Il rapporto tra politica e questioni di genere nella storia repubblicana del nostro paese è stato da sempre un percorso accidentato. Dall’entrata in vigore del diritto di voto alle donne sono passati 70 anni e la situazione in termini di opportunità politiche per le questioni di genere incontra ancora molti ostacoli. Il nostro paese mostra indicatori pessimi su questo punto, ma se si guarda il contesto europeo gli indicatori non sono migliori. L’attivismo di genere in questi ultimi settant’anni ha vissuto molte stagioni, passando da una visione radicale ad una più conciliante – ed anche una più conservatrice - che però non ha prodotto quel miglioramento auspicato dai proclami e dalle raccomandazioni istituzionali. Su questo punto va richiamata la potente analisi di Nancy Fraser (2013), secondo cui la giustizia di genere, per essere efficace, deve mantenere una tridimensionalità di obiettivi e tenere unite, nella visione complessiva, la dimensione della rappresentanza politica, quella economica della redistribuzione delle risorse e quella culturale del riconoscimento di status. La situazione italiana è varia e confusa; la ricomparsa di stackholders di genere, se da un lato ha incrementato, di poco, la presenza del tema nel dibattito, a livello politico ed istituzionale pare essere ancora poco capace di produrre opportunità per colmare il vuoto tra cambiamento sociale e sua piena ed equa rappresentanza nella sfera pubblica. Alcuni vedono nelle nuove opportunità comunicative date dal web - visto come spazio più neutrale e aperto rispetto alla cultura egemonica fortemente mascolinizzata - un’apertura possibile, ma le cautele sono d’obbligo. La crisi economica, indicata come peggioramento delle opportunità di genere, ma è soltanto un segnale rilevatore di una crisi che arriva da lontano. Il contesto attuale è però cambiato e se questo dato è ben chiaro agli osservatori attenti e attrezzati, lo è di meno nell’approccio politico il quale sta rispondendo al cambiamento con concessioni più di facciata che di sostanza. A rivelarlo è il mix di attivismo gender oriented fatto di identità differenti, dove le istanze tradizionali legate ai movimenti femministi, radicali e non, si intrecciano a quelle post gendered in cui il tema della ridefinizione delle identità sociali è tornato centrale. Attraverso un’analisi delle opportunità politiche e comunicative legate alle questioni di genere, questo contributo intende tracciare una mappa preliminare della situazione italiana, partendo da un’analisi della rappresentanza politica e della sua visibilità pubblica sui media. Sapendo però che le “battaglie” identitarie si svolgono sul campo, verranno anche proposti i risultati preliminari di un’analisi etnografica, compiuta nella recente campagna elettorale a Torino, dove gli aspetti di genere, seppur non centrali, hanno avuto un ruolo chiave e hanno permesso di verificare, in termini di opportunità e di risorse, quale sia la tensione in atto all’interno della ridefinizione dello spazio pubblico. Si tratta di una prima riflessione che però pone l’accento sulla sostenibilità sociale di un cambio di passo della definizione di genere tutt’altro che affermato, ma in movimento.

Genere, Media e Politica. La ridefinizione dello spazio pubblico

Marinella Belluati
2018

Abstract

Il rapporto tra politica e questioni di genere nella storia repubblicana del nostro paese è stato da sempre un percorso accidentato. Dall’entrata in vigore del diritto di voto alle donne sono passati 70 anni e la situazione in termini di opportunità politiche per le questioni di genere incontra ancora molti ostacoli. Il nostro paese mostra indicatori pessimi su questo punto, ma se si guarda il contesto europeo gli indicatori non sono migliori. L’attivismo di genere in questi ultimi settant’anni ha vissuto molte stagioni, passando da una visione radicale ad una più conciliante – ed anche una più conservatrice - che però non ha prodotto quel miglioramento auspicato dai proclami e dalle raccomandazioni istituzionali. Su questo punto va richiamata la potente analisi di Nancy Fraser (2013), secondo cui la giustizia di genere, per essere efficace, deve mantenere una tridimensionalità di obiettivi e tenere unite, nella visione complessiva, la dimensione della rappresentanza politica, quella economica della redistribuzione delle risorse e quella culturale del riconoscimento di status. La situazione italiana è varia e confusa; la ricomparsa di stackholders di genere, se da un lato ha incrementato, di poco, la presenza del tema nel dibattito, a livello politico ed istituzionale pare essere ancora poco capace di produrre opportunità per colmare il vuoto tra cambiamento sociale e sua piena ed equa rappresentanza nella sfera pubblica. Alcuni vedono nelle nuove opportunità comunicative date dal web - visto come spazio più neutrale e aperto rispetto alla cultura egemonica fortemente mascolinizzata - un’apertura possibile, ma le cautele sono d’obbligo. La crisi economica, indicata come peggioramento delle opportunità di genere, ma è soltanto un segnale rilevatore di una crisi che arriva da lontano. Il contesto attuale è però cambiato e se questo dato è ben chiaro agli osservatori attenti e attrezzati, lo è di meno nell’approccio politico il quale sta rispondendo al cambiamento con concessioni più di facciata che di sostanza. A rivelarlo è il mix di attivismo gender oriented fatto di identità differenti, dove le istanze tradizionali legate ai movimenti femministi, radicali e non, si intrecciano a quelle post gendered in cui il tema della ridefinizione delle identità sociali è tornato centrale. Attraverso un’analisi delle opportunità politiche e comunicative legate alle questioni di genere, questo contributo intende tracciare una mappa preliminare della situazione italiana, partendo da un’analisi della rappresentanza politica e della sua visibilità pubblica sui media. Sapendo però che le “battaglie” identitarie si svolgono sul campo, verranno anche proposti i risultati preliminari di un’analisi etnografica, compiuta nella recente campagna elettorale a Torino, dove gli aspetti di genere, seppur non centrali, hanno avuto un ruolo chiave e hanno permesso di verificare, in termini di opportunità e di risorse, quale sia la tensione in atto all’interno della ridefinizione dello spazio pubblico. Si tratta di una prima riflessione che però pone l’accento sulla sostenibilità sociale di un cambio di passo della definizione di genere tutt’altro che affermato, ma in movimento.
Saperi di Genere. Prospettive interdisciplinari su Formazione, Università, Lavoro, Politiche e movimenti sociali
Università degli Studi di Trento
841
856
978-88-84-437471
http://eprints.whiterose.ac.uk/128181/1/E-book_SaperidiGenere_def (2).compressed.pdf
Genere, media, politica
Marinella Belluati
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