle motivazioni della sentenza della Corte EDU, e in particolare sulla violazione del substantive limb del diritto alla vita, contestata allo Stato italiano in ragione dell’assenza di un’adeguata regolamentazione interna delle procedure di immobilizzazione, nonché per l’insufficiente formazione del personale operativo. Dinnanzi a questioni tornate, di recente, di stringente attualità proprio nel dibattito pubblico interno, il contributo analizza l’iter giudiziario e i riflessi sul fronte della responsabilità dello Stato, dedicando una riflessione finale, in particolare, al tema dei limiti del rimprovero individuale per colpa nei contesti connotati da carenze strutturali e deficit istituzionali e sulla possibile allocazione, anche collettiva, delle responsabilità che ne discendono.
2026
205
223
https://dpc-rivista-trimestrale.criminaljusticenetwork.eu/pdf/DPC_Riv._Trim._2_26_Prandi.pdf
Sara Prandi
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