La "Metafisica" di Aristotele viene conosciuta in Occidente attraverso i commentatori arabi, Avicenna e Averroè in primo luogo. Questa mediazione arricchisce la lettura del testo aristotelico di elementi nuovi: viene discussa in particolare la questione della definizione della metafisica e del suo ambito di indagine, nell’alternativa tra una prospettiva “ontologica” che considera l’ente nella sua massima generalità (Avicenna) e una “teologica” che considera l’ente più eminente (Averroè). Questa tensione rimane costante anche nel mondo latino, in cui la concezione del rapporto tra il concetto di essere e quello di Dio caratterizza le diverse interpretazioni della metafisica. I due progetti più significativi, quello di Tommaso d’Aquino e quello di Duns Scoto, rappresentano infatti rispettivamente una metafisica che fonda l’essere in Dio quale principio di esistenza di tutto il creato e una che elabora un concetto di essere così ampio e generale da includere sia l’ente finito sia l’ente infinito. La soluzione scotista è all’origine dell’ontologia moderna, intesa come “scienza trascendentale”, e distinta in una metafisica generale, che tratta dell’essere, e in una metafisica speciale, che coincide con la teologia razionale.

Metafisica

SACCON, Alessandra
2008-01-01

Abstract

La "Metafisica" di Aristotele viene conosciuta in Occidente attraverso i commentatori arabi, Avicenna e Averroè in primo luogo. Questa mediazione arricchisce la lettura del testo aristotelico di elementi nuovi: viene discussa in particolare la questione della definizione della metafisica e del suo ambito di indagine, nell’alternativa tra una prospettiva “ontologica” che considera l’ente nella sua massima generalità (Avicenna) e una “teologica” che considera l’ente più eminente (Averroè). Questa tensione rimane costante anche nel mondo latino, in cui la concezione del rapporto tra il concetto di essere e quello di Dio caratterizza le diverse interpretazioni della metafisica. I due progetti più significativi, quello di Tommaso d’Aquino e quello di Duns Scoto, rappresentano infatti rispettivamente una metafisica che fonda l’essere in Dio quale principio di esistenza di tutto il creato e una che elabora un concetto di essere così ampio e generale da includere sia l’ente finito sia l’ente infinito. La soluzione scotista è all’origine dell’ontologia moderna, intesa come “scienza trascendentale”, e distinta in una metafisica generale, che tratta dell’essere, e in una metafisica speciale, che coincide con la teologia razionale.
2008
Storia dell'ontologia
Bompiani
67
97
9788845261404
soggetto della metafisica; ontologia; ente in quanto ente; analogia; univocità; ontoteologia
Alessandra Saccon
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/97733
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