Il termine Agricoltura Conservativa (AC) indica un insieme di pratiche agricole volte a preservare la fertilità dei suoli agrari e contrastarne l’erosione. Tra i vantaggi di tale approccio sono stati dimostrati un aumento della biodiversità in termini di microflora ed entomofauna e un incremento della sostanza organica del suolo con conseguente miglioramento della struttura. Da un punto di vista di gestione idrica l’applicazione di AC tende a favorire la ritenzione di umidità nel suolo, con effetti positivi per quanto riguarda la domanda irrigua e la resistenza delle colture alla siccità, ma anche per quanto concerne i problemi di ruscellamento e conseguente rischio di inquinamento delle acque superficiali. Una delle prospettive più interessanti ad oggi è quella di integrare alle pratiche di AC altri approcci innovativi volti ad ottimizzare la fertilità biologica del suolo, come ad esempio l’uso di biostimolanti. L’obiettivo di questo studio, condotto nell’ambito del progetto LIFE HelpSoil (Azione C54-Progetto Life12/ENV/IT/578) è stato quello di valutare l’effetto dell’adozione di pratiche di AC combinate con l’applicazione di un biostimolante (Micosat F®) sulla fertilità biologica di suoli coltivati a frumento in diverse aziende agricole. Tra i markers di fertilità biologica sono stati considerati l’abbondanza di batteri e funghi, determinata via PCR quantitativa, e la concentrazione di DNA, utilizzata come indice di biomassa totale. È inoltre stato analizzato con tecniche di fingerprinting molecolare (PCR-DGGE) l’effetto dei diversi trattamenti sulla struttura delle comunità batteriche e fungine del suolo. I risultati mostrano come, mentre il tipo di lavorazione o l’aggiunta del biostimolante non sembrano influenzare l’abbondanza batterica, in alcuni suoli la concentrazione di organismi fungini aumenta in corrispondenza dell’aggiunta del prodotto, e tale effetto è generalmente evidente nei suoli trattati con approccio conservativo. Anche in termini di biomassa, si riscontra un incremento associabile all’impiego del biostimolante in combinazione con la gestione conservativa. Tuttavia, analizzando i dati di tutte le aziende all’interno di un unico modello statistico, emerge come l’unico effetto significativo sia dato dal tipo di gestione sulla biomassa totale. Da un punto di vista di struttura delle comunità batteriche e fungine, benché ogni suolo presenti comunità fondamentalmente distinte, risulta chiaro come il tipo di lavorazione riesca ad incidere anche su questo aspetto. In conclusione, questo lavoro conferma l’effetto positivo che una gestione di tipo conservativo può esercitare sulla fertilità biologica del suolo, in termini di biomassa totale, ma non evidenzia un andamento univoco per quanto riguarda l’impiego di biostimolanti. D’altra parte, la disomogeneità delle risposte riscontrate nelle diverse aziende suggerisce come, verosimilmente, altri fattori intervengano nel modulare gli effetti delle pratiche colturali sulle comunità microbiche nel suolo in termini di abbondanza e biodiversità, ed evidenzia come una miglior comprensione di tali interazioni sia fondamentale per una corretta valutazione dell’efficacia di nuovi prodotti e trattamenti.

Agricoltura conservativa e utilizzo di biostimolanti: effetti sulla fertilità biologica dei suoli

Ilaria Mania;Roberta Gorra;Dario Sacco;Barbara Moretti;Luisella Celi;
2019

Abstract

Il termine Agricoltura Conservativa (AC) indica un insieme di pratiche agricole volte a preservare la fertilità dei suoli agrari e contrastarne l’erosione. Tra i vantaggi di tale approccio sono stati dimostrati un aumento della biodiversità in termini di microflora ed entomofauna e un incremento della sostanza organica del suolo con conseguente miglioramento della struttura. Da un punto di vista di gestione idrica l’applicazione di AC tende a favorire la ritenzione di umidità nel suolo, con effetti positivi per quanto riguarda la domanda irrigua e la resistenza delle colture alla siccità, ma anche per quanto concerne i problemi di ruscellamento e conseguente rischio di inquinamento delle acque superficiali. Una delle prospettive più interessanti ad oggi è quella di integrare alle pratiche di AC altri approcci innovativi volti ad ottimizzare la fertilità biologica del suolo, come ad esempio l’uso di biostimolanti. L’obiettivo di questo studio, condotto nell’ambito del progetto LIFE HelpSoil (Azione C54-Progetto Life12/ENV/IT/578) è stato quello di valutare l’effetto dell’adozione di pratiche di AC combinate con l’applicazione di un biostimolante (Micosat F®) sulla fertilità biologica di suoli coltivati a frumento in diverse aziende agricole. Tra i markers di fertilità biologica sono stati considerati l’abbondanza di batteri e funghi, determinata via PCR quantitativa, e la concentrazione di DNA, utilizzata come indice di biomassa totale. È inoltre stato analizzato con tecniche di fingerprinting molecolare (PCR-DGGE) l’effetto dei diversi trattamenti sulla struttura delle comunità batteriche e fungine del suolo. I risultati mostrano come, mentre il tipo di lavorazione o l’aggiunta del biostimolante non sembrano influenzare l’abbondanza batterica, in alcuni suoli la concentrazione di organismi fungini aumenta in corrispondenza dell’aggiunta del prodotto, e tale effetto è generalmente evidente nei suoli trattati con approccio conservativo. Anche in termini di biomassa, si riscontra un incremento associabile all’impiego del biostimolante in combinazione con la gestione conservativa. Tuttavia, analizzando i dati di tutte le aziende all’interno di un unico modello statistico, emerge come l’unico effetto significativo sia dato dal tipo di gestione sulla biomassa totale. Da un punto di vista di struttura delle comunità batteriche e fungine, benché ogni suolo presenti comunità fondamentalmente distinte, risulta chiaro come il tipo di lavorazione riesca ad incidere anche su questo aspetto. In conclusione, questo lavoro conferma l’effetto positivo che una gestione di tipo conservativo può esercitare sulla fertilità biologica del suolo, in termini di biomassa totale, ma non evidenzia un andamento univoco per quanto riguarda l’impiego di biostimolanti. D’altra parte, la disomogeneità delle risposte riscontrate nelle diverse aziende suggerisce come, verosimilmente, altri fattori intervengano nel modulare gli effetti delle pratiche colturali sulle comunità microbiche nel suolo in termini di abbondanza e biodiversità, ed evidenzia come una miglior comprensione di tali interazioni sia fondamentale per una corretta valutazione dell’efficacia di nuovi prodotti e trattamenti.
AISSA#under40
San Donà di Piave
16-17 maggio 2019
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Ilaria Mania, Roberta Gorra, Dario Sacco, Barbara Moretti, Luisella Celi, Stefano Brenna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/2318/1704668
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